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Iran, ecco i piani del nucleare

Del resto, i primi a smentire, con documenti e dati inoppugnabili, gli obiettivi dichiarati della politica energetica di Teheran sono stati i dissidenti e, in particolare, il Consiglio della resistenza iraniana (presieduto dalla combattiva Maryam Rajavi), che ha sede a Parigi
Aldo Forbice   30 Novembre 2005

ImageLa troika europea (Francia, Inghilterra e Germania) continua faticosamente a negoziare con Teheran, ma i risultati sono deludenti. Qualche giorno fa il Consiglio dei governatori dell’Aiea (Agenzia dell’Onu per l’energia atomica) a Vienna ha constatato che non si riesce ad andare avanti sulla strada del chiarimento delle scelte nucleari iraniane perché i paesi non allineati si sono rifiutati di consegnare importanti documenti nucleari di Teheran alle cinque maggiori potenze dotati di armi atomiche (Gran Bretagna, Usa, Francia, Cina e Russia).

Il Consiglio dell’Aiea ha anche deciso di rinviare il deferimento dell’Iran al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite per consentire alla diplomazia russa di condurre un altro tentativo con il governo di Ahmadinejad per sbloccare i negoziati in questo momento impantanati per l’intransigenza degli ayatollah.
Del resto l’Aiea aveva già accertato nel settembre scorso la violazione del trattato di non proliferazione nucleare da parte dell’Iran. Lo stesso commissario europeo Jenkins ha insistito, nel suo intervento a Vienna, sul compromesso proposto dalla Russia (la possibilità di arricchire l’uranio sul territorio russo), sottolineando che "qualsiasi ripresa delle attività di arricchimento d’uranio a Natanz peggiorerebbe seriamente la situazione causata dalla ripresa delle attività ad Isfahan (il sito dove avviene la conversione nucleare)". In ogni caso Jenkins ha messo seriamente in dubbio che "il programma nucleare dell’Iran sia pacifico". Del resto, i primi a smentire, con documenti e dati inoppugnabili, gli obiettivi dichiarati della politica energetica di Teheran sono stati i dissidenti e, in particolare, il Consiglio della resistenza iraniana (presieduto dalla combattiva Maryam Radjavi), che ha sede a Parigi. Infatti, una buona parte delle informazioni sui siti e sulla politica nucleare iraniana proviene dalla rete di combattenti per la resistenza da tutte le regioni della repubblica islamica. Per questa attività i giovani, studenti e operai, rischiano di venire impiccati su delle gru mobili nelle piazze delle città iraniane (una pratica che si è intensificata negli ultimi mesi da quando il falco Ahmadinejad è diventato presidente della repubblica). Nella migliore delle ipotesi vengano arrestati, torturati e lasciati per molti anni in carceri disumane.
Ora perٍ da varie fonti siamo in grado di rivelare nuove notizie sui piani nucleari degli ayatollah (fra queste vi sono anche le informazioni fornite da Alireza Jafarzadeh, presidente del Strategic Policy Consulting di Washington).
Innanzitutto da tempo è in costruzione a Teheran una rete di tunnel (il più importante si chiama Parchine) con lo scopo principale di creare una diversificazione nella dissimulazione di impianti nucleari. Tutti i siti nucleari sono costruiti a grandi profondità in molte località del vasto territorio iraniano. Alcuni di questi tunnel sono stati attrezzati per costruire missili, che possono essere dotati di testate nucleari. Nella costruzione di questa rete di tunnel il regime iraniano si è avvalso della collaborazione di esperti della Corea del Nord, mentre la tecnologia nucleare è di origine pakistana, applicata in particolare per l’arricchimento dell’uranio e del plutonio nei siti sotterranei di Natanz e Areak e in quelli di Parchin e Lavizan.
Questa tecnologia è stata creata da Abdul Qader Khan, considerato il padre dell’atomica pakistana e da anni ritenuto il principale responsabile del trasferimento della tecnologia nucleare, non solo all’Iran, ma anche alla Libia, alla Corea del Nord (e più recentemente anche all’Egitto, Arabia Saudita, Algeria e Siria).Da qualche tempo l’Iran ha accelerato il programma di costruzione di missili. Il ministero della Difesa, su disposizione della "Guida suprema" Ali Khamenei ha occupato una vasta zona di sei chilometri per 20 nell’est di Teheran (tra il parco Ghazai, Parchine ed Hessar Amir, Hamsin e il villaggio di Totchal).Ed è proprio in questa immensa zona supercontrollata (Khojir) che sono stati ubicati i siti per la produzione di missili e testate nucleari, collegati con la rete di tunnel sotterranei, che si trovano anche sotto la montagna. La costruzione di questi impianti e infrastrutture è cominciata subito dopo la fine della guerra con l’Iraq nel 1989 e vi sono state investite ingenti risorse finanziarie ricavate dalla vendita del petrolio. Hemmat Industries Group factory, la filiale più importante di "Aerosplace industrie group" (grande azienda che costruisce missili, di proprietà statale), si trova in questa zona e produce attualmente missili Shahab-1, Shahab-2, Shahab-3 e Ghadar.La catena di produzione di questi due ultimi missili, che possono essere dotati di testate nucleari, si trova vicino alla rete dei tunnel garantendo, assicurando una loro maggiore sicurezza in caso di attacchi aerei. Il missile Shahab 3, che viene costruito in grandi quantità, ha una portata da 1300 a 1900 chilometri, mentre il Ghader puٍ raggiungere 2500- 3000 chilometri.La sezione più importante della "catena di montaggio" del missile si trova nelle industrie Movahed (qui si costruisce la fusoliera). L’assemblaggio finale avviene in una galleria di mille metri di lunghezza per 12 metri di larghezza nell’area di Khojir e delle montagne di Bar Jamali.
La prima parte del lungo tunnel è stata costruita tra il 1989 e il 1992, le altre parti tra il 1993 e il 1997. Si tratta di una piccola città sotterranea, con apparecchiature e impianti molto sofisticati e ampi depositi per conservare i missili. Data l’estrema riservatezza del sito vi possono accedere solo i tecnici e gli addetti alla sicurezza.Vi sono altri tunnel simili a questo, superattrezzati, ma la loro lunghezza varia da 150 a 300 metri. Alcune gallerie si trovano nella montagna Khak Sefid, al nord del complesso di Khojir e non tutti possono essere visibili con i satelliti. Una delle industrie di Stato, "Bakeri"( filiale della "Aerospace Organization") produce in cinque sedi di questa località missili terra-terra, fra cui il Fateh 110, il Nلzeat e Zolqadr.Vi si accede solo con strade militari e ferrovie riservate all’esercito (Teheran- Parchine). In gallerie segretissime sono stati trasferiti la maggior parte degli impianti di Shian-Levian in seguito alla divulgazione del nome della località. Attualmente il responsabile di Hemmat Industries Group è Nasser Maleki, uomo di strettissima fiducia del regime e dell’attuale presidente; il precedente direttore, Danech Ashtiani, era il generale dei "Guardiani della rivoluzione". Ahmadinejad ha ora deciso di intensificare i programmi nucleari, paralizzando con mille pretesti il negoziato con la troika europea. I fatti hanno dimostrato che la politica di indecisione permanente della Ue ha finito col rafforzare il regime iraniano.Forse, come chiedono i dissidenti del Cnri, la parola definitiva dovrà essere pronunciata dall’Onu, prima che i falchi prendano il sopravvento mettendoci di fronte alla ineluttabilità di un’altra sanguinosa guerra.   Aldo Forbice

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