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Iran – Iraq: Il numero dei morti provocati dal blocco sanitario ad Ashraf e Campo Liberty è arrivato a 22

Farideh Vanaee, residente di Camp Liberty e malata terminale di cancro a cui era stato negato il libero accesso ai servizi sanitari, è deceduta in Albania

Farideh Vanaee, residente di Camp Liberty, è morta mercoledì 5 Novembre 2014 dopo essere stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico in un ospedale in Albania. E’ il 22° malato che perde la vita a causa del disumano blocco sanitario imposto ad Ashraf e Camp Liberty.

 

Farideh Vanaee, 51 anni, era membro dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano e del Consiglio Nazionale della Resistenza e si era unita 36 anni fa al PMOI per combattere per la libertà. Era stata arrestata due volte, nel 1981 e nel 1986 e aveva passato più di quattro anni nelle prigioni di Evin e di Ghezel Hessar subendo tremende torture. La sorella maggiore e il cognato erano stati giustiziati nel 1981 nella prigione di Diezelabad a Kermanshah.

Negli ultimi anni e durante il disumano blocco sanitario ad Ashraf e Liberty, si era ammalata di cancro. Gli agenti iracheni avevano ostacolato ed impedito le sue cure in tutti i modi e i ripetuti reclami presentati ai funzionari delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti erano caduti nel vuoto. Il 27 Ottobre 2013 in una lettera all’Ufficio Diritti Umani dell’UNAMI aveva scritto: 

“Ho il cancro, ho subito due operazioni e sei cicli di chemioterapia negli ultimi quattro mesi. Nell’ultimo mese la mia salute è andata sempre più peggiorando, ho avuto delle emorragie e soffro di dolori tremendi. Devo subire un’altra operazione urgente e la mia attuale condizione è insopportabile. Martedì 23 Ottobre alle ore 07:00 del mattino sono andata alla clinica irachena del campo per recarmi poi all’ospedale di Yarmuk ed ho aspettato fino alle 12:30 chiedendo continuamente il motivo del ritardo della mia trasferta in ospedale, ma non sono riuscita a lasciare la prigione di Liberty e ad andarci.

“Nonostante soffro di dolori terribili, che ora sono le 10:30 del mattino di domenica 27 Ottobre e sono di fronte alla clinica dalle sette del mattino, non c’è ancora nessun movimento verso l’ospedale di Yarmuk…

“Ci è stato negato persino il più insignificante metodo di cura in funzione fino al mese scorso. Negarci le cure mediche…. significa ucciderci sotto tortura. Le squadre di osservatori dell’UNAMI sono state informate sin dall’inizio, ma purtroppo non hanno fatto nulla, eccetto guardarci morire.

“…. La squadra di osservatori è ben consapevole di ciò che è accaduto la scorsa settimana e oggi, quando dovevo andare all’ospedale di Yarmuk, ma non si sono neanche scomodati a parlare con i pazienti come me….”.

In una lettera congiunta, datata 18 Gennaio 2014, indirizzata a Gyorgy Busztin, Vice-Rappresentante Speciale del Segretario Generale dell’ONU, con altri tre pazienti aveva scritto:

“Siamo quattro malati che vivono a Camp Liberty…. affetti da malattie croniche. Dovevamo andare a Baghdad domani mattina per delle cure. Siamo stati informati stasera, attraverso la clinica irachena di Camp Liberty, che gli agenti dell’intelligence a Camp Liberty hanno proibito la presenza dei nostri interpreti e, senza nessuna ragione, non gli consentono di accompagnarci in ospedale domani.

“Per sua informazione due di noi, Khalil Pourshafai e Farideh Vanaee, soffrono di cancro e devono andare in ospedale a scadenze precise per essere curati da medici specialisti.

Dato che l’UNAMI è responsabile della salute dei residenti, le chiediamo di intervenire personalmente e di fermare questa tortura disumana contro di noi, i pazienti di Camp Liberty, i cui responsabili sono agenti dell’intelligence come il maggiore Ahmad. Noi vogliamo andare alle visite con i nostri specialisti insieme ai nostri infermieri e agli interpreti. Per amor di Dio, ditegli di smettere di torturarci!”

Questo ostruzionismo ha portato al peggioramento della sua malattia e la resa incurabile. Attraverso gli incessanti sforzi del PMOI e dei rappresentanti di Ashraf e Camp Liberty, alla fine Farideh Vanaee era stata trasferita in Albania il 18 Marzo 2014 per essere curata, ed era stata subito ricoverata in ospedale. Tuttavia, a causa dei ritardi nelle cure, diverse operazioni si sono rivelate infruttuose e dopo l’ultima operazione, durata 7 ore, è deceduta a seguito di un attacco cardiaco.

Nel sottolineare la responsabilità delle Nazioni Unite e degli Stati Uniti riguardo alla sicurezza e al benessere dei residenti e per impedire che si ripetano tali tragedie, la Resistenza Iraniana chiede misure pratiche e urgenti alle Nazioni Unite e agli Stati Uniti per la totale rimozione del blocco sanitario e per consentire ai residenti il libero accesso ai servizi sanitari.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

6 Novembre 2014

 

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