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Iran: La confessione di un’autorità irachena sull’ uccisone di uno degli 7 ostaggi e la conferma della loro presenza in Iraq

Massacro ed esecuzione sommaria ad Ashraf, n° 107

L’agenzia ufficiale del regime iraniano (Irna) ha riferito, il 25 dicembre a Baghdad, le parole di “un’autorità informata” irachena secondo cui la salma di uno dei 7 ostaggi rapiti  ad Ashraf, chiamato  Nicnam (Mohammad Ratebi), si trova a Baghdad  in possesso  del governo iracheno insieme  ad altre vittime dell’eccidio del 1°. La medesima autorità  irachena ha descritto Nicnam come stratega dei Mojahedin del popolo. 

 

Questo è un chiaro riconoscimento da parte del governo iracheno che gli ostaggi si trovano in Iraq e sono sottoposti a tortura. In precedenza la Resistenza Iraniana ha più volte ribadito, con documenti dettagliati,  che gli ostaggi si trovavano in Iraq  sotto il controllo delle forze di al-Maliki. Mentre un’alta autorità del Dipartimento di Stato aveva dichiarato, il 13 novembre, al Sottocomitato del Medio Oriente del Comitato Esteri del Congresso: “Noi non possiamo individuare precisamente  dove queste persone si trovino … queste non si trovano in Iraq”.

Foreign Policy, il 17 dicembre, ha scritto: ”Le autorità statunitense credono che i comandos e le forze mercenarie iraniane in Iraq abbiano rapito i 7 membri di questa organizzazione e consegnato all’Iran. Dopo l’attacco, non si sa nulla dei dispersi”. Foreign Policy, che riporta le dichiarazioni di tre autorità dell’Intelligence, riafferma:“Dicono che le forze irachene non hanno impedito quel che è accaduto nel campo” e ribadisce che le autorità dell’Intelligence dicono che “gli scomparsi, dopo essere consegnati all’Iran o sono stati  trasportati in un carcere segreto oppure sono stati impiccati immediatamente”.

Il riconoscimento, in data 25 dicembre, da parte dell’autorità irachena dell’uccisione di uno dei rapiti indica inequivocabile la loro presenza in Iraq. Per salvare la vita degli altri ostaggi è indispensabile che l’Amministrazione statunitense e le organizzazione dell’Intelligence forniscano con la massima trasparenza tutte le informazioni in loro possesso riguardo l’attacco ad Ashraf, in modo che la verità non sia sacrificata sull’altare della condiscendenza politica, come già è accaduto a Bengasi. 

La Resistenza Iraniana ancora una volta insiste sulla necessità di un’indagine indipendente e integrale da parte delle Nazioni Unite e di individuare i responsabili e consegnali ad un tribunale internazionale. 

In allegato la tessera della vittima, che era considerata “persona protetta”,  emessa del governo americano.

25 dicembre 2013 

Segretariato del Consiglio Nazionale della resistenza Iraniana 

 

 

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