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Il vicepresidente Mike Pence: gli Stati Uniti sono dalla parte del popolo iraniano

Di Shahriar Kia

Domenica, in un’intervista al programma “Face the Nation” dell’emittente radiotelevisiva statunitense CBS, il vicepresidente Mike Pence ha dichiarato che il governo degli Stati Uniti mira a schierarsi dalla parte del popolo iraniano.

Alla domanda su quale sia la strategia degli Stati Uniti di fronte alle minacce avanzate dal regime iraniano il vicepresidente Pence ha risposto: “Ciò che vogliamo è schierarci con il popolo iraniano; migliaia di iraniani si sono radunati Venerdì davanti alla Casa Bianca e decine di migliaia di loro si sono riversati nelle strade di tutto il paese durante lo scorso anno, noi vogliamo essere dalla loro parte, per vedere l’Iran fare progredire, avanzare verso il futuro ed abbracciare la libertà. Se da una parte rimaniamo fermi contro gli Ayatollah, dall’altra nutriamo le più forti speranze per il popolo iraniano.”

Il vicepresidente Pence ha aggiunto che per 40 anni, il regime iraniano ha propagato il terrore: “I mullah sono alla guida dello stato leader nel finanziamento del terrorismo nel mondo. Le cose devono cambiare, e l’America continuerà a schierarsi, risoluta, col popolo iraniano, affinché esso possa avere un futuro migliore.”

Venerdì 21 Giugno migliaia di irano-americani, simpatizzanti del principale gruppo democratico di opposizione, i Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI o MEK), hanno marciato dal Dipartimento di Stato alla Casa Bianca, in solidarietà con le proteste in Iran per un cambio di regime.

La presidente eletta dell’opposizione, la Sig.ra Maryam Rajavi, ha asserito in un videomessaggio destinato al raduno, che le affermazioni del regime iraniano circa l’esistenza di una “Squadra B” americana non sono che una copertura per la propria “Squadra Bomba”. Gli esempi delle loro maligne attività variano dalla ricerca della bomba atomica alla detonazione di bombe in Albania e Francia, passando per il bombardamento di petroliere nel Golfo Persico, l’abbattimento di droni statunitensi, gli attacchi missilistici all’Arabia Saudita e l’attacco all’ambasciata americana a Baghdad. La Sig.ra Rajavi ha sottolineato che non chiamare i mullah a rispondere dei propri crimini equivale ad incoraggiarli, come dimostrano chiaramente il lancio di missili Katyusha a Mosul e Basra e l’attacco missilistico ad un drone americano.

Reiterando che il regime clericale è la principale causa di guerra e crisi nella regione, la Sig.ra Rajavi ha aggiunto: “La vera domanda nell’affrontare il fascismo religioso al potere in Iran è se scegliere l’accomodamento o la fermezza. Nonostante il fatto che il regime sia da 40 anni in guerra con il popolo iraniano e con il mondo, coloro che continuano a trarre benefici dall’allarmismo circa incombenti guerre e dal dissuadere la comunità internazionale dall’essere risoluta, incoraggiano l’accomodamento. Sulla base di 40 anni di esperienza, possiamo affermare con certezza che il regime dei mullah manca della capacità di riformarsi e di cambiare la propria condotta: Khamenei afferma che cambiare la condotta del regime equivale a cambiare il regime.”

La presidente ha così concluso: “Qual è il vero problema che il popolo iraniano e la resistenza si trovano ad affrontare? Decidere se arrendersi o lottare fino alla fine. Noi non chiediamo altro che libertà e diritti umani che, ovviamente, aprono la strada a sviluppo, giustizia, pace e sicurezza in Iran e nella regione. Noi cerchiamo un Iran libero dal fascismo religioso, un Iran non nucleare, senza terrorismo e belligeranza.”