giovedì, Dicembre 1, 2022
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L’ex-Ministro degli Esteri italiano: “Per sconfiggere l’ISIS, Assad se ne deve andare e le ali iraniane devono essere troncate”

Newsweek

di Giulio Maria Terzi

Le immagini delle persone che si riversano fuori dal teatro, molte ferite e altre che giacciono a faccia in giù in una pozza di sangue. Le esplosioni durante una partita di calcio e sguardi di terrore, dolore e orrore.

Questo è quello che il mondo ha visto in Francia la scorsa settimana, qualcosa che ha visto meno di un anno fa e negli anni scorsi: atti di violenza e terribili ferite inferte a gente innocente.

Proprio come l’estate si trasforma in autunno, l’autunno in inverno e l’inverno in primavera, anche questo attacco fa parte di un ciclo e ci sono ottime probabilità che sarà seguito da altri nel prossimo futuro. Le organizzazioni fondamentaliste islamiche, come il gruppo militante dello Stato Islamico (ISIS), stanno cercando di sopraffare le democrazie occidentali sul loro stesso suolo e noi dobbiamo agire immediatamente per fermare la loro avanzata.

Questa purtroppo, è la nuova realtà che si trova ad affrontare il mondo occidentale e costituisce, senza dubbio. una sfida incredibilmente difficile, me se la affrontiamo alla radice noi possiamo spezzare questo ciclo di violenza, morte e paura.

La Siria e l’Iraq sono il cuore dell’ISIS, una base per l’organizzazione, il reclutamento, l’addestramento e gli armamenti e l’Occidente deve intensificare la sua campagna per distruggere questo epicentro del male. Tuttavia, solo gli attacchi contro l’ISIS non fermeranno questo ciclo di violenza. Dobbiamo anche lottare contro la causa scatenante dell’estremismo e combattere questo cancro alla radice.

Questo significa che l’Occidente dovrà essere deciso in maniera inequivocabile nel pretendere la cacciata del dittatore siriano Bashar al-Assad, la cui carneficina del popolo siriano rappresenta un crimine contro l’umanità ed ha fornito le disgustose condizioni politiche e sociali per l’ascesa dell’ISIS. Allo stesso tempo dobbiamo lavorare immediatamente per eliminare il settarismo diffuso dal regime iraniano e dai suoi alleati nella regione.

Qui in Europa, qualunque reazione di massa o pena collettiva nei confronti degli immigrati musulmani sarebbe, non solo terribilmente ingiusta, ma anche pericolosa. Otto persone hanno causato quel regno di violenza la scorsa settimana. E’ la percentuale minuscola di un numero enorme di rifugiati ed una percentuale persino minore di una popolazione che rappresenta oltre il 10% della Francia.

Ricordiamo invece la storia recente. E’ stato un musulmano a salvare gli ebrei durante l’attacco del Gennaio scorso ad un negozio ebraico, ed un poliziotto musulmano è stato ucciso per difendere i giornalisti di Charlie Hebdo che avevano ridicolizzato la sua fede. Questi immigrati fuggono dall’orrore perpetrato dalle stesse persone che hanno compiuto, o che stanno alla radice degli attacchi di Parigi della scorsa settimana.

Concentrarsi sugli estremisti tra una popolazione fondamentalmente pacifica, significa concentrarsi sull’ISIS, ma anche sull’Iran e i suoi complici.

Prima dell’ISIS, l’Iran ha inventato il concetto di esportazione dell’estremismo islamico, del  sostegno ai regimi di Iraq, Siria e ovunque, incoraggiandoli all’attuazione del settarismo e all’aumento dei massacri. Anche se le milizie sciite, che hanno agito da squadroni della morte contro i sunniti in Iraq o compiuto enormi massacri in Siria, non hanno provocato per intero l’ascesa dell’ISIS, ne hanno innegabilmente alimentato il fuoco e continuano a farlo.

Deve esserci tolleranza zero da parte dell’Occidente per la nefasta ingerenza dell’Iran in Siria e, come hanno detto i membri dell’opposizione pro-democrazia siriana, è fuori questione che si dia la parola a Tehran sul futuro politico della Siria.

Se l’invasione statunitense dell’Iraq ci ha insegnato qualcosa, è che imporre un’ideologia che non sia appoggiata a livello popolare, solo dall’esterno, è una politica disastrosa. Al contrario, lavorare con le parti in causa moderate e impegnate verso un governo inclusivo, interessi simili e, se possibile, simili valori, è di gran lunga la via migliore da prendere.

Ciò significa lavorare con i curdi e le forze moderate in Siria per rimpiazzare Assad e combattere l’ISIS, ma significa anche lavorare con quegli stessi alleati contro l’estremismo iraniano. Fortunatamente in questo caso abbiamo un partner grande e organizzato, con il quale condividiamo non solo l’obbiettivo di un governo inclusivo e persino gli interessi, ma anche i valori. Questo gruppo è il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI).

Maryam Rajavi, presidente eletta del CNRI, una musulmana moderata fieramente anti-fondamentalista, ha detto immediatamente dopo gli attacchi di Parigi, che il fondamentalismo in nome dell’Islam non ha nulla a che fare con questa religione, sia col pretesto dell’estremismo sciita che di quello di matrice sunnita dell’ISIS. Questi crimini disumani non hanno nulla a che fare con l’Islam e questo fenomeno diabolico è nemico della pace e dell’umanità, ovunque si trovi.

Le politiche moderate in patria, come l’individuazione dei musulmani moderati nostri alleati, insieme alle contromisure militari che colpiscono l’ISIS nei suoi nascondigli, sono la miglior difesa che la Francia e sicuramente l’Occidente possono adottare. Ma ogni successo sarà presto vano se colpiremo un solo gruppo estremista ignorandone un altro.

Una soluzione frammentaria avrà vita breve. Per non assistere ad altre carneficine la prossima stagione, l’ordine sarà: sbarazzarsi di Assad il più velocemente possibile e fermare l’ingerenza di Tehran in Siria, quale suo principale sostenitore.

Non illudiamoci. Assad e l’Iran rappresentano la seconda metà di questa equazione estremista e noi dobbiamo lavorare con gli alleati moderati per combattere anche loro. Solo allora saremo in grado di spezzare questo ciclo di violenza.

Giulio Maria Terzi è l’ex-ministro degli esteri italiano.

Fonte: http://europe.newsweek.com/crush-isis-assad-must-go-and-irans-wings-must-be-clipped-396723?rm=eu

 

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