CNRI – Il 22 ottobre, in una conferenza presso al senato della repubblica italiana, alla quale è stata invitata Maryam Rajavi, la presidente eletta della resistenza iraniana, una delegazione di senatori ha reso pubblica una dichiarazione di sostegno alla CNRI ed alla terza via a favore di un cambiamento democratico in Iran, di cui ecco il testo:
La politica verso l’Iran e la sua opposizione
In Iran c’è un regime che opprime spietatamente il suo popolo e diventa sempre di più una minaccia per tutto il mondo. Il regime iraniano, trasgredendo le risoluzioni del consiglio di Sicurezza e insistendo sulla produzione delle armi atomiche e nell’esportazione del terrorismo e l’integralismo in Iraq, in Afganistan e in tutto il Medio Oriente, sta portando la regione verso una guerra dalle dimensioni catastrofiche.
Le 5000 manifestazioni avvenute durante il 2007 dimostrano la volontà di cambiamento degli iraniani, mentre il regime iraniano per controllare questa situazione esplosiva esegue impiccagioni pubbliche ( 80 impiccagioni in luglio ed agosto ) . Il regime iraniano effettua giornalmente arresti arbitrari di massa, atroci torture, amputazioni di arti, fustigazioni pubbliche e in particolare infligge pesanti discriminazione verso le donne e contro le minoranze etniche e religiose.
La politica degli incentivi con la scusa di rafforzare i moderati del regime e cambiare il suo comportamento ha istigato i mullà nella repressione, nell’esportazione del terrorismo e nell’inseguire il folle progetto atomico.
Se la comunità internazionale non desidera un Iran atomico e non vuole avere una guerra deve abbandonare la politica di condiscendenza verso il regime iraniano e sostenere il cambiamento democratico per mano del popolo e della sua resistenza organizzata. Questa terza via l’ha proposta Maryam Rajavi davanti a 70.000 iraniani nel raduno del 28 giugno a Parigi.
L’inserimento dei Mojahedin del popolo iraniano (PMOI) , il principale gruppo della coalizione democratica del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), avvenuto su richiesta del regime dei mullà, è il maggior ostacolo a questo cambiamento. La Corte di Giustizia europea il 12 dicembre 2006, la Corte inglese POAC il 30 novembre 2007 e la Corte d’Appello il 7 maggio 2008 hanno chiaramente annullato tale inserimento. In particolare la Corte d’Appello di Londra, valutando i documenti pubblici e quelli segreti, ha dichiarato che il POMI non ha a che fare con il terrorismo.
Entrambi i rami del parlamento britannico, a giugno, hanno approvato il decreto di cancellazione del nome dei Mojahedin del popolo dalla lista nera e di conseguenza il governo inglese lo ha eseguito ufficialmente. Però il Consiglio dei ministri europeo, il 15 luglio, ha deciso di mantenere il POMI nella lista. I più eminenti giuristi europei, tra cui l’italiano prof. Antonio Cassese e il francese prof. Hanry Lebail hanno valutato la decisione del Consiglio europeo illegale e un abuso di potere.
Il regime iraniano, naturalmente, sfrutta l’inserimento dei Mojahedin del popolo nella lista per giustificare l’eliminazione dei suoi oppositori; grazie a questo il regime combina i più crudeli complotti contro 3500 Mojahedin del popolo presenti nel campo di Ashraf in Iraq. Visto quanto sopra noi firmatari di questo documento dichiariamo:
1. Di chiedere al governo italiano che esprima al Consiglio dei ministri la sua ferma contrarietà all’inserimento del nome dei Mojahedin del popolo nella lista nera e che nella prima seduta ne chieda la cancellazione. Invitiamo la Presidenza del Senato della Repubblica italiana di parlarne con il governo;
2. Che i residenti di Ashraf sono rifugiati politici tutelati dalla IV Convezione di Ginevra e non possono essere trasferiti contro la loro volontà. Sono tutelati dai diritti internazionali ed umanitari e perciò la loro sicurezza giuridica deve essere garantita.
3. Nella situazione attuale dell’Iraq la loro tutela è di competenza delle forze di coalizione, in particolare delle forze statunitensi. Affidare ad altri la loro sorveglianza trasgredisce i principi e le leggi internazionali;
4. Di sostenere il Consiglio nazionale della resistenza iraniana, la sua presidente eletta signora Maryam Rajavi e la sua proposta di terza via, ovvero il cambiamento democratico in Iran.
