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L’ONU adotta la 62a risoluzione di condanna delle violazioni dei diritti umani in Iran

Maryam Rajavi: “Il dossier sul regime teocratico deve essere presentato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e i responsabili devono essere assicurati alla giustizia”

La 70a sessione del Terzo Comitato dell’Assemblea Generale dell’ONU, giovedì 19 Novembre ha adottato una risoluzione che condanna il regime teocratico per le sue palesi e sistematiche violazioni dei diritti umani.

Nella risoluzione si esprime “grave preoccupazione per l’allarmante frequenza e l’aumento dell’applicazione della pena di morte, praticata nel disprezzo delle salvaguardie riconosciute a livello internazionale e che ha visto casi di esecuzione senza preavviso ai familiari del prigioniero o al suo avvocato e la continua imposizione e applicazione della pena di morte contro minorenni e persone che all’epoca del reato commesso avevano meno di 18 anni”.

Si chiede al regime iraniano “di abolire, per legge  e nella pratica, le esecuzioni pubbliche…. e le esecuzioni praticate in violazione degli obblighi internazionali” e “di garantire, per legge e nella pratica, che nessuno venga sottoposto a tortura o ad altri trattamenti o pene crudeli, disumane o degradanti”.

La risoluzione esorta decisamente il regime iraniano ad eliminare “ogni forma di discriminazione e di altre violazioni dei diritti umani nei confronti delle donne e delle ragazze”. Esprime “gravi preoccupazioni per la violenza verso persone appartenenti a minoranze religiose riconosciute e non” e chiede l’eliminazione “per legge e nella pratica, di ogni forma di discriminazione e violazione dei diritti umani di persone appartenenti a minoranze etniche, linguistiche o di altro tipo”.

Il documento dell’ONU chiede inoltre al regime “di porre fine alle vaste e gravi limitazioni… al diritto della libertà di espressione, di opinione, di associazione e di pacifica assemblea” e “di rilasciare le persone detenute arbitrariamente”.

La Presidente eletta della Resistenza Iraniana, Maryam Rajavi, ha accolto con favore l’adozione di questa 62a risoluzione dell’ONU che condanna le violazioni dei diritti umani in Iran ed ha dichiarato: “Sebbene questa risoluzione riguardi solo parte dei crimini del regime teocratico, è comunque un documento rivelatorio su un regime che è criminale in tutto il suo complesso e che è riuscito a mantenere il potere su un popolo che chiede il suo rovesciamento, ricorrendo unicamente alle esecuzioni, alla tortura e alla crudele repressione”.

Maryam Rajavi ha sottolineato ancora una volta la necessità di sottoporre il dossier sui crimini del regime teocratico, tra cui vi sono 120.000 esecuzioni politiche e sette massacri compiuti a Campo Ashraf e Camp Liberty, al Consiglio di Sicurezza dell’ONU per l’approvazione di misure vincolanti e preventive e l’incriminazione dei responsabili di questi crimini che vengono definiti, in base ad ogni standard, crimini contro l’umanità.

Maryam Rajavi ha ribadito che l’accondiscendenza verso i mullah incoraggerà il regime a violare ulteriormente i diritti umani, ad esportare il terrorismo e ad agire con belligeranza. Ha poi precisato: “L’accordo sul nucleare non deve essere preso come la scusa per ignorare i crimini disumani del regime teocratico e qualunque coinvolgimento con Tehran deve essere subordinato al miglioramento della situazione dei diritti umani in Iran, in particolare alla fine della selvaggia pena di morte”.

Maryam Rajavi ha aggiunto: “L’ovvia contentezza dei mullah per la tragedia del 13 Novembre a Parigi, la loro attiva partecipazione al massacro del popolo iracheno e i loro crimini contro l’umanità commessi in Siria, rivelano il fatto che gli abusi del regime teocratico non si limitano ai confini iraniani e che i mullah non esitano a massacrare gente innocente, a torturare e a giustiziare i loro oppositori ovunque convenga ai suoi interessi politici”.

La Presidente eletta ha poi aggiunto: “Questa risoluzione rivela ancora una volta che il concetto di ‘moderazione’ del regime teocratico è solo un’illusione e che quelle di Rouhani sono promesse vane. Prova inoltre che le contese sul movimento verso la moderazione della dittatura religiosa, dopo l’accordo sul nucleare, sono anch’esse assolutamente infondate.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

19 Novembre 2015

 

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