giovedì, Maggio 23, 2024
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Iran-Italia: IRANIANO UCCISO A ROMA: KHOMEINI FIRMO’ CONDANNA A MORTE

CORTE, DA SENTIRE PER ROGATORIA COLLABORATORE ESPONENTE ‘VEVAK’
Image(ANSA) – ROMA, 28 nov –  C’ era una ‘Fatwa’, una condanna a morte ordinata da Khomeini per i ‘Mojahedin’, componenti del Consiglio nazionale di resistenza iraniana, ovunque essi si trovassero. Il documento da oggi fa parte del fascicolo dibattimentale del processo, davanti alla prima Corte d’ assise di Roma presieduta da Francesco Amato, per l’ uccisione di Naghdi Mohammed Hussein, il rappresentante ufficiale a Roma del consiglio iraniano assassinato nella capitale nel marzo del 1993.
Unico imputato e’ Bozorgian Amir Bonsur, il 47enne ritenuto legato al regime iraniano, accusato dalla procura di Roma,rappresentata dal pm Franco Ionta, di omicidio premeditato.(ANSA).

Il testo della Fatwa e’ stato depositato oggi in aula dal difensore di parte civile Paolo Sodani.
”Visto che quei traditori di Monafeghin – si legge – non credono assolutamente nell’ Islam e tutte le loro affermazioni sono basate soltanto sull’ inganno e la falsita’; che, secondo le confessioni dei loro capi, hanno ripudiato l’ Islam; considerando l’ avversita’ con il Signore e le loro battaglie classiche militari nel Nord, Ovest e Sud del Paese, coadiuvati dal Partito Baath dell’ Iraq, e la loro azione di spionaggio per Saddam e contro il popolo musulmano, i loro legami con la dittatura internazionale e i loro sleali attacchi dall’ inizio della formazione dell’ apparato della repubblica islamica; che anche coloro i quali rinchiusi nelle carceri di tutto il Paese tuttora insistono sulle proprie posizioni come nel passato, sono i nemici del Signore e condannati a morte”.

 Oggi, in aula e’ stato sentito il maggiore Carlo Messina, del servizio antieversione dei Ros di Roma, il quale ha ricostruito
tutte le fasi investigative che hanno portato all’ odierna contestazione a Bozorgian, comprese quelle che hanno portato a
un’ azione di intelligence tra le polizie europee che in quegli anni si interessarono della pista politica di abbattimento degli
oppositori del regime iraniano.
 Per fare nuova luce sulla morte di Hussein, la corte ha disposto anche di sentire per rogatoria Abolghassem Mesbahi,
alto esponente della ‘Vevak’, la polizia segreta iraniana, attualmente sotto protezione in Germania.
L’attentato a Naghdi Mohammed Hussein fu compiuto il 16 marzo 1993 all’ angolo tra viale Adriatico e piazza Elba, a un
centinaio di metri dalla sede dell’ organismo dell’ opposizione antikhomeinista.

Nel primo pomeriggio della stessa giornata, in seguito alla segnalazione anonima di un cittadino, carabinieri e agenti della
Digos ritrovarono l’ arma utilizzata per l’ omicidio: una pistola mitragliatrice Scorpion. I killer l’ avevano abbandonata
in un cassonetto dei rifiuti, a pochi metri di distanza dal luogo del delitto. (ANSA).

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