sabato, Novembre 26, 2022
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IRAN: Molte vittime nel feroce attacco a Camp Ashraf

ImageDi Giovanni Arbia

Wikio, 31 luglio – “Abbiamo massacrato tutti i membri del PMOI (la resistenza iraniana all’estero), residenti ad Ashraf” con queste parole agenti dell’intelligence del regime dei mullah si sono congratulati con i loro colleghi in Iran per gli attacchi al campo Ashraf (Iraq) del 28 e 29 luglio scorso. Le forze di polizia congiuntamente con l’esercito iracheno già da tempo esercitavano pressioni sui residenti del villaggio fino a realizzare un vero e proprio embargo con l’effetto di confinare la popolazione e non permettere l’ingresso di viveri, medicinali, dottori, giornalisti e delegazioni diplomatiche.

 Nonostante le ripetute denunce per la violazione dei diritti umani da parte di associazioni, politici e sostenitori della resistenza contro il regime iraniano, i timori che si avevano già da diverso tempo si sono concretizzati. Questa escalation militare è culminata così con il violento attacco di questi giorni direttamente voluto dal regime di Khamenei. Finora le notizie sono molto frammentate per via della censura, delle forti pressioni del regime dei mullah e per la totale impossibilità per medici, associazioni umanitarie e giornalisti di accedere al villaggio. Amnesty International parla di un bilancio che si attesta ad 8 morti, 400 feriti e 50 persone tra dispersi ed arrestati, la paura è però che il numero sia destinato ad aumentare di ora in ora proprio perché non si sa quando questo attacco finità.
La reazione della popolazione iraniana in esilio all’estero non si è fatta tuttavia attendere, già ieri sono stati indetti sit-in per esprimere solidarietà alle vittime di Ashraf ed alle loro famiglie in 19 città di tutto il Mondo. Da Washington a Londra, da Amsterdam a Sydney tutti quanti si sono uniti per chiedere il ritiro immediato delle forze irachene, la protezione del villaggio e della sua popolazione da parte degli Stati Uniti, l’immediata liberazione dei detenuti, l’invio di una commissione di indagine sotto l’egida dell’ONU ed il perseguimento di quelli che hanno ordinato e commesso questi feroci crimini.
Anche il presidente eletto dal Consiglio Nazionale della resistenza iraniana, Maryam Rajavi, in questi giorni a Roma per incontrare politici ed attivisti italiani, ha sottolineato la necessità che il presidente americano Obama rispetti i patti firmati sotto il precedente governo Bush con i responsabili del campo di Ashraf e riprenda nuovamente l’attività di vigilanza e protezione dei suoi residenti che sono completamente disarmati ed indifesi.

Di Giovanni Arbia.

 

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