sabato, Gennaio 28, 2023
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Iran: Le elezioni-farsa e il ruolo dei social media

CNRI – Nonostante tutte le restrizioni ad internet esistenti in Iran, con l’approssimarsi delle elezioni-farsa, i giovani iraniani hanno trovato il modo di aggirare queste restrizioni e i social networks sono pieni di dichiarazioni che mettono in discussione l’affidabilità di queste elezioni. Tutto questo ha fatto infuriare gli esponenti del regime che continuano ad esprimere la loro ansia in proposito. Praticamente non passa giorno senza che vengano emessi avvisi e avvertimenti a questo riguardo e si ha notizia di arresti su vasta scala di gestori dei social networks.

Queste attività rivelano chiaramente la vacuità di questo show elettorale e, allo stesso tempo, denunciano il curriculum criminale di tutti i candidati alle elezioni presidenziali e i piani sinistri del leader supremo. Lo slogan popolare che dice: “Il voto del popolo iraniano è per il rovesciamento del regime” è stato visto molte volte sui social networks. I sostenitori del PMOI hanno un ruolo attivo in queste campagne online e sono anche quelli che appendono striscioni che dicono: “No alle elezioni-farsa!”, o le immagini di Maryam Rajavi nelle strade di Teheran e di molte altre città.

Uno sguardo ai post su Twitter e Telegram (dato che il regime non può controllarli, sono molto popolari in Iran) e il loro risultato sullo spazio Twitter degli espatriati iraniani, fornisce un’immagine migliore di ciò che ha provocato l’ira del regime.

Sui social media il curriculum di Ebrahim Raisi (il candidato favorito dalla fazione affiliata al leader supremo del regime Khamenei) sulle sue uccisioni ed in particolare sul massacro del 1988, è ampiamente visibile. Ma gli utenti, allo stesso tempo, hanno criticato anche Hassan Rouhani, chiedendogli dove fosse nel 1988, durante le esecuzioni di massa. Qualcuno ha anche menzionato gli appelli di Rouhani durante le preghiere del venerdì, nei quali ha chiesto ancora più esecuzioni e repressione… ed hanno allegato i ritagli dei giornali.

Sui social media si trovano anche frasi come: “Il mio voto è per un cambio di regime”, “A morte il principio del velayat-e faqih”, oppure delle prese in giro di Rouhani che ha detto: “Noi abbiamo un paese e tutti i cittadini iraniani devono avere uguali diritti”, facendogli dire invece: “Come il legittimo diritto ad un’esecuzione ogni 8 ore!”. Un altro utente ha scritto su Raisi: “Cosa è successo nell’estate del 1988? Come mai le attività di un mese mancano dal suo curriculum usato durante la campagna?”. Oppure distribuiscono gli appelli di alcune personalità come Mohammad Maleki, il primo rettore dell’Università di Teheran, dopo la caduta del regime dello Scià, che è stato in carcere e sotto tortura per molti anni con il regime dei mullah. Maleki ha detto: “Noi non abbiamo elezioni in Iran. Noi abbiamo selezioni” e “Io non partecipo alle elezioni, dato che non vedo elezioni”.

Il massacro dei 30.000 prigionieri politici del 1988, la maggior parte dei quali erano membri del PMOI, il ruolo di Raisi quale membro della Commissione della Morte e gli appelli di Rouhani ad esecuzioni pubbliche su vasta scala, sono argomenti affrontati in maniera esaustiva sui social networks. Durante la sua campagna Raisi ha difeso il massacro, rispondendo a queste rivelazioni, dicendo che era necessario proteggere il regime. Ma Rouhani ha mantenuto il silenzio sulla domanda “Lei dov’era nel 1988?” o sui ritagli di giornale in cui chiedeva “l’esecuzione dei cospiratori, durante la preghiera del venerdì”.

 

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