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Iran – Italia: Passi verso una politica corretta con il regime iraniano

Esmail Mohades
ImageLa Commissione Esteri della Camera dei Deputati ha approvato il 14 giugno ’07  all’unanimità una risoluzione in cui si chiede al governo italiano di attivarsi in sede di Consiglio dell’Unione Europea per  il pieno rispetto della sentenza del Tribunale di Prima Istanza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee (causa T-228/02) del 12 dicembre 2006. Questa  sentenza  ha annullato la Decisione del Consiglio europeo del 21 dicembre 2005 di mantenere nella lista delle organizzazioni terroristiche  l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano ( PMOI ), poiché ha constatato che «la decisione impugnata non è motivata e che è stata adottata nell’ambito di un procedimento durante il quale non sono stati rispettati i diritti della difesa della ricorrente  PMOI. 

Su pressante invito della Corte rivolta all’Ue di presentare i documenti in base a cui si accusano i Mojahedin del popolo, i difensori del Consiglio europeo non sono stati in grado di fornire alla Corte alcuna prova. In verità, in questi anni numerosi parlamentari di paesi democratici hanno sostenuto e appoggiato la legittima lotta di resistenza  dei Mojahedin del popolo iraniano. La maggioranza del Parlamento italiano, nella precedente legislatura, ha firmato diversi documenti in cui si riconosceva la lotta dei Mojahedin del popolo. Il 22 marzo di quest’anno la maggioranza dei deputati italiani e molti senatori hanno firmato un documento di riconoscimento della Resistenza Iraniana e della PMOI. Il cinismo politico dell’Ue nell’inserire la PMOI nella lista nera trapela dal fatto che mentre il 30 gennaio 2007 chiede ai difensori dei Mojahedin del popolo di presentare le loro argomentazioni entro 30 giorni, a metà febbraio, prima della scadenza,  il Consiglio dell’Unione europea esprime la decisione di tenere comunque la PMOI nella lista.
Da più fonti è emerso che per tutti gli anni ’90 il regime iraniano  richiedeva sempre, in modo pressante ed ossessivo,  ad ogni incontro diplomatico di qualsiasi livello con i partner europei di  “bloccare” i Mojahedin del Popolo.

Negli incontri diplomatici il ritornello delle delegazioni dei mullà era sempre lo stesso e monotono: legare le mani alla principale opposizione, i Mojahedin del Popolo.  Un boccone come l’Iran valeva pure  qualsiasi sacrificio, anche quello dei valori. I fatti tragici dell’11 settembre 2001 hanno offerto lo strumento all’Ue per esaudire i desideri dei mullà: il 2 maggio 2002 l’Ue inserisce la PMOI nella lista dei gruppi terroristici, molto  grossolanamente saltando e calpestando tutti i procedimenti, le leggi e le tradizioni giuridiche, che sono alla base dell’Europa stessa.
L’Europa strizzava l’occhio al “moderato” Khatami; l’Italia,  primo paese occidentale ad  accoglierlo,  stendeva il tappeto rosso ai suoi piedi. Khatami,  figura assai debole e  per la Costituzione della Repubblica islamica gestore marginale del potere,  non si tirava dietro nel sorridere all’estero, mentre in Iran  mostrava il  suo ossequio verso il vero  detentore del potere e i  denti verso gli studenti che contestavano lui e tutto il regime. Era appunto l’estate del ’99 quando su ordine del “moderato” Khatami vennero insanguinate le pacifiche  manifestazioni degli studenti a Teheran.

In tutti questi anni l’Europa, priva di una politica estera, trovava il modo di rapportarsi con il regime dittatoriale al potere in Iran, inventando neologismi: dialogo critico, dialogo costruttivo …
Ovviamente per quanto riguardava il paese di fatto c’era in atto uno scollamento totale della popolazione con il regime. Infatti i tentacoli di Khatami sugli studenti avevano timbrato ancora una volta e definitivamente il rifiuto del popolo iraniano verso un regime sanguinario. Ma l’Europa non mollava, show must go!
È stato proprio nel corso di questa politica che l’Ue ha deciso di inserire, il 2 maggio 2002,  il nome dei Mojahedin del popolo nella lista nera. Dopo l’inserimento della principale forza d’opposizione al regime iraniano, la stessa Ue nel corso del 2003 in  varie sessioni del Consiglio –  21luglio, 29 settembre, 13 ottobre –  esprimeva  serie preoccupazioni per le gravi violazioni poste in essere dal regime iraniano, soprattutto nel settore dei diritti umani. E’ da rimarcare che le azioni militari dei Mojahedin del popolo erano rivolte esclusivamente contro obiettivi militari e i centri di repressione ed  avvenivano nel territorio nazionale, e che quando è stata compilata la lista i Mojahedin del popolo avevano fermato le loro azioni militari dal giugno dell’anno prima. In un altro articolo su questo sito abbiamo spiegato come l’inserimento della PMOI nella lista dei gruppi terroristici sia ingiusto e contro tutti i fondamenti giuridici e culturali dell’Europa. Ciò è stato solo il frutto della politica fallimentare di condiscendenza dell’Europa verso uno dei regimi più sanguinari, una politica da cui nasce l’attuale presidente dei mullà Ahmadinejad.
La politica di condiscendenza verso un regime non riformabile mette in pericolo tutto il Medio Oriente. L’inserimento dei Mojahedin del popolo nella lista  significa sangue e repressione  per gli iraniani. Molti membri e simpatizzanti dei Mojahedin nell’Occidente democratico devono nascondere la loro opinione, o pagare il prezzo di una profonda ingiustizia.

La PMOI, nata nel 1965, è dal 1985  guidata a tutti i livelli solo da donne. L’ultima volta che i Mojahedin del popolo hanno potuto partecipare alle elezioni in Iran, nel 1980, hanno preso milioni di voti e, nonostante i giganteschi brogli, arrivarono secondi dopo il partito al potere.  Gli iraniani da più di secolo  si battono per la democrazia.  “Esportare la democrazia” di per sé è risibile e semplicistico ma nel caso dell’Iran è anni luce lontano dalla realtà sociale del paese. Le farneticazioni antioccidentali del presidente dei mullà possono ingannare qualche terzomondista o antiamericano in Occidente, ma la massa degli  iraniani sa bene che è proprio  l’Occidente a tenere in piedi  il regime, oltre naturalmente  alle impiccagioni pubbliche e alla feroce repressione.  I contatti, più o meno segreti, tra il regime iraniano, iniziati nel 1985 durante la presidenza  Raegan, con gli USA, non sono stai mai interrotti, con buona pace degli antiamericani di mezza Europa.
Proprio in questi giorni gli iraniani subiscono i più atroci maltrattamenti nelle strade del paese. Gli iraniani più volte hanno dimostrato di essere in grado di autodeterminarsi, ma  hanno bisogno di avere un paese democratico, che  i mullà certo non  possono offrigli. La libertà per il popolo iraniano è stato sempre un bisogno essenziale.
L’Occidente, l’Europa oggi più che mai sono  a un punto cruciale: scegliere, come hanno fatto finora,  un  regime dittatoriale non riformabile a scapito del popolo iraniano, un Iran atomico che genera crisi  e la esporta in tutto il Medio Oriente ostaggio dell’integralismo islamico;  oppure dichiarargli  una guerra difficilmente applicabile, ma comunque di dimensioni davvero catastrofiche. Oppure avere coraggio di vedere leggermente, solo leggermente più lontano. Uscire dalla confusione mentale e da tanti pronunciamenti di parole, essere lungimiranti e appoggiare la lotta del popolo iraniano e la sua resistenza organizzata.
La risoluzione del 14 giugno della Commissione Esteri, approvata dai rappresentanti del popolo italiano è un passo importante, a cui il governo deve dare ascolto.

Un Iran democratico è senz’altro molto più prosperoso e questo anche dal punto di vista economico conviene all’Europa che, schiacciata dalla crisi economica, un po’ persa nel labirinto della globalizzazione, non riesce ad avere una politica illuminata, calpestando le sue basi culturali. Eppure l’Europa confonde il dialogo con la condiscendenza proprio con un regime dittatoriale e teocratico. Mentre il popolo iraniano è l’unico a maggioranza mussulmana che non è per niente né integralista né contro l’Occidente. Trascurare questo, oltre ad essere molto superficiale,  è assai pericoloso. Mettere gli iraniani che amano la  libertà e chiedono democrazia nelle tasche del governante despota di turno non avrà futuro.  

 Esmail Mohades
Portavoce dell’Associazione dei laureati iraniani in Italia