martedì, Febbraio 7, 2023
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IRAN: Il capo del progetto atomico ammette lo sfruttamento dell’accordo sul nucleare e i tentativi di ottenere una bomba

E’ necessario impedire al regime l’arricchimento dell’uranio, condurre ispezioni invasive nei suoi siti militari e civili e intervistare gli esperti nucleari

CNRI – Le dichiarazioni di lunedì 22 Agosto del capo dell’Organizzazione per l’Energia Atomica del regime iraniano (IAEO), dimostrano che sono state lasciate le porte aperte al regime teocratico per ottenere una bomba atomica grazie all’accordo sul nucleare raggiunto con le sei potenze mondiali e le ingiustificate concessioni economiche e politiche ricevute.

In un’intervista alla TV ufficiale, Ali Akbar Salehi ha ripetuto le vuote minacce fatte dal regime. Così come Javad Zarif, ministro degli esteri del regime, e Hassan Rouhani, presidente del regime teocratico, ha ripetutamente sottolineato: “La nostra massima priorità è quella di preservare il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA)” e “Abbiamo lavorato molto duramente per raggiungere il JCPOA e non l’abbiamo conquistato facilmente per perderlo facilmente”.

“Siamo in grado di riprendere un arricchimento dell’uranio del 20% al massimo in cinque giorni a Fordow”, ha detto Salehi, aggiungendo che “mantenere l’impianto di Fordow è un vantaggio del JCPOA”.

Con una vuota minaccia, più che altro per uso interno, ha detto: “Questa azione invia vari messaggi tecnici e professionali e l’altra parte comprende questo messaggio”.

E ha detto: “Avvieremo il reattore ad acqua pesante di Arak in pochi mesi, perché sono stati versati pochi centimetri di diametro e 2-3 metri di lunghezza di cemento su alcuni tubi fuori dal reattore. Possiamo rimuovere i tubi precedenti ed installare nuovi tubi”.

Salehi ha ammesso implicitamente che il regime sta sfruttando la libertà di ricerca fornita dal JCPOA per fare i preparativi per l’arricchimento dell’uranio necessario a fabbricare una bomba atomica.

“Secondo il JCPOA, possiamo fare ricerche sulle nuove centrifughe… Ora abbiamo due centrifughe IR-6 e IR-8 modernissime”, ha detto, “La loro capacità è 10 volte e 24 volte maggiore di quella dell’IR-1”.

“Inoltre abbiamo fatto grossi passi avanti nell’ambito dei propellenti nucleari”, ha aggiunto. “Naturalmente questo è un progetto a lungo termine, 10-15 anni, a cui dobbiamo guardare, ma ci stiamo lavorando duramente… solo quattro o cinque paesi hanno questa tecnologia”.

Il capo dell’Agenzia per l’Energia Atomica del regime iraniano ha anche sottolineato: “Anche nel campo delle esplorazioni e in quello minerario stiamo andando bene… La parte più strategica (del programma nucleare) è il rifornimento di materie prime, perché se materie prime come l’uranio non sono disponibili, sarà inefficace, a prescindere da quanti progressi abbiamo fatto”.

Ha poi detto che oltre alle esplorazioni e alle miniere “stiamo lavorando duramente su un propellente nucleare con varie applicazioni militari e commerciali, sul quale ha posto l’accento il parlamento”.

Oltre al loro consumo interno, le dichiarazioni di Salehi rivelano che, nonostante le restrizioni imposte dall’accordo sul nucleare, il regime sta cercando di completare il progetto per la fabbricazione della bomba sfruttando la struttura legale dell’accordo. 

Perciò, nonostante le vuote minacce di ritirarsi dall’accordo, la priorità del regime è quella di mantenerlo. In caso di un cambiamento a questo riguardo, il regime iraniano perderebbe molto e i suoi sforzi di acquisire una bomba nucleare sarebbero qualitativamente difficili, se non impossibili.

Come ha ripetutamente dichiarato in passato, la Resistenza Iraniana ribadisce la necessità dell’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, di impedire al regime l’arricchimento dell’uranio, di condurre ispezioni a sorpresa e senza condizioni in tutti i suoi impianti nucleari, sia militari che civili, e di intervistare gli esperti del nucleare.

Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana – Comitato Affari Esteri

23 Agosto 2017

 

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