martedì, Novembre 29, 2022
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Iran: Secondo giorno di manifestazioni dei commercianti e dei bazarì a Teheran contro la svalutazione della moneta e contro il carovita senza precedenti

Comunicato della rivolta, n° 175

Maryam Rajavi ha lanciato l’appello a tutti i commercianti e bazarì in sostegno ai manifestanti

Da stamane, il 25 giugno, è in sciopero la gran parte del bazar di Teheran. I bazarì, i commercianti, tra cui i gioiellieri, venditori di stoffe e di oro, i bazar di Pachenar, di Moshir, dei calzolai in gran e piccolo quattro cantoni del bazar di Teheran, bazar dei kuwaitiani, di Sabzeh meydan, Saray-e melli, bazar dei tappeti a Saray-e Buàli e 15 Khordada, e Masjed Shah, bazar Bein alharamein, i bazarì dei venditori di macchine da cucire a via Khayam, bazar dei ramai, bazar della galleria Parsian e i commercianti di via Laleh-zar hanno aderito a questo grande sciopero.

Gli scioperanti protestano contro l’aumento del dollaro, che si è avvicinato a 90.000 rial, e contro la politica di saccheggio del regime dei mullà e contro i suoi capi ladri e corrotti.
I commercianti e bazarì sono in cammino verso Sabzeh Meydan e Baharestan. I manifestanti lanciano slogan “lascia perdere la Siria, pansaci a noi! Noi siamo tutti insieme, non vogliamo il dollaro a 100.000 rial! Oh bazarì dignitoso, sostienici, sostienici!”
La signora Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, salutando la rivolta dei bazarì dignitosi in protesta contro il carovita e corruzione e saccheggio del patrimonio nazionale iraniana da parte del regime dei mullà, ha lanciato l’appello a tutti i mestieranti, commercianti e bazarì affinché si riuniscano agli scioperanti. Rajavi ha detto che la crisi della valuta e il carovita senza precedenti, che ha messo sul lastrico la gran parte della popolazione iraniana, è prodotto della politica dittatoriale-teocratica che sin dal suo insediamento ha speso il patrimonio del Paese nella repressione interna, nei folli progetti nucleari anti nazionali, nell’esportazione del terrorismo e della reazione e nella politica guerrafondaia in Siria, Iraq, Yemen, Libano e in altri paesi della Regione. Oppure è prodotto della corruzione e saccheggio dei capi di un regime, in cui tutte le sue variopinte bande trovano i loro vantaggi.
Il popolo iraniano nella rivolta del dicembre-gennaio con slogan morte a Khamenei-Rouhani ha affermato che le radici della crisi economico-sociale sono nel nefasto sistema del velayat-e faghih che in quattro decenni ha distrutto del tutto l’industria, agricoltura, patrimonio nazionale e riserve nazionale e perfino l’ambiente del Paese.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
25 Giugno 2018

 

 

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