domenica, Novembre 27, 2022
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Iran : Uno Stato terroristico nucleare

Articolo pubblicaato dalla rivista della Search Foundation diretta da Peter Murphy

ImageSearch Foundation agosto 2005 – indipendentemente dal criterio di democrazia sul quale ci si fondi, l’elezione presidenziale iraniana di giugno è stato uno scherzo. Ma se scherzo c’ha stato, il risultato è una tragedia. L’elezione alla presidenza di Mahmoud Ahmadinejad, il comandante di 49 anni del corpo dei pasdaran, l’esercito ideologico del regime, ha messo fine a qualsiasi pretesa di "moderazione" nell’ambito del regime dei mullah. Il nuovo presidente è stato un attore chiave nell’occupazione dell’ambasciata americana a Teheran nel novembre 1979.

Le sue attività nel corpo della Sepah Pasdaran sono state direttamente legate alla repressione degli oppositori in Iran e alle operazioni terroristiche all’estero. Si è rivelato che Ahmadinejad ha personalmente sparato colpi di grazia ai prigionieri politici. In un’intervista rilasciato a maggio scorso, ha sostenuto : "Non abbiamo fatto la rivoluzione per avere la democrazia." Durante "l’impegno costruttivo" del 2003 e 2004, la guida suprema Ali Khamenei ha purgato ciò che il Parlamento conteneva di "moderati". "l’elezione" di Ahmadinejad completa il piano della guida suprema per consolidare il potere nelle mani delle fazioni  più fasciste. I politici avanzano l’idea che la realpolitic ha dettato all’occidente di tenersi a fianco dei moderati. Un sottoprodotto di questa politica incauta che tollera le terribili violazioni  dei diritti dell’uomo, la ricerca dei mollah per un arsenale nucleare ed il loro sabotaggio della pace in Medio Oriente è stato che l’Europa, gli Stati Uniti e l’Australia hanno dato a Teheran ciò che chiedeva cioè  mettere sull’elenco nero la sola opposizione efficace in Iran, Mujahddin del popolo. Date le ambizioni nucleari dell’Iran, quest’elezioni sono particolarmente inquietanti e non danno materia da ridere. Teheran è riuscita a contenere i timori occidentali sulla proliferazione nucleare pretendendo di interessarsi ad un tentativo ed un patto  per sospendere il suo programma d’arricchimento d’uranio (la cui esistenza è stata conosciuta soltanto quando il Consiglio nazionale della resistenza iraniana, la principale coalizione di gruppi d’opposizione iraniani, ha tirato la campana d’allarme). Il progetto è stato temporaneamente sospeso facendo montare la pressione internazionale, ma  occorre sottolineare qui la parola "provvisoria". Nella sua prima conferenza stampa da presidente, Ahmadinejad ha detto chiaramente che aveva l’intenzione di riprendere il programma d’arricchimento dell’uranio, ciò che ha fatto il 9 agosto. Il regime dei mollah possiede missili balistici di 2000 km di portata e più. Ora, tutto ciò è nelle mani di un uomo come Ahmadinejad, che appena in giugno proclamava che la "rivoluzione islamica" vuole instaurare un potere mondiale "." Quest’"elezione" rende urgente per l’occidente abbandonare la politica di accondiscendendenza che è fallito e di sviluppare una politica coerente riguardo a Teheran. Come lo ha detto la signora Maryam Radjavi, presidente eletto del Consiglio nazionale della resistenza iraniana nel suo discorso al Parlamento europeo nel dicembre 2004, "nessuna concessione riuscirà a dissuadere i mollah ad abbandonare i loro obiettivi disastrosi." L’equazione di  “    un’invasione militare  o la politica di accondiscendenza" è un’esca politica. Una terza via è a portata di mano. Il popolo iraniano e la sua resistenza organizzata hanno la capacità di portare questo cambiamento. Con le lotte interne che lo indeboliscono, il regime intensificherà la repressione nel paese, ed aumenterà l’esportazione del terrorismo e dell’integralismo religioso all’estero. L’occidente dovrebbe portare i suoi sguardi verso il popolo iraniano che ha boicottato in grande numero l’elezione e di cui tutti i segni mostrarano che vuole un vero cambiamento del potere religioso. È nella sua resistenza che dovrebbe trovarsi la fonte di cambiamento democratico. Qualsiasi altra opzione condurrà ad ulteriori caos in un Medio Oriente già  in profondi crisi.

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