mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Iran: Le ambizioni di influenzare l’Europa

di David N. Neumann   Fonte: GroundReport

Lo scorso anno, quando è salito al potere Hassan Rouhan come nuovo presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, un desiderio apertamente ottimistico di risolvere la crisi nucleare ha preso forma in occidente. Il popolo iraniano ha assistito da allora, a tutta una varietà di gruppi parlamentari e aziende europee che ha visitato il loro paese per approfittare di questa nuova “opportunità” e della nuova “atmosfera positiva” e che nel frattempo chiudeva gli occhi di fronte alla condizione dei diritti umani in Iran.

 

Dieci mesi dopo, molto di quell’ottimismo è svanito. Più di 700 prigionieri sono stati impiccati dal governo “moderato”. E’ il più alto numero di esecuzioni se paragonato a qualunque altro presidente in Iran negli ultimi 25 anni. Solo negli ultimi 30 giorni sono state impiccate oltre 100 persone. Ad Aprile, i detenuti della famigerata prigione di Evin a Tehran sono stati brutalmente attaccati dalle forze di sicurezza, ma la risposta di Rouhani alle proteste delle loro famiglie fuori dal suo ufficio è stato il silenzio più totale.

L’accordo sul nucleare, inizialmente salutato come un “importante svolta” sembra ora ben lontano dall’essere risolto e i diplomatici occidentali fanno pensare a “divergenze significative” e ad un processo “frustrante”. Rouhani ha annunciato che l’Iran non abbandonerà la sua tecnologia nucleare, ma la pressione economica e le sanzioni sembrano aver costretto alla fine il governo a concordare i colloqui sul nucleare. 

In Siria, l’Iran è attivamente impegnato ad aiutare Bashar al-Assad nel brutale massacro di gente innocente. Il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane (IRGC) ha annunciato recentemente che più di 130.000 dei suoi miliziani Basij ben addestrati stanno attendendo di entrare in territorio siriano. Altre notizie indicano che l’Iran sta inviando in Siria bombe al cloro.

Un episodio recente, che si è conquistato i titoli dei media iraniani per diverse settimane ma che non ha ricevuto molta attenzione in occidente, è stata la risoluzione adottata dal Parlamento Europeo di Bruxelles all’inizio di Aprile che condanna le violazioni dei diritti umani in Iran e sottolinea che deve essere immediatamente rilasciato ad Ahmad Shaeed, l’Inviato Speciale dell’ONU sui Diritti Umani, un visto di ingresso e dichiara le elezioni presidenziali non-democratiche. Le autorità iraniane, dai più alti esponenti fino ai leaders della preghiera del venerdì, hanno furiosamente condannato questa risoluzione etichettandola come “ingerenza”. Una visita in programma da lungo tempo di una delegazione iraniana al Parlamento Europeo ad Aprile, è stata cancellata per protesta e l’Iran ha annunciato che a qualunque parlamentare europeo che intendesse visitare il paese verranno prese le impronte digitali all’aeroporto.

Ciò di cui l’opinione pubblica non è al corrente è che inizialmente questa risoluzione era stata presentata da un europarlamentare che è uno strenuo difensore del “riavvicinamento” all’Iran. Il testo originale redatto dal consigliere del Gruppo Socialista Eldar Mamedov, in collaborazione con l’ambasciata iraniana a Bruxelles, era stato attentamente formulato per includere alcune critiche vaghe sui diritti umani, ma per essere totalmente in favore di Rouhani e di un pieno impegno con l’Iran. Ma quando il testo di comune “compromesso” è stato messo ai voti al comitato parlamentare per gli affari esteri a Marzo, l’intero rapporto è stato respinto a maggioranza, cosa estremamente rara.

Il rifiuto di quel rapporto è stata una importante sconfitta per la lobby pro-Iran in Europa e il comitato ha così deciso di riscrivere il testo. La risoluzione finale adottata a grande maggioranza nella sessione plenaria del 3 Aprile, comprende delle osservazioni specifiche che non sono tutte piaciute alle autorità iraniane.

Gli insulti al Parlamento Europeo per l’adozione di questa risoluzione, sono rimasti l’argomento principale dei media statali iraniani per più di due settimane. Il comandante delle Guardie Rivoluzionarie ha creato il titolo “L’Unione Europea è peggio di una bestia”.

Dopo questa bollente reazione alla risoluzione del Parlamento Europeo, la lobby iraniana in Europa è stata presa dal panico ed ha cercato di calmare gli ayatollah. Recentemente, lo stesso consigliere che aveva redatto l’iniziale risoluzione pro-Iran, ha scritto diversi articoli ed ha avuto persino una intervista a tutta pagina sui media ufficiali iraniani, nella quale si è concentrato sull’attacco all’opposizione iraniana, accusandola di essere responsabile di questo “sabotaggio”.

Gli antenati di Eldar Mamedov erano originari della città di Talesh, nell’Iran del nord e in seguito si trasferirono nello stato musulmano dell’Azerbaijan. Poi la sua famiglia emigrò in Lettonia.

Poco dopo aver iniziato a lavorare al Parlamento Europeo come consigliere del gruppo socialista, Mamedov iniziò a mostrare un grande interesse per gli affari iraniani. In precedenza aveva lavorato all’ambasciata lettone negli Stati Uniti ma gli venne ordinato dal governo americano di lasciare il suo impiego per “ragioni di sicurezza”, secondo un ex-diplomatico lettone che lavorava all’ambasciata a quel tempo.

Un ex-membro del corpo diplomatico iraniano, ora in esilio, ha mostrato a questo autore un memo del Ministero degli Esteri iraniano dell’anno scorso, che indicava che insieme ad una (ora ex) europarlamentare socialista spagnola, Mamedov stava “lavorando attivamente in favore e in difesa della Repubblica Islamica”. Il memo dice: “Ha un atteggiamento molto positivo verso la Repubblica Islamica ed è facile seguire la nostra linea con lui, in particolare nel combattere l’MKO (MEK) al Parlamento Europeo”.

Mamedov si è recato in Iran almeno quattro volte dal 2011. Ha coordinato la visita della delegazione del gruppo socialista in Iran, a Ottobre 2013. Ha anche partecipato ad un’altra visita di europarlamentari a Tehran a Dicembre 2013. In precedenza era stato invitatao dalle autorità iraniane per un tour privato alle città iraniane, compresa la sua provincia di origine, l’Azerbaijan, insieme a suo zio. Durante questo viaggio gli è stato detto come seguire il loro programma in Europa, in particolare di appoggiare i loro piani di destabilizzazione del vicino governo del Bahrein, ma quel piano è stato in seguito accantonato dall’Iran. Il suo contatto all’ambasciata iraniana, il primo consigliere Abbas Golriz, di solito sceglie di incontrarlo nei caffé di Bruxelles per evitare attenzioni indesiderate.

Dopo le recenti elezioni europee, con un nuovo parlamento che inizierà la sua attività da Luglio, l’Iran potrebbe essere ansioso di infiltrarsi nei circoli politici europei. I legislatori tuttavia, dovranno  precisare che qualunque progresso con l’Iran sarà praticabile solo se accompagnato da un evidente miglioramento dei diritti umani. Come ha chiaramente sottolineato l’europarlamentare olandese Marietje Schaake: “L’UE continuerà a spingere per maggiori libertà, diritti e opportunità per la popolazione iraniana. Solo se questi cambieranno in meglio, potremo parlare veramente di un cambio di rotta in Iran”.

 

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