mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Iran – Italia: Dopo la risoluzione del parlamento italiano

Cnri: soddisfazione per la resistenza iraniana in esilio

di Nella Condorelli

ImageArticolo 21, 15 giugno – Soddisfazione, per l’atto di giustizia. Consolazione, per il riconoscimento di una battaglia che dura da anni. Impegno, a conferma che solo una pluralita’ di voci legittime e legittimate e’ in grado di garantire una transizione democratica per l’Iran.
Sono queste, le emozioni che si respirano oggi, tra gli iraniani e le iraniane dell’OMPI, l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano, il maggiore partito del CNRI, il Consiglio nazionale della Resistenza in esilio, dopo la Risoluzione approvata ieri dalla Commissione Esteri del Parlamento che impegna il Governo Prodi a sostenere (in sede di Consiglio europeo) il rispetto della sentenza con la quale l’Alta Corte europea ha annullato l’inserimento dei mojaheddin nella lista dei terroristi internazionali.

La notizia e’ giunta in tempo reale nella sede del CNRI, una palazzina di quartiere, limitata da un giardinetto punteggiato da rampicanti profumati, dove molti e molte esuli attendevano da ore, con i responsabili dell’Ufficio italiano, gli esiti della votazione del testo presentato dal deputato della Rosa nel Pugno Sergio d’Elia,  e votato poi all’unanimita’ da tutti i componenti la Commissione.
La posta in gioco non era infatti di poco conto. Oltre alle immediate ricadute sui diretti interessati, la risoluzione approvata ieri ha vincolato il Governo a partecipare alla prossima riunione semestrale per la revisione della “lista nera’, prevista per lunedi 18 giugno, e a accertarsi che l’inserimento degli iraniani come di altre formazioni e gruppi considerati “terroristi internazionali”, sia frutto di diritto e non di valutazioni e pressioni politiche o diplomatiche.

La vicenda che ha condotto all’inserimento nella “lista nera” dell’OMPI, il partito dell’opposizione in esilio al regime degli ayatollah di Teheran, cui fa riferimento anche la Presidente eletta, Marjam Rajavi, parte da lontano. Praticamente, dalla prima meta’ degli anni Ottanta, nell’Iran appena trasformato in Repubblica Teocratica, dopo la cancellazione delle elezioni e la messa fuori legge tutti i partiti, tranne quello di Komeini, il “Partito di Dio”. Inizia in questi anni, la  partita a morte tra ayatollah e dissidenza interna, i  partiti e i movimenti che, con diversa sfumatura ideologica, avevano promosso e appoggiato la rivoluzione contro l’assolutismo dello Shah e lo stesso ritorno in patria dell’aytollah, quale simbolo di unita’ nazionale. Sfocera’ in una selvaggia repressione governativa che obbliga migliaia e migliaia di iraniani, giovani, per la stragrande maggioranza, a scappare all’estero, per salvarsi la vita.
Tra loro ci sono gli esponenti di punta e i dirigenti politici dei 13 partiti che oggi compongono il CNRI, dai liberali alle sinistre. Molti, presieduti e governati da donne, come peraltro donna e’ la presidente eletta in carica, Marjam Rajavi, super-amata da tutta la comunita’ iraniana esule in Occidente.

Mentre dunque, siamo nella prima meta’ degli anni ottanta, un abbozzo di resistenza armata contro “l’eretico” (come viene definito dagli esuli il “velajat-al figh”  di Komeini, pensiero-base della sua invenzione di repubblica religiosa), viene spento nel sangue dai pasdaran, sono centinaia di migliaia gli uomini e le donne costretti a guadagnare l’esilio. Altri raggiungono Ashraf, – la citta’-repubblica su territorio iracheno, fondata da Massud Rajavi e dedicata alla prima moglie Ahsraf, combattente della resistenza trucidata dai pasdaran -, che Saddam ha concesso  ai perseguitati del suo grande (allora) nemico, Komeini. Sono giovani, per la stragrande maggioranza, studenti universitari, che le stesse famiglie angosciate spediscono all’estero, privandosi per anni della possibilita’ stessa di vederli o anche solo di parlargli al telefono. Le carceri di Tehran, di Mashad, di Isphahan, delle altre grandi e piccole citta’del Paese, si sono infatti riempite di detenuti, arrestati senza motivazioni e senza processo, torturati e fucilati. Una pratica che dura nel tampo.
Alla fine degli anni Ottanta, 150mila saranno le vittime accertate, numeri della Storia dietro ognuno dei quali c’e’ un volto e una vicenda umana: tantissime donne incinte, feti strappati dai ventri materni, ragazze tirate fuori di casa a bastonate, madri torturate a morte per ritorsione contro i figli dissidenti. Con una fatwa ad hoc, emanata da Komeini, e messa in patica anche dai suoi successori, la caccia al dissidente oltrepassa gli stessi confini nazionali,e si sposta sui territori degli stati dove gli esuli politici hanno trovato rifugio.
350 dirigenti del CNRI, dall’OMPI al Partito Kurdo, ai comunisti, vengono assassinati da mandanti spediti da Teheran; nel ’93 a cadere a Roma e’ Mohamed Naqdi, il responabile dell’ufficio di rappresentanza CNRI in Italia. Il suo processo, conclusosi solo qualche mese fa, ha indicato quali mandanti ed esecutori membri dei servizi sgreti iraniani ed esponenti del governo in persona. In Germania, un processo analogo per l’assassinio del responsabile locale CNRI si e’ concluso nel 2005 con la condanna degli esecutori, tutti identificati e appartenenti all’establishement iraniano.

Intanto, a Teheran, prima la guerra Iran-Iraq, poi i contraccolpi del crollo del blocco sovietico sugli equilibri internazionali, l’infiammarsi della guerra israelo-palestinese e della questione mediorientale, l’emersione dei locali “partiti di dio” votati al martirio degli shahid, cambiano via via il tavolo della partita. Muta in Occidente anche il vento del favore e della simpatia verso gli esuli, la loro storia forse non ‘ piu’ di moda, o forse lo e’ troppo, e diventa imbarazzante.
Nel 1997, gli USA inseriscono l’OMPI nella lista dei terroristi internazionali; nel maggio 2002,  poco prima dell’invasione americana dell’Iraq,anche l’UE si adegua. Invano il CNRI sostiene che il vero motivo di tanto accanimento va ricercato nelle pressioni del regime iraniano su suoi interlocutori occidentali, tutte su base economica e affaristica.
In prima fila ci sono Gran Bretagna e Francia, due degli Stati piu’ beneficati dalle ricche commesse iraniane, per esempio nel settore automobilistico e energetico.
Due anni dopo,nel 2003, il quartier generale CNRI ad Auvers sur Oise, periferia di Parigi, sede del governo provvisorio in esilio, viene assaltato dalle forze di sicurezza francesi, e tutti i dirigenti arrestati.
Sara’ solo la mobilitazione degli abitanti di Auvers e dei comuni limitrofi, a determinare il rilascio “ per mancanza totale di prove” di tutti gli arrestati, Marjam Rajavi compresa.
IL CNRI continua a proclamare la sua difesa, supportata da chilometri di pareri giuridici e legali, controfirmati da eminenti personalita’ della giurisprudenza, della  politica e della cultura internazionali. Nessun attentato in Europa o in Occidente puo’ esserci attribuito, dicono i majaheddin, siamo vittime piuttosto che carnefici, il motivo del nostro inserimento nella “lista nera” e’ politico, il regime di Teheran colpisce la Resistenza organizzata per continuare la repressione, la violazione dei diritti dei cittadini, e colpire l’aspirazione alla democrazia che e’ fortissima nella gente.

 
La protesta degli esuli iraniani si fa sentire in tutti i luoghi istituzionali che sono loro permessi; raggiunge il Parlamento europeo dove Marjam Rajavi, piu’ volte ricevuta, denuncia la compiacenza dei governi occidentali nei confronti di un regime sanguinario e violento, ripete che l’OMPI non e’ un movimento terrorista ma un movimento di Resistenza in esilio sostenuto e radicato in Iran, e che l’unica soluzione alla “question iraniana” e’ il sostegno ad un referendum popolare per l’autodeterminazione della forma dello stato. Repubblica democratica e laica contro regime  teocratico.
Arriviamo cosi, alla fine del 2006. Con una sentenza non proprio a sorpresa, l’Alta Corte di Giustizia europea ordina agli stati di rimuovere l’OMPI dalla lista dei terroristi internazionali, e di risarcirli congruamente per il danno subito negli anni. Inizia, per gli esuli, un nuovo pellegrinaggio: da Parlamento a Parlamento, in piedi per ore davanti alle sedi istituzionali, gli iraniani e le iraniane in esilio chiedono ai governi europei l’applicazione della sentenza.
E’ cosi, che si arriva all’ultimo atto ( per ora) di questa vicenda, e cioe’ alla Risoluzione approvata dalla Commssione Esteri del nostro Parlamento, “ Una Risoluzione, dice il deputato Sergio D’Elia, primo firmatario, “che mette in discussione per la prima volta una pratica diffusa nell’Unione europea, quella di inserire nella lista nera  delle organizzazioni terroristiche nominativi in base a valutazioni politiche e diplomatiche e non di diritto”.

Lunedi prossimo, dunque, il nostro governo, vincolato dalla Risoluzione firmata oltreche da D’Elia, da Robetto Villetti (RnD), Tana De Zulueta (Verdi), Ramon Mantovani ( PRC-Sinistra europea), Alessanro Forlani (UDC), Luciano Pettinari ( Sinistra Democratica), Dario Rivolta (Forza Italia), Patrizia Tangheroni Paoletti (Forza Italia), Marco Zaccherra (Alleanza Nazionale) -, dovra’ “partecipare attivamente” al tavolo della riunione semestrale di revisione della lista, vincolato ad un doppio impegno, sostenere l’applicazione della sentenza dell’Alta Corte europea del Lussemburgo in merito alla cancellazione dell’OMPI dalla lista nera, e “accertare che il suo inserimento, come quello di altri movimenti nell’elenco delle organizzazioni terroristiche, sia realmente giustificato, tenendo conto dei rilievi mossi dalla sentenza stessa.”.
“Per noi, mi dice Sharzad Sholeh, presidente  dell’associazione Donne Iraniane Democratiche, “ieri e’ stata una grande giornata, una gornata storica. Finalmente, potremo dire ai nostri figli e alle nostre figlie che a questo mondo non c’e’ solo violenza e sopruso, c’e’ anche giustizia. Adesso ci auguriamo veramnte che esse sia fatta”.
 

Il testo integrale della Risoluzione approvata dalla Commissione Esteri

Risoluzione in Commissione
 
La III Commissione,
 
premesso che:
– con risoluzione del 2 maggio 2002, il Consiglio dell’Unione Europea ha aggiornato la lista delle persone e delle entità i cui fondi devono essere congelati nell’ambito della lotta al terrorismo, includendo in tale lista l’Organizzazione dei Mujahidin del Popolo Iraniano (OMPI);
– nei successivi aggiornamenti, l’OMPI è stata sempre mantenuta in tale lista, fino alla Decisione del Consiglio del 21 dicembre 2005 relativa a misure restrittive specifiche, contro determinate persone ed entità, destinate a combattere il terrorismo (2005/930/CE);
– il procedimento che puٍ condurre ad una misura di congelamento dei fondi ai sensi della normativa pertinente si svolge su due livelli, uno nazionale e l’altro comunitario; in un primo momento, un’autorità nazionale competente, in linea di principio un’autorità giudiziaria, deve adottare nei confronti dell’interessato sospettato o imputato di attività terroristiche una decisione che deve essere basata su «prove o indizi seri e credibili»; in un secondo momento, il Consiglio, all’unanimità, deve decidere di includere l’interessato nell’elenco delle organizzazioni terroristiche sulla base di informazioni precise che mostrano l’adozione di una decisione nazionale; in seguito, il Consiglio deve «accertarsi», a intervalli regolari, almeno una volta ogni sei mesi, che la presenza dell’interessato sull’elenco controverso «resti giustificata»;
– il 29 maggio 2006, in sede di riesame semestrale, è intervenuta un’ulteriore decisione del Consiglio dell’Unione Europea che ha mantenuto l’OMPI nella lista delle organizzazioni terroristiche i cui fondi devono essere congelati;
 
Considerato che:
– la sentenza del 12 dicembre 2006 del Tribunale di Prima Istanza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee (causa T-228/02) ha annullato la Decisione del Consiglio del 21 dicembre 2005 poichè ha constatato che «la decisione impugnata non è motivata e che è stata adottata nell’ambito di un procedimento durante il quale non sono stati rispettati i diritti della difesa della ricorrente [l’OMPI]»;
– inoltre, il Tribunale ha stabilito di «non essere in grado di effettuare il controllo giurisdizionale della legittimità di tale decisione», in quanto «il Consiglio e il Regno Unito [ammesso ad intervenire a sostegno del Consiglio] non sono stati neanche in grado di dare una risposta coerente al problema di sapere quale fosse la decisione nazionale [condizione preliminare ai sensi dell’art. 1, n. 4, della posizione comune n. 2001/931] sulla base della quale è stata adottata la decisione [del Consiglio] impugnata»;
– nel suo ricorso, l’OMPI ha sostenuto di essere stata inclusa nell’elenco controverso «sulla sola base, apparentemente, di documenti prodotti dal regime di Teheran» e che «i motivi dell’iscrizione [erano] del tutto verosimilmente diplomatici»;
 
Considerato inoltre che:
– il Tribunale di Prima Istanza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee non ha messo in discussione l’ultima Decisione del Consiglio in data 29 maggio 2006, attualmente in vigore, non perchè essa sia stata adottata a differenza delle precedenti nel rispetto o meno delle dovute garanzie (comunicazione dei nuovi elementi a carico, motivazione del mantenimento e un’audizione dell’interessato), ma sol perchè tale decisione non era oggetto del ricorso in esame;
– D’altra parte, lo stesso Tribunale di Prima Istanza ha stabilito, in linea generale, che “la motivazione di una decisione successiva di congelamento dei fondi deve indicare le ragioni specifiche e concrete per cui il Consiglio considera, in seguito al riesame, che il congelamento dei fondi dell’interessato resta giustificato” e che “non puٍ ammettere che la motivazione possa consistere soltanto in una formulazione generica e stereotipata.”
– il 30 gennaio 2007, il Consiglio dei ministri europei dell’Economia e delle Finanze ha comunicato, con una lettera ai legali dell’OMPI, di non avere intenzione di procedere alla cancellazione di tale organizzazione dalla lista, ma solo di concedere ad essa la possibilità di presentare le proprie osservazioni sul caso.
 
Considerato infine che:
– sin dai primi anni ’80, l’Italia ha riconosciuto lo status di rifugiati politici a non pochi membri dell’OMPI e della resistenza iraniana;
– in favore della cancellazione dell’OMPI dalla lista europea delle organizzazioni terroristiche si sono recentemente espressi numerosi deputati e senatori della maggioranza e dell’opposizione, e che oltre la metà dei deputati ha firmato un documento rivolto all’Unione Europea perché rispetti la sentenza della Corte di Giustizia di Lussemburgo.
 
Impegna il Governo:
 
1) a sostenere in sede di Consiglio dell’Unione Europea il pieno rispetto della sentenza del 12 dicembre 2006 del Tribunale di Prima Istanza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee (causa T-228/02).
 
2) a partecipare attivamente alla revisione semestrale di tale lista da parte del Consiglio al fine di accertare che la presenza dell’OMPI come di altre organizzazioni e individui nell’elenco delle organizzazioni terroristiche sia realmente giustificata, tenendo conto dei rilievi mossi dalla summenzionata sentenza alle precedenti decisioni del Consiglio, in particolare, per quanto riguarda la condizione preliminare di una decisione della autorità nazionale competente, l’obbligo di comunicazione e motivazione, il diritto di difesa.
14 giugno 2007
 
D’Elia  Sergio – La Rosa Nel Pugno
Villetti Roberto – La Rosa Nel Pugno
Mantovani Ramon – Rifondazione Comunista –  Sinistra europea ( capogruppo ) 
Forlani Alessandro – UDC ( Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di  Centro, capogruppo)    
Pettinari Luciano – Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo 
Zulueta Tana – Verdi ( capogruppo )
Rivolta Dario – Forza Italia 
Paoletti Tangheroni Patrizia – Forza Italia ( capogruppo )
Zaccherra Marco – Alleanza Nazionale

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