giovedì, Dicembre 8, 2022
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Iran: la storia di Zia Nabavi e Maryam Bahreman

 Elisa Cassinelli 
La situazione dei diritti umani in Iran è gravissima e diverse organizzazioni per i diritti umani continuano a denunciare giorno dopo giorno le continue violazioni che avvengono nel Paese.
In seguito alle proteste di massa del 2009, con le quali il popolo iraniano contestava il risultato delle elezioni presidenziali che hanno confermato Ahmadinejad presidente della repubblica Islamica dell’Iran, una violenta repressione ha investito il Paese: migliaia di cittadine e cittadini iraniani sono stati arrestati, imprigionati, torturati e assassinati solo per aver chiesto democrazia, riforme e diritti umani. Giornalisti, attivisti e studenti sono stati presi di mira e molti di loro si trovano ancora in prigione. Tra questi c’è Zia Nabavi, di 27 anni, è un membro del Consiglio per la difesa del diritto all’istruzione, un ente creato nel 2009 dagli studenti a cui era impedito proseguire gli studi a causa del loro attivismo politico. È stato condannato a 10 anni di detenzione e 74 frustate.
Per Amnesty International Zia Nabavi è un prigioniero di coscienza detenuto solo per il pacifico esercizio del suo diritto alla libertà di espressione e associazione e perché è parente di un membro del gruppo di opposizione l’Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano (Pmoi), che ha al momento base in Iraq.
Zia Nabavi è stato arrestato nella notte del 14 giugno 2009, poco dopo aver partecipato a una protesta di massa contro l’annuncio del giorno precedente della vittoria alle elezioni presidenziali del presidente in carica Mahmoud Ahmadinejad. Zia Nabavi ha dichiarato di essere stato picchiato, preso a calci, insultato e umiliato durante gli interrogatori.
Inizialmente è stato rinchiuso nel carcere di Evin, a Teheran. Nel settembre 2010 è stato “esiliato” nella prigione di Karoun, in Ahvaz, nel sud ovest dell’Iran. Dopo la pubblicazione della sue protesta in maggio 2011 sulle pessime condizioni di detenzione del carcere, è stato nuovamente trasferito. Questa volta in una prigione della provincia del Khuzestan.
Ma Zia Nabavi è solo uno delle tante vittime del regime iraniano.

Maryam Bahreman, attivista per i diritti delle donne, rimane in carcere, nonostante il pubblico ministero di Shiraz abbia ordinato il suo rilascio su cauzione all’inizio di luglio. Da quando è stata arrestata, l’11 maggio, fino al 5 luglio 2011 Maryam Bahreman è stata detenuta in isolamento nel centro di detenzione n. 100 di Shiraz, controllato dal ministero dell’Intelligence. La sua famiglia ha potuto farle visita diverse volte. Nella tarda notte del 5 luglio è stata trasferita alla sezione femminile di una prigione di Shiraz. Da allora, ha potuto sentire la famiglia solo al telefono.
Il 4 e 5 luglio 2011 Maryam Bahreman è stata interrogata, alla presenza dei suoi avvocati, da funzionari dell’ufficio del pubblico ministero in relazione a presunti “atti contro la sicurezza dello stato”, e a nuovi “reati”, tra i quali “propaganda contro il sistema”, “diffusione di informazioni false”, “partecipazione a proteste” e “offese al leader supremo”. Dopo questi interrogatori, è stato firmato l’ordine per il suo rilascio su cauzione che, però, per motivi sconosciuti, non è stato ancora eseguito.
Maryam Bahreman è un’ attivista della Campagna per un milione di firme, conosciuta anche come la Campagna per l’uguaglianza, nella città di Shiraz, ed è stata anche segretario generale dell’ Organizzazione per la parità delle donne (Sazman Pars Zanan-e), organizzazione non governativa chiusa nel 2007.
La storia di Zia Nabavi e quella di Maryam Bahreman è una storia che riflette la realtà iraniana che deve far conto con una violenta repressione della libertà di espressione e dei diritti umani. Di storie come queste ce ne sono tante purtroppo. Negli ultimi due anni il regime iraniano ha arrestato, imprigionato, torturato e assassinato chi urlava a gran voce la voglia di libertà e continua a farlo indisturbato.
di Elisa Cassinelli

 

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