CNRI – Un’infermiera accusata di omicidio, Shahla Jahed, di 40 anni, è stata impiccata il mattino del 1° dicembre a Teheran nel famigerato carcere di Evin dopo otto anni di detenzione.
La criminale sentenza è stata eseguita malgrado una vasta campagna per salvare la sua vita negli ultimi anni da parte di attivisti per i diritti delle donne e i diritti umani. Anche la famiglia della persona che sarebbe stata uccisa da lei disapprovava la sua impiccagione. Come risultato delle campagne per la sua vita e in seguito a un riesame del caso, la sentenza di morte era stata sospesa. Tuttavia, il capo del potere giudiziario del regime, Sadeq Larijani, l’aveva confermata.
La signora Sarvnaz Chitsaz, presidente della Commissione delle Donne del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran, ha deplorato questa pena barbarica e ha dichiarato: “Fino a quando quel regime inumano e misogeno resta al potere, lapidazioni, impiccagioni, frustate e altre pene medievali continueranno.”
La signora Chitsaz ha rivolto un appello a tutte le organizzazioni per i diritti umani e i diritti delle donne affinché si occupino delle terribili e crescenti violazioni dei diritti umani in Iran, particolarmente contro le donne, e le ha esortate a prendere misure urgenti per fermare il criminale regime iraniano.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
1° dicembre 2010
