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Iran: Elezione o Selezione? Quali Prospettive?

Il 26 Febbraio, si terranno due “elezioni” in simultanea in Iran: per i 290 seggi dell’Assemblea Consultiva Islamica” (Majlis o parlamento) e per gli 86 membri dell’Assemblea degli Esperti, ufficialmente incaricata di scegliere il leader supremo e di supervisionare la sua condotta.

Costituzione e leggi elettorali

La natura delle elezioni iraniane è differente da quella dei paesi democratici. La Costituzione impedisce a queste elezioni di aderire agli standards internazionali riconosciuti  e di rispecchiare le preferenze della totalità degli strati della società iraniana.

Ecco alcuni degli articoli della costituzione del regime teocratico riguardanti le elezioni.

Articolo 91: Riguarda la formazione del “Consiglio dei Guardiani” (GC), il quale è composto da sei teologi nominati dal leader supremo e sei giuristi nominati dal capo della magistratura, a sua volta nominato dal leader supremo. L’articolo recita: “Allo scopo di salvaguardare i decreti islamici e la Costituzione e per esaminare la compatibilità tra le leggi approvate dall’Assemblea Consultiva Islamica e l’Islam, un consiglio noto come il Consiglio dei Guardiani deve essere creato”.

Articolo 93: “L’Assemblea Consultiva Islamica non possiede nessuno status legale se non sussiste il Consiglio dei Guardiani”.

L’Articolo 57 dichiara che “il ramo legislativo è sotto la supervisione del Velayat-e Faqhih (il leader supremo)”. Con una revisione del 1989 della Costituzione, il potere del leader supremo è stato ampliato e il sistema è stato chiamato “il potere assoluto del Velayat-e Faqhih”.

Gli Articoli 4, 72, 85, 94 e 96 precisano che la ratifica di qualunque legge è subordinata all’approvazione del Consiglio dei Guardiani, i cui membri sono tutti, direttamente o indirettamente, nominati dal leader supremo.

Articolo 99: “Il CG ha la responsabilità di sovrintendere alle elezioni dell’Assemblea degli Esperti per la leadership, per il presidente della repubblica, per l’Assemblea Consultiva Islamica e per il ricorso diretto all’opinione popolare e al referendum”.

L’Articolo 26 afferma che i partiti politici non devono violare “le leggi islamiche” e l’Articolo 27 consente le assemblee e le riunioni solo “se non violano i principi e i fondamenti islamici”. Di conseguenza nessun gruppo di opposizione può esistere nel paese e pertanto nessuna opposizione parteciperà alle prossime elezioni. In altre parole questa è un’elezione che si svolgerà unicamente all’interno del regime e tra quelli fedeli al sistema.

L’Articolo 98 della Costituzione afferma che il GC è responsabile dell’interpretazione della Costituzione allorquando e laddove un’interpretazione dovesse rendersi necessaria.

La procedura di controllo

Ogni candidato deve registrarsi presso il Ministero degli Interni entro una data precisa. Dopodiché quattro organi iniziano la procedura di controllo: il Ministero dell’Intelligence e la Sicurezza, la Magistratura, la Sicurezza Statale e il Pubblico Registro. L’organo più importante è il MOIS. Il Ministero degli Interni annuncia i risultati del primo giro di controlli e chiunque venga scoperto a non possedere anche la minima non-conformità viene squalificato. La procedura di controllo prosegue con il GC, l’organo fondamentale in questo processo.

La completa lealtà verso il leader supremo è il requisito essenziale per il processo di selezione.

L’Articolo 28 della legge elettorale per il parlamento, afferma che i candidati devono “credere ed aderire all’Islam e al sacro sistema della Repubblica Islamica nei fatti” e “dichiarare la loro lealtà alla Costituzione e al principio progressista del Velayat-e Faqhih”.

Nel 1991 il GC ha pubblicato la sua interpretazione del suo ruolo nell’ambito delle elezioni, affermando che “la supervisione menzionata nell’Articolo 90 della Costituzione è di tipo approvatorio e riguarda tutte le fasi delle elezioni, compresa quella dell’approvazione o della squalifica dei candidati”.

Il 5 Ottobre 2015 Ahmad Janati, segretario del GC, è andato oltre affermando che la fede e l’aderenza dei candidati devono essere “incrollabili”. Riferendosi ai seggi nel parlamento iraniano ha detto: “Queste posizioni appartengono agli hezbollah, ai rivoluzionari e agli individui preposti (non a tutti). Il GC non permetterà a coloro che non credono in maniera incrollabile nel sistema, nella Costituzione della Repubblica Islamica, nella linea dell’Imam e nella linea del Velayat-e Faqhih di entrare in parlamento… Questo Consiglio non ascolterà nessun altro oltre il leader e applicherà la legge nell’approvare o squalificare i candidati alle prossime elezioni”.

Perciò, persino all’interno del regime, tra quelli che credono nel sistema e sono leali al leader supremo, solo coloro che potranno dimostrare che la loro fede e la loro condotta è “incrollabilmente” in linea con il potere assoluto del leader supremo, potranno partecipare alle elezioni. Inoltre, quelli nominati dal leader supremo decidono chi risponde a questi criteri e quindi chi può essere un membro del parlamento.

Le elezioni di quest’anno in cifre:

Elezioni parlamentari

Per le prossime elezioni parlamentari si sono registrati 12.123 candidati per 290 seggi. Nella prima fase le delegazioni di cinque membri nominate dal GC hanno esaminato l’eleggibilità dei candidati. In questa fase le delegazioni hanno respinto 7.403 candidati perché non rispondenti ai criteri stabiliti dalla legge per la partecipazione alle elezioni.

Quelli legati al leader supremo Ali Khamenei sono stati immediatamente approvati. Di contro, quelli che si potrebbero ampiamente definire legati alla fazione Rafsanjani-Rouhani sono stati per la maggior parte respinti. Un importante portavoce di questa fazione ha detto che a Tehran, su 760 candidati legati a loro, solo quattro sono stati accettati e che su oltre 3000 candidati in tutto il paese, ne sono stati accettati 30. circa 50 membri del parlamento sono stati ritenuti ineleggibili nonostante attualmente siedano in parlamento e  siano candidati alla rielezione.

Elezioni dell’Assemblea degli Esperti

Su 810 candidati all’Assemblea degli Esperti, solo 165 sono stati accettati. In nove circoscrizioni è rimasto solo un candidato indiscusso. Non una sola donna è stata accettata, dato che la posizione ufficiale del regime è che le donne non hanno la competenza per partecipare al processo decisionale riguardante il leader supremo.

Il processo di riesame

In base alla legge, coloro che sono stati respinti per entrambe le elezioni nella prima fase, hanno il diritto di presentare appello. Ma l’appello viene esaminato dal GC, che è lo stesso organo che ha già respinto i candidati attraverso le sue delegazioni esaminatrici. Il GC ha riesaminato il caso di coloro che hanno fatto appello contro la loro precedente decisione e deciso di accettare il 15% di quelli che erano stati respinti. Ma 147 candidati inizialmente accettati dalle delegazioni esaminatrici del GC sono stati respinti durante il processo di riesame. Pertanto sono stati accettati 6.300 candidati su 12.123, il che significa che metà dei candidati sono stati respinti.

Fattori decisivi nelle elezioni iraniane

Le elezioni in Iran non vengono decise dalla libera volontà del popolo, perché quelli che vengono accettati a candidarsi rappresentano solo una piccolissima porzione della popolazione iraniana, vale a dire i membri dell’IRGC e altri che hanno un interesse personale nel regime e sono completamente fedeli al potere assoluto del leader supremo.

Pertanto le elezioni vengono decise da un equilibrio di potere interno tra le solite antiche fazioni, ritenute da alcuni necessarie alla sopravvivenza del sistema. Il primo obbiettivo di tutte le fazioni è quello di mantenere lo status quo nel regime teocratico. Nelle elezioni presidenziali del 2013 Rouhani era il candidato meno preferito del leader supremo. Ma, sotto la pressione delle sanzioni internazionali e per paura di un’altra rivolta popolare simile a quella del 2009, Khamenei, con riluttanza, ha accettato Rouhani, sebbene da allora egli abbia cercato di approfittare di Rouhani in campo internazionale per ottenere più concessioni dalle potenze occidentali.

Le elezioni di quest’anno e le loro ripercussioni, sono importanti per il regime per molte ragioni.

1. La spaccatura ai vertici del regime

Esiste una grave spaccatura all’interno dell’establishment del regime. Da un lato Khamenei, gran parte dell’IRGC e di altre fondazioni ed istituti finanziari e religiosi sono tutti in fila per preservare lo status quo. Dall’altro lato Rouhani e l’ex-presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, con l’appoggio di individui o gruppi già epurati dal regime, sono in fila per chiedere la loro parte di potere.

Rafsanjani e Rouhani sperano di conquistare la maggioranza in parlamento e di rafforzare anche la loro posizione nell’Assemblea degli Esperti. Ma con la squalifica dei loro candidati sembra improbabile che ci riescano. Questa non è la prima volta che Khamenei sradica la sua fazione rivale in vista di importanti elezioni. Ha fatto esattamente lo stesso nel 2005, quando ha manovrato Mahmoud Ahmadinejad verso la presidenza. Ma dato che il regime sta affrontando una crisi peggiore di quella di 11 anni fa, le conseguenze di una purga totale potrebbero essere devastanti per il regime.

2. Crisi economica e regionale

Il regime teocratico è coinvolto in molte guerre esterne, in particolare in Siria. Allo stesso tempo sta affrontando le ripercussioni dell’accordo sul nucleare in patria, vale a dire il non essere riuscito a soddisfare le grandi aspettative di miglioramento delle condizioni economiche in un momento in cui la popolazione è sempre più scontenta. La presenza attiva dell’IRGC nella guerra siriana e la crescita del numero delle perdite già subite, sta avendo conseguenze scoraggianti in patria, persino tra i familiari delle Guardie.

Khamenei e i suoi funzionari stanno disperatamente tentando di difendere la loro partecipazione alla guerra civile siriana e di giustificare le perdite dicendo che la guerra arriverà in Iran se non verrà combattuta in territorio straniero. Ciò spiega la paura del regime per il rovesciamento del dittatore siriano Bashar al-Assad. Inoltre la guerra in Siria, il supporto ad Hezbollah, alle milizie sciite irachene e ad altri gruppi terroristici, sta mettendo sotto pressione il regime.

Nonostante tutta la retorica del regime e l’apparente impazienza dell’Occidente di riallacciare i rapporti con l’Iran, la situazione economica non è cambiata per il popolo iraniano. Inoltre la continua stagnazione e l’instabilità stanno contribuendo ad accrescere i dubbi tra le aziende occidentali sulle prospettive dei loro investimenti a lungo termine in Iran. Un economista pro-regime ha previsto che “queste elezioni potrebbero rimandare la fine della recessione di due anni. Trasformandosi così in un nuovo pantano per l’economia iraniana, per il governo e l’apparato politico del regime”.

3. La lotta per la successione

Le prossime elezioni sono particolarmente importanti per l’età e i malanni di Khamenei, che rendono piuttosto probabile che la prossima Assemblea degli Esperti dovrà occuparsi di eleggere il prossimo leader supremo. Khamenei è stato ricoverato in ospedale l’8 Settembre 2015 e si è detto che doveva essere sottoposto a “un intervento alla prostata”. La notizia di questa situazione è stata intenzionalmente pubblicizzata dal suo ufficio, ma alcune notizie non confermate suggeriscono che potrebbe soffrire di un cancro in stadio avanzato.

Inoltre ci sono notizie che indicano come Khamenei desideri che il suo successore venga scelto mentre lui è ancora vivo. Secondo una notizia ottenuta dal fonti vicine all’IRGC, Khamenei avrebbe detto a molti alti esponenti del regime, come Rafsanjani e il comandante in capo dell’IRGC Mohammad Ali Jafari: “Dopo di me, sarà molto più difficile raggiungere il consenso sul mio successore. Perciò questa questione deve essere risolta mentre sono ancora in vita.” Rafsanjani ultimamente ha parlato della possibilità di creare un consiglio della leadership per sostituire solo il leader supremo, cosa che non è in linea con le preferenze di Khamenei.

Le faide tra le fazioni

Le faide tra le varie fazioni sono attualmente molto intense. Ma contrariamente alle percezioni erronee che si hanno in Occidente, incoraggiate dal regime e dai suoi difensori, questa faida non è una competizione tra i moderati e gli intransigenti. Questa percezione erronea dimostra la mancanza di conoscenza della situazione iraniana e del regime iraniano.

La disputa principale non è tra riforme e status quo o tra due diverse scuole di pensiero, ma è un riflesso dell’aggravarsi delle crisi e del fallimento del regime nel risolverle o persino nel contenerle. Quindi la disputa è su differenze tattiche su come preservare meglio il sistema.

Questa disputa scaturisce da una crisi esistenziale, con ciascuna fazione che afferma che l’atteggiamento dell’altro porterà al rovesciamento del regime. La fazione Rafsanjani-Rouhani chiede di avere la sua parte di potere e alcune manovre tattiche per preservare la sopravvivenza del regime, mentre Khamenei avverte ripetutamente che qualunque apertura verso il mondo esterno e, ancor più importante, qualunque apertura interna, porterà alla fine della Repubblica Islamica.

Il paradosso è che entrambe le fazioni hanno ragione. Questo è il paradosso e il dilemma che sta affrontando il regime. Non può preservare lo status quo ancora a lungo, ma non può neanche permettersi un cambio di rotta.

Conclusione

A prescindere da quale fazione avrà il sopravvento, il risultato delle elezioni sicuramente aggraverà la crisi interna al regime. Se Khamenei riuscirà nel suo intento di escludere l’altra fazione, vorrà dire che il governo di Rouhani diventerà più debole nel conflitto interno e meno in grado di avere qualunque impatto sulle politiche e le condotte del regime. Questo risultato alla fine indebolirà il regime in due modi:

Primo: ridurrà ulteriormente la base del regime e creerà maggior risentimento all’interno del regime e tra le istituzioni religiose.

Secondo: una ovvia purga metterà probabilmente fine all’illusione di moderazione all’interno del regime teocratico. Questo renderà persino più improbabile per il regime essere in grado di approfittare dell’accordo sul nucleare, dato che i governi occidentali troveranno difficile offrire ulteriori concessioni al regime.

Dall’altro lato se Khamenei non riuscisse ad epurare con successo l’altra fazione, la spaccatura nella leadership del regime potrà solo allargarsi, il che potrebbe creare un’opportunità di apertura per il popolo e scatenare delle proteste di massa contro il regime in tutto il suo complesso. Questo è l’incubo di Khamenei.

In breve, Khamenei sembra essere intrappolato tra l’incudine e il martello. Qualunque direzione prenderanno le elezioni, il perdente sarà tutto il regime nel suo complesso.

 

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