mercoledì, Novembre 30, 2022
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Iran: Un membro-chiave della Commissione della Morte candidato alle elezioni-farsa

Ebrahim Raisi, il nuovo candidato alle prossime elezioni-farsa in Iran

E’ stata annunciata la candidatura di un mullah molto noto per il suo ruolo negli atroci crimini commessi dal regime al potere in Iran negli ultimi tre decenni.

“Ebrahim Raisi, attuale capo della potente organizzazione Astan Quds Razavi, che controlla un santuario sacro ai musulmani sciiti, correrà per la carica di presidente alle elezioni del 19 Maggio”, ha scritto Heshmat Alavi su American Thinker il 7 Aprile 2017.

“Dato che si afferma che questo nuovo sviluppo unirà la fazione che si oppone al presidente in carica Hassan Rouhani, è importante fare un po’ di luce sul passato di Raisi, per comprendere come, similmente allo stesso Rouhani, questo nuovo candidato abbia avuto un ruolo cruciale nei crimini dei mullah. Si potrebbe concludere che questo sia un prerequisito per ogni candidato che prenda parte a qualunque cosiddetta ‘elezione’ (leggasi: selezione), tenuta dal regime in Iran, che si traduce in nessun cambiamento di sorta”.

L’annuncio di Raisi di giovedì, come riportato dall’agenzia di stampa semi-ufficiale Tasnim, è giunto due giorni dopo che altri due membri della fazione degli “integralisti”, l’ex-presidente testa calda Mahmoud Ahmadinejad e il sindaco di Teheran Mohammad Baqer Qalibaf, avevano rinunciato.

Gli analisti stanno esprimendo tutta una varietà di opinioni sul fatto che Raisi restringerà la corsa rendendo più difficile l’allungo per Rouhani e dipingendo un’immagine più forte di Ali Khamenei, malato di cancro alla prostata, che sta istruendo Raisi a succedergli, usando la presidenza come trampolino di lancio.

Nato nel 1960, Raisi ha lavorato nella magistratura del regime subito dopo la rivoluzione iraniana del 1979. Nel 1988, come vice-procuratore di Teheran, Raisi fu uno dei membri della squadra di quattro uomini nota come “Commissione della Morte”, creata dal fondatore del regime iraniano Ruhollah Khomeini, per massacrare tutti i prigionieri politici nelle  carceri iraniane che persistevano nella loro opposizione. Più di 30.000 prigionieri politici, soprattutto membri e sostenitori dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK), furono mandati al patibolo nel giro di pochi mesi.

L’estate scorsa è apparso un file audio, risalente al 1988, 20 giorni dopo l’inizio del massacro, del successore di Khomeini, Hossein Ali Montazeri, che si incontrò con i membri della Commissione della Morte, tra cui anche Raisi, e definì il massacro come il crimine più orribile commesso dal regime iraniano. Rapporti successivi hanno dimostrato come Raisi ebbe un ruolo attivo e fosse noto come il membro più crudele della Commissione della Morte.

Khamenei promosse Raisi nel 1989 a vice-presidente dell’Assemblea degli Esperti, l’organismo incaricato di scegliere il prossimo leader supremo. Raisi ha continuato a scalare i ranghi della magistratura, proseguendo i suoi crimini contro il popolo iraniano.

Khamenei si è anche fidato di Raisi per guidare la Astan Quds Razavi, una fondazione che si dice sia “una delle più importanti conglomerate politiche e finanziarie del regime iraniano, che controlla enormi patrimoni e capitali”.

Ma, come già detto in precedenza, queste elezioni presidenziali in Iran non sono tra due candidati completamente differenti. Anche Rouhani ha avuto il suo ruolo nelle atrocità del regime dimostrando che, nonostante le sue pretese da “riformista”, tutto l’establishment del regime gode di notizie piene di misure repressive e crimini contro il popolo iraniano.

Sin dalla rivoluzione del 1979, Rouhani ha goduto di una stretta relazione con l’ultraconservatore e crudele Khomeini, agendo da braccio destro dell’ex-presidente iraniano Ali Akbar Hashemi Rafsanjani, dato che comandava le forze iraniane durante la guerra Iran-Iraq negli anni ’80, mandando milioni di iraniani innocenti, compresi dei minorenni, sui campi di battaglia. E’ stato attivamente coinvolto nella repressione delle proteste degli studenti del 1999, come segretario del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale ed ha presieduto ad oltre 3000 esecuzioni compiute sotto il suo mandato negli ultimi quattro anni.

 

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