martedì, Novembre 29, 2022
HomeNotizieIran NewsLe proteste in Iran hanno spostato la paura nel cuore del regime

Le proteste in Iran hanno spostato la paura nel cuore del regime

Giunta alla quarta settimana, la rivolta nazionale in Iran ha costretto i funzionari del regime a dichiararsi molto preoccupati. Sembra che la paura si sia spostata all’ interno del regime, nonostante i suoi numerosi tentativi di reprimere le proteste.
Negli ultimi giorni, le autorità e i media statali hanno accennato ad “ascoltare le richieste e le critiche della gente” e a “scusarsi con i cittadini”. Simili affermazioni da parte dei funzionari del regime, che hanno costantemente mostrato i denti e fatto ricorso alla repressione, testimoniano la potenza della rivolta.
“Siamo pronti ad ascoltare le critiche e le opinioni della gente. Se abbiamo commesso errori, faremo ammenda”, ha dichiarato lo scorso 10 ottobre Gholamhossein Mohseni Ejei, attuale capo della magistratura del regime noto per la sua brutalità.
Oltre ai suoi oscuri trascorsi nell’oppressione dei dissidenti, Ejei è noto, tra gli addetti ai lavori del regime, per la sua personale ferocia: ha infatti aggredito il giornalista Issa Saharkhiz nel parlamento del regime, mordendolo a un orecchio.
Saeed Reza Ameli, capo del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale del regime, ha chiesto la creazione di una cosiddetta “casa nazionale della libertà di parola” dove le persone possano “condividere liberamente le loro opinioni”. Ameli ha rilasciato queste dichiarazioni dopo un incontro con il presidente del regime Ebrahim Raisi, lo scorso 10 ottobre.

Sempre il 10 ottobre, anche il deputato Mehdi Bagheri ha parlato di “avviare un dialogo nazionale per trovare una soluzione ai problemi del Paese”.
“Dovremmo cambiare la nostra prospettiva in materia di sicurezza. La strategia del sistema dovrebbe basarsi sul ‘sorridere alla gente’ e non respingerla”, ha dichiarato Mohammad Sadr, membro del Consiglio di Presidenza del regime, secondo quanto riportato dal sito web statale Jamaran l’11 ottobre.
“Si è verificato un incidente e abbiamo offerto le nostre scuse molte volte. La gente non dovrebbe scontrarsi con la polizia”, ha dichiarato l’11 ottobre alla TV di Stato Ghorbanali Dorri-Najafabadi, ex ministro dell’Intelligence e della Sicurezza e attuale rappresentante della Guida suprema ad Arak.
Per incidente, Najafabadi, si riferisce alla tragica morte di Mahsa Amini, una ragazza curda di 22 anni sotto la custodia della polizia morale, che ha scatenato l’attuale ondata di rivolte.
“Se i funzionari avessero ammesso le loro colpe e la loro inadeguatezza nella guida della polizia morale e si fossero scusati con la popolazione per la loro inettitudine nel governare la provincia, non avremmo assistito a disordini così diffusi in diverse città”, ha scritto l’11 ottobre il quotidiano statale Jahan-e Sanat.
Tra i milioni di iraniani che cantano “morte al dittatore” e desiderano un cambio di regime, non si trova una sola anima che si lasci ingannare dalle affermazioni fasulle e dai pietosi gesti dei funzionari. Non c’è un solo iraniano che creda alle lacrime di coccodrillo dei funzionari mentre vedono le forze di sicurezza aprire il fuoco su di loro.
Ogni dittatore, nel momento in cui la sua caduta si avvicina, ricorre a simili trucchetti. Lo Scià riconobbe persino di aver sentito “la voce della rivoluzione popolare”, ricorrendo addirittura al licenziamento e l’imprigionamento del suo Primo Ministro. Tuttavia, non riuscì a salvare il suo regime.
La teocrazia al potere in Iran si trova in una situazione ben peggiore. Come ha ripetutamente riconosciuto la Guida suprema del regime, Ali Khamenei, “fare un passo indietro” o “cambiare rotta” comporterebbe l’immediata caduta del regime.
I funzionari del regime sono consapevoli di questa situazione. Pertanto, Ejei, che ha invitato i manifestanti al “dialogo”, ha anche ordinato “ai funzionari della magistratura di ultimare i casi dei rivoltosi e di occuparsi con decisione di quelli legati all'[opposizione]”.
Il regime clericale è fondato sulla violazione dei Diritti Umani. Le autorità stanno compiendo questi gesti per guadagnare del tempo per riorganizzare le forze di sicurezza, oramai demoralizzate e logorate per il fallito tentativo di reprimere le crescenti proteste.
“Negli ultimi giorni molte forze di sicurezza non sono potute tornare a casa. Con le infrastrutture attuali, il nostro apparato di sicurezza non è in grado di gestire adeguatamente la situazione”, ha dichiarato Mohsen Mansouri, governatore di Teheran, citato dal sito statale Entekhab l’8 ottobre.
Un video proveniente dall’Iran mostra una scritta su un grande cartellone pubblicitario che recita: “Non abbiamo più paura, continueremo a combattere”. Il popolo iraniano ha dimostrato il proprio coraggio nelle attuali proteste, mettendo anche a nudo la debolezza del regime.
Ora, mentre il regime cerca di aumentare la sua violenza, la comunità mondiale dovrebbe adempiere ai propri obblighi morali e legali riconoscendo il diritto del popolo iraniano all’autodifesa e alla resistenza con ogni mezzo possibile.

 

FOLLOW NCRI

70,088FansLike
1,632FollowersFollow
40,396FollowersFollow