lunedì, Gennaio 30, 2023
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In occasione del mese del Ramadan, Maryam Rajavi chiede la formazione di un fronte unito contro il regime iraniano, il terrorismo e il fondamentalismo che controlla nella regione

La conferenza chiede sicurezza per i residenti di Liberty ed il loro ritorno ad Ashraf

CNRI – Sabato 3 Agosto, in occasione del mese sacro del Ramadan, i rappresentanti di paesi arabi e islamici, insieme ai rappresentanti delle comunità islamiche dei paesi europei, hanno messo in guardia contro la crescente ingerenza del regime dei mullah nei paesi di tutta la regione. Hanno anche sottolineato la necessità di solidarietà contro questo regime che è il primo paese sponsor del terrorismo, il principale promotore del fondamentalismo e della dittatura religiosa nel mondo di oggi ed il fattore più importante nel seminare discordia e scatenare guerre tra i musulmani.

Hanno partecipato a questa conferenza, tenuta dal “Comitato arabo-islamico in difesa di Ashraf,” le delegazioni di 30 paesi del Medio Oriente e Nord Africa come: Siria, Egitto, Iraq, Giordania, Palestina, Algeria, Marocco, Tunisia, Yemen, Kuwait, Bahrein, Afghanistan, Azerbaijan  ed anche Francia e Italia.

 

Gli intervenuti alla conferenza, svoltasi in contemporanea alla nomina ufficiale del nuovo presidente dei mullah Hassan Rouhani, ha ribadito che Rouhani, passato attraverso il filtro del Consiglio dei Guardiani di Khamenei, è stato compartecipante in tutti i crimini commessi dal regime. Non sarà mai in grado di cambiare le politiche del regime iraniano perché qualunque vero cambiamento porterebbe definitivamente  al rovesciamento di tutto il regime nel suo complesso. Hanno affermato che il cambiamento di regime può solo essere conquistato dalla sua alternativa democratica, cioè il popolo e la sua resistenza organizzata.

Tutta la conferenza, presieduta da Sid Ahmed Ghozali, ex-primo ministro dell’Algeria e presidente del Comitato arabo-islamico in Difesa di Ashraf, ha espresso in blocco il suo sostegno ai residenti di Ashraf e Liberty ed ha chiesto il ritorno dei residenti di Liberty ad Ashraf e la loro sicurezza.

Numerosi illustri personaggi politici americani ed europei hanno tenuto i loro discorsi a questo evento. Come Tom Ridge, il primo segretario americano per la sicurezza nazionale ed ex-governatore della Pennsylvania. In  un messaggio il vice-presidente iracheno Tareq al-Hashemi, riferendosi agli attacchi missilistici a Camp Liberty per mano delle forze paramilitari affiliate al regime del velayat-e faqih che appoggiano il governo di Nouri al-Maliki, ha detto: “Le Nazioni Unite avrebbero dovuto intervenire obbligando il governo di Nouri al-Maliki o a fornire sicurezza ed una vita dignitosa in questo campo o a chiuderlo completamente e riportare i suoi residenti a Campo Ashraf. Sebbene quest’ultima scelta sia la più praticabile, le Nazioni Unite non sono riuscite ad intraprendere qualunque azione di sorta.”

Tra gli intervenuti a questo evento ci sono stati: l’ex-primo ministro algerino Sid Ahmed Ghozali e Anissa Boumedienne, ricercatrice, esperta di Islam ed ex-first Lady algerina durante la presidenza di Houari Boumedienne; il parlamentare Giordano Mohammad al-Haj Mohammed; il generale di brigata Abdul- Ala al-Na’imi, un comandante dell’Esercito Libero Siriano e capo del Consiglio Militare della provincial di Jolan; Mohamed al-Oreibi, ex-ministro degli esteri egiziano,  Atef Makhalif e Majedeh Yousef, parlamentari egiziani; lo sceicco Tayseer Tamimi, ex-giudice capo dell’Autorità Palestinese; la parlamentare marocchina Fat’hiya Bakkali; Robert Torricelli, ex-senatore U.S.A.; Tahar Boumedra, ex-capo dell’Ufficio per i Diritti Umani dell’UNAMI e funzionario incaricato del caso Ashraf alle Nazioni Unite; Yves Bonnet, governatore ed ex-capo dell’organizzazione francese anti-terrorismo (DST) e Mons. Jacques Gaillot, vescovo francese progressista; Kak Baba Sheikh Hosseini dell’Organizzazione per la Lotta del Kurdistan Iraniano (Khebat); Khalil Meron, direttore della moschea di Evry e Dahu Meskin, direttore della moschea di Réussite; lo sceicco  Dramé, vice-presidente della Federazione degli Africani Musulmani in Francia; Saer al-Haj, capo della corrente “Siria Future”,  Kalthoum Kennou, giudice tunisino e Falak al-Jamani, parlamentare giordano. Tahiya Lehabib, capo del Sindacato delle Donne e presidente del partito Amal della Mauritania; Zahra Tokhi Zaboli, membro del Parlamento dell’Afghanistan; Souad Sbadi, ex-parlamentare italiana e Awa Nadiya, capo della ONG “Espace Afrique International” di Ginevra hanno parlato a nome delle donne intervenute.

In questo meeting Maryam Rajavi, Presidente-eletto della Resistenza Iraniana ha chiesto a tutti i musulmani di riunirsi in un fronte unito contro questo regime e contro il terrorismo ed il fondamentalismo che istiga. Ha detto: “Questo regime è nemico di tutti i musulmani, di tutte le nazioni arabe ed islamiche e il più tremendo nemico di Dio e del popolo.”

“I seguaci di tutte le religioni e di tutte le fedi, dagli sciiti ai sunniti, gli studiosi e gli illustri religiosi del mondo islamico, le figure politiche, i leaders tribali e i leaders dei partiti politici di tutte le correnti appartengono a questo fronte, poiché questa è una lotta contro il nemico dell’esistenza e l’essere di tutti i musulmani e di tutti i popoli della regione,” ha aggiunto.

Maryam Rajavi ha definito l’unità e la solidarietà contro il regime del velayat-e faqih, il fattore più significativo per neutralizzare e sventare i complotti del regime e ha detto che a questo regime non dovrebbe essere permesso di usare le divisioni settarie religiose per mettere una parte contro l’altra.

Ed ha aggiunto: “Le magnifiche battaglie della nazione siriana e le proteste del popolo iracheno hanno stretto all’angolo il fronte dispotico e reazionario guidato dal regime teocratico in Iran. La democrazia nella regione è la più grande minaccia al regime del velayat-e faqih in Iran. Ciononostante, fino alla loro caduta, i mullah non rinunceranno alla loro ingerenza, alla provocazione e a fomentare le guerre in tutta la regione. Questo regime sta cercando di distruggere ogni aspetto del processo democratico nella regione. Alcuni ritengono, erroneamente, che il regime iraniano cerchi di imporre il dominio degli sciiti sui sunniti. In realtà, il regime intende espandere la sua sfera di influenza e la sua egemonia nella regione allo scopo di preservare la sua fragile presa sul potere a Tehran. A questo scopo i mullah impiegano una varietà di tattiche ingannevoli e disumane. Per loro né il sangue degli sciiti, né quello dei sunniti, né quello di qualunque altro essere umano ha alcuna santità.”

“Il fondamentalismo e la tirannia sotto il vessillo della religione, sconfitta socialmente e culturalmente a seguito delle lotte del popolo iraniano e dei loro pionieri Mojahed, sta ora scontrandosi con la resistenza in altri paesi della regione, grazie alle sollevazioni dei popoli di quei paesi. In tali circostanze, fornire una alternativa adeguata, politicamente degna, culturale e religiosa alla dittatura teocratica in Iran è divenuto più imperativo che mai. Una vera soluzione in grado di accantonare completamente il modello del fondamentalismo e mostrare la vera immagine dell’Islam come religione di libertà, giustizia, tolleranza e uguaglianza. Questa è l’interpretazione dell’Islam in cui crede il PMOI ed è fondata sulle verità dell’Islam. Questo è un modello che difende la sovranità popolare e l’uguaglianza dei sessi. Che vuole la separazione tra stato e chiesa e chiede la tolleranza con il rispetto per i seguaci di altre religioni. Che difende i diritti umani, che vuole la prosperità sociale e il progresso nella conoscenza e nella tecnologia,” ha detto il Presidente-eletto della Resistenza Iraniana.

Maryam Rajavi ha continuato invitando tutti i musulmani del mondo ed in particolare le nazioni arabe ed islamiche della regione a levarsi a sostegno dei Mojahed combattenti per la libertà ad Ashraf e Liberty e ha detto: “Trattenere questa popolazione di rifugiati indifesi in un campo di sterminio equivale a commettere un crimine perciò devono essere immediatamente riportati ad Ashraf dove saranno più al sicuro.”

Maryam Rajavi ha precisato: “Sin dal primo giorno, abbiamo detto in faccia al nuovo presidente che qualunque vero cambiamento richiede libertà di parola, diritti umani, rilascio dei prigionieri politici, libertà di associazione politica, interruzione delle politiche intransigenti in Siria ed Iraq e abbandono del progetto atomico. Questo sono i criteri dai quali i mullah sono incredibilmente terrorizzati. Sono ancora sullo stesso cammino di sconfitta. Perciò, la soluzione alla questione iraniana e la via per ottenere la pace, la fratellanza e l’amicizia nell’intera regione è il rovesciamento del regime del velayat-e faqih per mano del popolo iraniano e della Resistenza Iraniana.”

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

3 Agosto  2013

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