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Iran-Iraq: parlamentari di tutte le forze politiche chiedono un intervento umanitario urgente

Roma. 28 dicembre – Il Comitato italiano di parlamentari e cittadini per l’Iran libero, che comprende decine di parlamentari di tutti gli schieramenti e numerose personalità, condanna fermamente gli ultimi episodi di repressione attuati dal regime iraniano e da forze governative irachene contro gli oppositori democratici in Iran e in esilio.

In particolare, il Comitato esprime sdegno per l’impiccagione avvenuta nel carcere di Evin a Teheran all’alba del 28 dicembre, dopo brutali torture, di Ali Sarami, 63 anni, membro dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI), che aveva trascorso in totale 24 anni di carcere per motivi politici sotto il regime dello shah prima e dei mullah poi. L’ultima volta Sarami era stato arrestato nell’agosto del 2007 per aver partecipato a una commemorazione del massacro di prigionieri politici; era poi stato condannato a morte dopo la rivolta dell’Ashura nel dicembre 2009, benché non potesse avervi preso parte, per “attività pubblica contro la Repubblica islamica”, per avere “visitato Ashraf e ricevuto corsi di formazione” e per “la partecipazione a cerimonie e raduni antigovernativi a sostegno dell’OMPI”.

Il figlio di Ali Sarami, Akbar, è uno dei 3.400 esuli che vivono a Camp Ashraf, in Irak, oggetto da quasi due anni di violenta repressione da parte delle forze irachene del governo di Al-Maliki su esplicita richiesta del regime iraniano. L’esecuzione di Sarami è avvenuta unicamente per motivi politici, segno della totale incapacità del regime a rispondere in modo diverso al movimento che in tutto il Paese chiede ormai senza appello la fine del sistema clericale e la nascita di uno Stato democratico che rispetti i diritti umani, le libertà fondamentali e la parità fra i generi. Subito dopo l’esecuzione, una figlia di Ali Sarami è stata arrestata all’esterno dalla prigione di Evin.

Intanto ad Ashraf il 25 dicembre forze irachene, su ordine del comitato per la repressione di Ashraf dipendente dal primo ministro iracheno Al-Maliki, hanno intimato di lasciare l’ospedale interno di Ashraf alle otto persone lì stabilite da otto mesi per assisterne i pazienti. Il 26 dicembre forze irachene comandate dal colonnello Abdolatif, scortate da 25 veicoli cingolati, hanno attaccato i Mojahedin del Popolo presso l’ospedale ferendoli con spranghe e manganelli. Alcuni dei feriti si trovano in gravi condizioni, in particolare Behrouz Mohajer che è stato colpito ai reni . L’ospedale attualmente è accerchiato dalle forze irachene e il loro comandante vi si è stabilito.

Le forze irachene hanno anche rubato un rimorchio, una gru e altri beni che si trovavano nel terreno dell’ospedale, per un valore di circa 200.000 dollari. Continua inoltre la tortura psicologica sui residenti, in atto da mesi, con 140 altoparlanti dai quali agenti del regime iraniano minacciano giorno e notte uccisioni, incendi e deportazione.

Tutto questo costituisce gravi violazioni del diritto internazionale, e in particolare della IV Convenzione di Ginevra secondo la quale i residenti di Ashraf sono “persone protette”. Nel ritirarsi dalla provincia nel gennaio 2009, le truppe statunitensi avevano affidato tale protezione a quelle irachene, che hanno dato prova ancora una volta di non avere né la capacità né la volontà di assicurarla.

Ricordando il massacro ad opera delle forze irachene avvenuto ad Ashraf nell’estate 2009, il Comitato italiano di parlamentari e cittadini per l’Iran libero chiede pertanto al Segretario Generale dell’ONU, al Consiglio di Sicurezza, al Rappresentante speciale del Segretario Generale in Iraq e al governo degli Stati Uniti di operare con urgenza perché la protezione dei residenti di Ashraf sia riassunta dalle forze statunitensi e l’ONU istituisca un posto di monitoraggio nel campo, per prevenire una catastrofe umanitaria prima che sia troppo tardi.

Comitato Italiano di Parlamentari e Cittadini per Iran Libero
Roma, 28 dicembre 2010

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