di Ali Safavi
Pubblicato il 14 Dicembre 2015, FoxNews.com
Gli odiosi attacchi terroristici di San Bernardino 12 giorni fa e di Parigi il mese scorso, sono delle chiare dimostrazioni della crescente minaccia dell’estremismo islamico. Questa diabolica ideologia continua a prendere nuove forme, una volta era Al Qaeda, ora è l’ISIS.
Il loro obbiettivo è quello di creare uno “stato” islamico in grado di applicare la legge della Sharia con la forza e di spazzare via le conquiste democratiche dell’umanità.
Mentre la variante sunnita del fondamentalismo cerca disperatamente di raggiungere questo obbiettivo, la versione sciita a Tehran ci sta arrivando. Deve essere combattuta, non assecondata.
Luoghi caldi come la Siria, l’Iraq e lo Yemen sono divenuti terreno fertile per l’ISIS. In ognuno di questi il regime fondamentalista di Tehran, il più grosso sponsor del terrorismo del mondo, gioca un ruolo chiave in questo caos.
I piani del regime iraniano nella regione sono, come ha detto il leader supremo, “diametralmente opposti” a quelli degli Stati Uniti.
Infatti, dopo gli attacchi mortali di Parigi i funzionari e i media di Tehran hanno subito incolpato la stessa Francia e alcuni hanno insinuato che i francesi si “meritavano” questi attacchi perché Parigi avrebbe appoggiato l’ISIS contro il dittatore siriano Bashar Assad, un alleato chiave per l’Iran.
Ora Tehran sta cercando di proporre una nuova storia. Per lei l’ISIS è una benedizione inaspettata, perché giustifica opportunamente il suo distruttivo coinvolgimento in Siria e in altri paesi. Ora i mullah stanno cercando di convincere i governi occidentali ad unirsi a loro nel sostenere Assad. Questa è una proposta pericolosa.
All’indomani dell’accordo sul nucleare qualcuno in Occidente è ottimista sul fatto che la teocrazia sia più aperta alle riforme politiche. Ma i fatti e le prove non sostengono questa sensazione. Invece di cambiare atteggiamento nella regione, Tehran è ora persino più determinato a che altri seguano le sue politiche distruttive.
E se il miglioramento dei diritti umani è un segnale di moderazione, la situazione in Iran è, di fatto, peggiorata in maniera significativa con il presunto presidente “moderato” Hassan Rouhani.
Un nuovo rapporto delle Nazioni Unite afferma che nei primi nove mesi di quest’anno oltre 690 persone sono state giustiziate in Iran “facendo probabilmente arrivare il tasso di esecuzioni della prima metà del 2015 ai livelli più alti degli ultimi 25 anni”. Questo mese Tehran è stata condannata per la 62a volta dalle Nazioni Unite.
L’Inviato Speciale dell’ONU, Ahmed Shaheed, ha ricordato con orrore che i minorenni continuano ad essere giustiziati dal regime ed Amnesty International ha definito l’Iran uno degli ultimi boia di bambini del mondo.
Le donne continuano ad essere trattate come cittadine di seconda classe. Lo scorso anno decine di donne hanno subito aggressioni con l’acido perché ritenute colpevoli di aver violato le dure leggi del regime sull’imposizione del velo.
Alle ragazze viene impedito di frequentare molti corsi universitari, come quello di business management e di traduzione inglese. E il parlamento (Majlis) con Rouhani ha approvato una serie di leggi che emarginano e privano ulteriormente dei propri diritti la metà della popolazione.
Giornalisti, bloggers e attivisti dell’opposizione vengono costantemente arrestati dal regime. In un caso clamoroso un giovane blogger, Sattar Beheshti, è stato ucciso sotto tortura.
Secondo il rapporto dell’ONU il regime continua ad utilizzare tutta una varietà di metodi di tortura, come l’asportazione chirurgica degli occhi e l’amputazione delle mani, proprio come fa l’ISIS nel suo “califfato”.
Ma quanta moderazione!
Il regime iraniano è controllato dal leader supremo Ali Khamenei, l’equivalente del “califfo” nel “califfato”. Lui prende tutte le decisioni finali che determinano la direzione strategica dello “stato islamico”.
Pochi giorni dopo l’annuncio dell’accordo sul nucleare, Khamenei ha avvertito: “Noi non smetteremo mai di appoggiare i nostri amici nella regione e il popolo della Palestina, dello Yemen, della Siria, dell’Iraq, del Bahrein e del Libano. Anche dopo questo accordo la nostra politica nei confronti degli arroganti Stati Uniti non cambierà”.
Il medievale regime iraniano non può essere riformato, perché qualunque segnale di moderazione darebbe il via all’insorgere delle richieste popolari, che sfocerebbero in proteste per la democrazia.
Molti illustri osservatori concordano sul fatto che la vera alternativa al fondamentalismo risiede nella più grande società iraniana e non all’interno degli stretti confini di una teocrazia morente. Proprio come il sipario del comunismo alla fine calato nell’Europa dell’Est, grazie alle popolazioni ostinate della regione, così sarà per il sipario del fondamentalismo in Iran.
A meno che, e fino a che, il Governo degli Stati Uniti cercherà di risolvere il problema iraniano ricorrendo al problema stesso, il regime di Tehran, non riuscirà a provocare un vero cambiamento. Dovrebbe cominciare affrontando il coinvolgimento di Tehran in Siria e lavorare per rimuovere Assad dal potere il più presto possibile. Questa è la vera soluzione alla crescente minaccia dell’ISIS.
Alla fine, la risposta al fondamentalismo islamico sta nelle mani del popolo iraniano e della sua opposizione organizzata, guidata da una donna musulmana, Maryam Rajavi. La scomparsa dell’epicentro del fondamentalismo in Iran garantirà al mondo la libertà dalla vile minaccia dell’estremismo una volta per tutte.
Ali Safavi è membro del Comitato Affari Esteri del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, che vuole la creazione di un Iran democratico, laico e non-nuclearizzato.
Fonte: http://www.foxnews.com/opinion/2015/12/14/isis-road-to-defeating-islamic-extremism-runs-through-its-epicenter-in-tehran.html
