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La Resistenza Iraniana condanna la repressione dei rifugiati a Nauru e chiede al governo australiano di rispettare il sacro diritto d’asilo e di riconoscere i loro diritti

La Resistenza Iraniana condanna con forza la violenta repressione contro i chiedenti asilo nel campo di Nauru, dove molti di loro hanno cercato scampo da una vita infernale di tortura e dal rischio di esecuzione in Iran, e chiede al governo australiano di rispettare il sacro diritto d’asilo, di riconoscere i loro diritti e di applicare le norme sui diritti umani e dei rifugiati.  La notte di venerdì 20 luglio, centinaia di chiedenti asilo nel campo per rifugiati dell’isola di Nauru, che protestavano contro la lentezza del procedimento di determinazione dello status di rifugiato e l’inasprimento delle leggi sull’asilo, sono stati attaccati dalla polizia. Numerosi manifestanti sono stati feriti dai colpi di “mannaia e tubi d’acciaio” di alcuni degli isolani che erano giunti ad aiutare la polizia. Almeno quattro dei feriti sono stati ricoverati in ospedale e circa 130 chiedenti asilo sono stati arrestati.

Il governo australiano ha annunciato questa settimana che da ora in poi non accetterà alcun rifugiato, e i chiedenti asilo che raggiungono il suolo australiano saranno trasferiti in Nuova Guinea e in altre isole del Pacifico. Su richiesta del governo australiano, il governo dell’Indonesia ha reso più difficile ottenere il visto indonesiano per gli iraniani. Il governo australiano ha presumibilmente incaricato il Dipartimento Immigrazione di valutare le pratiche dei chiedenti asilo secondo le informazioni del Dipartimento Affari Esteri, che considera l’Iran un ‘Paese sicuro’. Questo porterebbe al rifiuto dei chiedenti asilo dall’Iran e alla loro estradizione verso il regime iraniano.

Considerare l’Iran un Paese sicuro sotto il potere dei mullah equivale a saccheggiare i diritti umani per i ristretti interessi di affari ed economia. Si tratta di un regime che ha il più alto numero di esecuzioni in rapporto alla popolazione, che ha impiccato circa 100 prigionieri durante le tre settimane successive alle elezioni farsa, di un Paese dove anche donne e bambini sono sottoposti a pene crudeli e dove giovani di 20 anni sono impiccati in pubblico per un furto di meno di 35 euro. Chiudere gli occhi su questa terribile situazione è un sottoprodotto della vergognosa politica di condiscendenza, o ‘appeasement’, che sacrifica valori morali e umani universali per interessi commerciali.

La Resistenza Iraniana chiede all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati e ad altre istituzioni pertinenti di non consentire che i diritti d’asilo degli iraniani, che il regime clericale ha costretto a lasciare le loro case, siano calpestati per ristretti interessi economici.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran

21 luglio 2013

 

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