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Rapporto: le esplosioni catastrofiche nel porto di Bandar Abbas rivelano la negligenza del regime iraniano e la sua fragilità economica

Bandar Abbas, Iran – April 26, 2025: Thick black smoke billows over the Shahid Rajaee Port following catastrophic explosions that devastated large sections of the key economic hub

Bandar Abbas, Iran – 26 aprile 2025: Un denso fumo nero si alza sul porto di Rajaee in seguito alle catastrofiche esplosioni che hanno devastato ampie sezioni del principale polo economico

Ultimi sviluppi: aumento del numero delle vittime e condizioni disperate

Il 26 aprile 2025, una serie di massicce esplosioni ha devastato il porto di Rajaee a Bandar Abbas, nell’Iran meridionale. Secondo gli ultimi rapporti sul campo di Simaye Azadi, un’emittente satellitare affiliata alla Resistenza iraniana, e i resoconti di testimoni oculari, oltre 110 persone sono morte e più di 1.250 sono rimaste ferite, molte delle quali in gravi condizioni, con amputazioni e traumi oculari. Testimoni sul campo descrivono una città sommersa da un fumo tossico, con un’atmosfera soffocante che permeava anche gli ambienti interni.
Fonti del regime iraniano, tuttavia, riportano cifre contrastanti. Secondo Hammihan Online, che cita gli aggiornamenti ufficiali del regime, 195 persone sono state trasferite in diversi ospedali, tra cui Shahid Mohammadi, Seyed al-Shohada, Khatam al-Anbia e Saheb al-Zaman. Altri rapporti suggeriscono che il numero totale di feriti superi le 750 unità, con almeno otto vittime confermate e sei persone ancora disperse. Gravi danni strutturali si sono verificati negli edifici amministrativi del porto, con segnalazioni di tetti crollati che hanno intrappolato i dipendenti sotto le macerie.
Interi villaggi, come Khoonsorkh, vicino al porto, sono stati completamente evacuati a causa del rischio di esplosioni secondarie e di esposizione a sostanze chimiche. I testimoni hanno descritto il caldo opprimente, i fumi tossici e la mancanza di una risposta di emergenza adeguata.
Secondo testimonianze oculari e media internazionali, tra cui l’Associated Press, le catastrofiche esplosioni di Bandar Abbas sono collegate a container contenenti perclorato di sodio, una sostanza chimica volatile utilizzata nel combustibile solido per razzi. Il perclorato di sodio può esplodere a causa di urti, calore o detonazione. L’AP ha confermato che la gestione impropria di una spedizione di perclorato di ammonio, recentemente consegnata dalla Cina per rifornire le scorte missilistiche dell’Iran, ha probabilmente innescato il disastro.

La portata del disastro: costi economici e umani

Il porto di Rajaee è il più grande e importante centro infrastrutturale marittimo dell’Iran. Secondo Rouydad24, il porto si estende su 2.400 ettari, con una capacità di movimentazione annua di oltre 100 milioni di tonnellate di merci e una capacità di movimentazione container di 6 milioni di TEU all’anno. Gestisce quasi l’80% delle operazioni container dell’Iran, collegandosi a 80 importanti porti globali tramite 35 compagnie di navigazione internazionali.
Rouydad24 ha evidenziato che il porto di Shahid Rajaee si classifica al 59° posto tra i 3.500 principali porti mondiali e gestisce un enorme volume di merci strategiche come prodotti siderurgici, rinfuse secche e liquide e derivati del petrolio greggio. È descritto come insostituibile per l’economia commerciale iraniana, fungendo da “hub regionale” per l’Asia occidentale e l’Eurasia.
A seguito delle esplosioni, l’intera attività portuale è stata interrotta e, anche dopo una parziale ripresa, la reale entità dei danni rimane sconosciuta. Le autorità doganali iraniane hanno ordinato la sospensione immediata delle spedizioni commerciali, evidenziando la grave interruzione.

Rouydad24 ha paragonato l’esplosione di Bandar Abbas a quella del porto di Beirut, indicando le conseguenze economiche globali potenzialmente innescate dall’incidente.
Nuovi rapporti dettagliati rivelano che il porto di Rajaee svolge anche un ruolo centrale nell’importazione di beni essenziali, tra cui grano, riso, olio da cucina, farina di soia e mais. Circa 2 milioni di tonnellate di beni di prima necessità transitano ogni anno attraverso questo porto, su un totale di 20-25 milioni di tonnellate importate a livello nazionale. Sei banchine dedicate allo smistamento di beni essenziali sfusi sono fondamentali per la sicurezza alimentare dell’Iran.
Sebbene le attività, seppur limitate, siano riprese dopo un giorno, l’entità dei danni rimane incerta. Tra le perdite più gravi, la massiccia distruzione di merci refrigerate, apparecchiature elettroniche, veicoli e generi alimentari di base. Le immagini che circolano sui social media mostrano container inceneriti e magazzini crollati.
L’interruzione delle attività a Bandar Abbas minaccia di aggravare la crisi economica iraniana. Gli analisti avvertono di un’imminente carenza di beni essenziali e di prezzi alle stelle, in particolare per i generi alimentari di base, a causa delle gravi interruzioni della catena di approvvigionamento. Nonostante le rassicurazioni ufficiali sul fatto che i beni di prima necessità non siano stati interessati, la devastazione visibile e l’evacuazione delle aree critiche suggeriscono un impatto molto più profondo.

Testimoni oculari: aria tossica, negligenza e vittime di massa

I resoconti locali descrivono una situazione da incubo. I testimoni hanno riferito di una “nube nera tossica” che ha avvolto Bandar Abbas, costringendo i residenti a rientrare in casa, poiché persino le abitazioni sigillate non sono riuscite a bloccare l’acre odore di sostanze chimiche in fiamme. Sono stati segnalati feriti a causa dei vetri rotti fino a 25 chilometri dal luogo dell’esplosione.
I sopravvissuti e i lavoratori portuali attribuiscono le esplosioni a grave negligenza: materiali pericolosi, tra cui il perclorato di sodio – una sostanza chimica utilizzata nel combustibile solido per razzi – erano stati immagazzinati in modo improprio accanto a merci infiammabili come indumenti e a latte artificiale per neonati. La gestione impropria delle sostanze chimiche, unita alla pessima gestione dei container, ha trasformato il porto in una polveriera.
Le forze di sicurezza hanno rapidamente isolato l’area, bloccando l’accesso al pubblico e limitando il flusso di informazioni. La velocità di internet è crollata e gli agenti di sicurezza hanno preso il controllo dei ricoveri ospedalieri e della copertura mediatica.

Reazioni ufficiali: deviazione, negazione e controllo dei danni

La reazione del regime è stata caratterizzata da opacità e deflessione. Il Ministero della Difesa ha rilasciato frettolosamente una dichiarazione in cui negava la presenza di materiali militari sul sito, bollando i rapporti che collegavano le esplosioni al deposito di carburante missilistico come “guerra psicologica da parte di nemici stranieri”.
Masoud Pezeshkian, il presidente del regime, ha minimizzato la catastrofe con vaghe dichiarazioni, sostenendo che gli incidenti a volte siano “al di là del controllo umano”. Non si è assunto la responsabilità diretta del disastro e si è limitato a promettere un'”indagine” senza fornire dettagli.
Il Ministero della Difesa del regime iraniano ha negato qualsiasi collegamento tra le esplosioni e i carichi militari, definendo le notizie sul carburante per missili “guerra psicologica da parte di nemici stranieri”. Il portavoce Reza Talaeinik ha affermato che al porto di Rajaee non era presente alcun carico militare.
Nel frattempo, i media statali hanno cercato di minimizzare l’impatto politico ipotizzando “cause accidentali” e “sabotaggi esterni”, facendo paragoni con l’esplosione del porto di Beirut del 2020. Alcuni media, come Kayhan e Jahan-e-Sanat, hanno accennato a un “possibile coinvolgimento straniero” per smorzare l’indignazione pubblica.


La magistratura ha ora emesso ordini per un’indagine speciale, con il Procuratore Generale che ha incaricato il procuratore di Hormozgan di perseguire potenziali negligenze o condotte criminali da parte dei responsabili. Il villaggio di Khoonsorkh è stato completamente evacuato per timore di ulteriori esplosioni chimiche. I media statali ammettono che circa il 90% dei lavoratori degli impianti interessati è rimasto ferito, una sconcertante testimonianza della portata della cattiva gestione.
Tuttavia, la rabbia pubblica rimane palpabile. I cittadini accusano il regime di negligenza sistemica e di anteporre i suoi interessi alla sicurezza civile, citando decenni di insabbiamenti, dall’abbattimento dell’aereo passeggeri PS752 ai recenti disastri ambientali.

Bandar Abbas, Iran – April 26, 2025: Survivors walk through wreckage and debris scattered across the port highway after massive explosions rocked Rajaee Port

Bandar Abbas, Iran – 26 aprile 2025: I sopravvissuti camminano tra i detriti sparsi lungo l’autostrada del porto dopo che massicce esplosioni hanno scosso il porto di Rajaee

Conseguenze strategiche: esposte le vulnerabilità dell’Iran

Il disastro di Bandar Abbas non è solo un tragico incidente; è una cruda dimostrazione del decadimento sistemico e della corruzione che permea la dittatura clericale. In un Paese già scosso dal collasso economico, dall’isolamento internazionale e dai disordini interni, questo incidente mette a nudo l’incapacità di Teheran di salvaguardare le infrastrutture critiche e proteggere i propri cittadini.
Inoltre, la devastazione del porto potrebbe avere un impatto sulle ambizioni commerciali regionali dell’Iran, in particolare nel contesto delle crescenti tensioni nel Golfo Persico. La fiducia delle compagnie di navigazione internazionali, già messa a dura prova da sanzioni e rischi per la sicurezza, si eroderà ulteriormente.
Mentre la portata della catastrofe diventa innegabile, rimane questa domanda: quanti altri disastri dovranno verificarsi prima che il mondo riconosca pienamente la catastrofica cattiva gestione del regime e il pericolo crescente per il suo stesso popolo e per l’intera regione?