mercoledì, Febbraio 1, 2023
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La democrazia in Iran passa attraverso la sua resistenza

Di Davide Meinero
 
Il 26 agosto 2011 migliaia di Iraniani della diaspora hanno manifestato di fronte al dipartimento di stato americano per spingere l’amministrazione Obama a rispettare la sentenza della Corte d’appello del distretto di Columbia, che invita a rimuovere i Mojahedin del Popolo dalla lista delle organizzazioni terroristiche degli USA per mancanza di prove. I Mojahedin del Popolo, principale organizzazione del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, parteciparono attivamente alla rivoluzione del 1979 contribuendo alla caduta dello scià Reza Pahlavi, e immediatamente dopo l’ascesa di Khomeini iniziarono a battersi contro il fascismo islamico degli ayatollah per riportare libertà e democrazia in Iran. Costretti a fuggire per le durissime repressioni che causarono la morte di migliaia dei loro sostenitori nel giugno del 1981, si rifugiarono all’estero, prima in Francia e poi in Iraq. L’amministrazione Clinton nel 1997 decise di inserire i Mojahedin del Popolo nella lista della organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti sperando di spingere il regime dei mullah a sedersi al tavolo delle trattative. A distanza di 14 anni è assolutamente evidente che la ‘strategia del dialogo’ è fallita, e anche la politica della mano tesa di Obama si è infranta contro una dura realtà: il regime non ha alcuna intenzione di negoziare, specialmente con il ‘Grande Satana’, ovvero gli Usa.
A Campo Ashraf, nella provincia di Diyala – in Iraq –  vivono tuttora circa 3400 Mojahedin; nel 2003, dopo l’invasione dell’Iraq, hanno deposto le armi e le hanno consegnate alle forze di sicurezza statunitensi, che in cambio si sono impegnate a garantire per la loro incolumità.
Durante le grandi manifestazioni del 2009 contro il regime, Ashraf è diventato un faro per i dimostranti, il simbolo della libertà del popolo iraniano; i Mojahedin infatti hanno contribuito attivamente a organizzare la rivolta mostrandosi vicini alle folle iraniane che hanno invaso le strade di Teheran e delle grandi città chiedendo libertà e democrazia.
Per questa ragione il governo iracheno di al Maliki, stretto alleato di Teheran, ha scagliato due violentissimi attacchi – nel luglio del 2009 e nell’aprile del 2011 – contro campo Ashraf massacrando la popolazione inerme e macchiandosi di terribili violazioni dei diritti umani, nel silenzio della comunità internazionale. Ancora oggi campo Ashraf si trova sotto assedio, ed è solo questione di tempo prima che i suoi abitanti vengano deportati in massa.
I Mojahedin hanno rinunciato alla violenza da oltre un decennio, hanno sempre collaborato attivamente con il governo americano fornendogli preziose informazioni sul programma nucleare del regime, e non esiste uno straccio di prova che possa giustificare il loro inserimento nella lista nera delle organizzazioni terroristiche degli USA – tant’è che nel 2009 anche l’UE ha depennato i Mojahedin dalla lista delle organizzazioni terroristiche dell’Europa.
Finora il regime iraniano ha potuto sfruttare abilmente la situazione per giustificare gli attacchi contro i Mojahedin di Ashraf – tuttora protetti dalla IV Convezione di Ginevra – spacciandoli per ‘lotta al terrorismo internazionale’.
È ora di porre fine a questa drammatica ingiustizia, e di rimuovere i Mojahedin del Popolo dalla lista delle organizzazioni terroristiche degli Stati Uniti rendendo giustizia al popolo iraniano e alla sua legittima resistenza.
Lanciamo quindi un appello alle Nazioni Unite, agli Stati Uniti e alla comunità internazionale affinché appoggino la causa dei Mojahedin del Popolo, schierandosi a sostegno della libertà e della democrazia in Iran.

Professor Davide Meinero
Docente università di Torino
Espero nella questione di Medio Oriente

 

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