mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Iran : Chi lotta per la democrazia non è mai terrorista

di Mario Lana

ImageUmanitaria 2006- Non è la prima volta e, purtroppo, non sarà l’ultima, che combattenti per la liberazione del loro paese vengono definiti terroristi e fuorilegge. Non mancano, anche in Italia, esempi, da Giuseppe Garibaldi a Cesare Battisti, a quei partigiani che venivano etichettati come banditen dall’esercito tedesco che occupava il nostro paese. La cosa assurda è che i combattenti di cui parliamo, cioè i Mojahedin del popolo, fanno parte di un Consiglio della resistenza iraniana nel cui programma politico non solo si afferma l’adesione piena a tutte le Convenzioni e trattati internazionale, ma si pone l’obiettivo di una separazione tra Stato e religione come premessa di una società democratica, tollerante e pluralista.

Regime integralista

Lo stato contro cui lottano e che vorrebbero cambiare, non abbattere, è, invece, governato da un regime integralista, repressive e medievale, la cui pericolosità è drammaticamente emersa anche nelle ultime dichiarazioni del presidente iraniano a proposito dell’uranio e più volte condannato dalla comunità internazionale e dalla stessa Unione europea che, però, ha iscritto questo organismo della resistenza iraniana nella lista antiterrorista in applicazione delle risoluzioni n.930 e 931 del Consiglio di sicurezza dell’Onu del 27 dicembre 2001 e del conseguente regolamento adottato anch’esso il 27 dicembre 2001.
Vediamo, in breve, perchè la decisione adottata dalla Ue non appare convincente e si rivela, anzi, profondamente ingiesta nei confronti dei combattenti della resistenza iraniana. I motivi di perplessità possono essere, sia pure sommariamente, individuati come segue:
1) non è stata presa in considerazione la distinzione tra attività terroristiche e lotta di liberazione fondata sul principio di autodeterminazione dei popoli;
2) neppure è stata tenuta presente la distinzione tra attività terroristica e attività insurrezionale;
3) la decisione è stata adottata senza un accertamento effetivo delle caratteristiche dell’organizzazioe interessata;
4) è stato violato il diritto, previsto dall’art.II-101 del trattato costituzionale europeo, di ogni individuo ad essere ascoltato prima che nei suoi confronti venga adottata un provvedimento che gli rechi pregiudizio;
5) non sono imputabili all’Ompi ( Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano ) atti qualificabili come terroristici secondo le convenzioni internazionali, quali dirottamenti aerei, attentati alla sicurezza dell’aviazione e della navigazione civile, attentati contro persone internazionalmente protette, cattura di ostaggi, ecc.
L’Ompi è un movimento organizzato e strutturato, non una formazione clandestina, lotta contro la dittatura, politicamente fuori dall’Iran e con azioni militari all’interno del proprio paese, non percostringere indebitamente, cosi come prevedono le convenzioni internazionali, i poteri pubblici a compiere o non compiere determinati atti, ma, anzi, per stabilire un sistema democratico e laico, rispettoso dei diritti umani. Di fronte a questa situazione paradossale, rispetto alla quale vi è da lamentare, da un lato, la mancanza di adeguate garanzie giuridiche dei diritti dei soggetti accusati di terrorismo e, dall’altro, la natura non trasparente e del tutto arbitraria delle procedure di inclusione nella lista, si è da tempo mobilitata l’opinione pubblico europea, attraverso prese di posizione della magioranza dei parlamenti di numerosi paesi, tra i quali l’Italia, e valutazioni espresse da giuristi nel corso di molteplici conferenze internazionali cui ha partecipato l’Unione forense per la tutela dei diritti dell’uomo.

L’Ue deve rivedere la sua posizione

È da sperare che la pressione esercitata da tutti noi e la preoccupazione per il persistere del comportamento irresponsabile del governo iraniano convincano l’Ue a rivedere una decisione cosi penalizzante per i resistenti iraniani, restituendo loro l’onore che meritano tutti i combattenti per la libertà. Un punto, comunque, rimane fermo. Noi militanti per i diritti umani non potremo mai accettare che interessi economici o geopolitici strategici prevalgono sulla salvaguardia dei diritti fondamentali.

Mario Lana

Presidente dell’Unione Forense per la tutela dei diritti umani

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