mercoledì, Febbraio 1, 2023
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Il Consigliere di Khamenei: “Attaccare la Siria significa attaccare l’Iran”

– Khamenei non ha permesso a nessuno di negoziare con gli U.S.A. Se un iraniano parla con gli americani, non ha alcun legame con il governo del paese
– Tutte le fazioni al governo sono unanimi sul programma nucleare
– La Francia ha lasciato il Mali nel 1960. Ora il popolo sta scegliendo la sua strada e i francesi stanno di nuovo bombardando perché il Mali possiede il petrolio e il terrritorio
CNRI – Ali Akbar Velayati, consigliere di Khamenei e Ministro degli Esteri del regime iraniano per 16 anni, ha nuovamente precisato le politiche del suo paese sull’esportazione del terrorismo, sull’interferenza in altri paesi della regione, sul rifiuto di negoziare con gli U.S.A., sulla sfida alle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e sulla continuazione del programma nucleare del regime. In una recente intervista, ha definito la dittatura siriana come “il cerchio d’oro della resistenza” e ha detto: “Attaccare la Siria, vuol dire attaccare l’Iran”.
Velayati ha aggiunto: “Attaccando la Siria e quelli che oppongono resistenza ai sionisti, le forze  reazionarie della regione e l’Occidente hanno attaccato l’anello d’oro della resistenza. Se la Siria non avesse fornito appoggio logistico agli Hezbollah, Hezbollah ed Hamas non avrebbero prevalso nelle guerre dei 33 e dei 22 giorni. Quindi, un attacco alla Siria verrebbe considerato come un attacco all’Iran e ai suoi alleati.”
“Le armi e i missili sparati contro Israele sono stati forniti dall’Iran,” ha detto ammettendo la flagrante violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.
“L’obbiettivo dell’Iran è mantenere la catena della resistenza. Ciò significa che l’Iran appoggia la resistenza palestinese, quella libanese, il Governo della Siria, il governo che si è formato in Iraq (leggasi ‘la dittatura di Maliki’) e l’emancipazione dell’Iraq dalle grinfie dell’America,” ha sottolineato.
“Il programma nucleare è una questione chiave e strategica per l’Iran e la Repubblica Islamica dell’Iran non tornerà mai indietro. Tutti sono unanimi a questo riguardo,” ha detto Velayati definendo, demagogicamente, il programma nucleare dei  mullah “pacifico”.
“Le questioni fondamentali e i principi della politica estera sono esclusivamente sotto la giurisdizione di Khamenei” ha detto, aggiungendo che fino ad ora egli (Khamenei) non ha permesso a nessuno di negoziare con gli U.S.A. e se “chiunque abbia semplicemente una carta di identità iraniana parla con gli americani e questi dovessero far venire fuori sui mezzi di comunicazione esteri che l’Iran e gli U.S.A hanno dei negoziati in corso, questo non avrebbe nulla a che vedere con il governo iraniano.”
Velayati ha detto: “Come consigliere del leader, io dico che se gli americani affermano di avere negoziati in corso con l’Iran, nulla di ciò sta avvenendo e seppure ce ne fossero, non avrebbero nulla a che vedere con l’establishment. Non abbiamo avuto alcun negoziato in Oman o in qualunque altro posto.”
Il regime teocratico sta ora riponendo le sue speranze sullo sfruttamento degli sviluppi in Nord Africa e Mali.
Velayati ha continuato dicendo: “La Francia ha lasciato il Mali nel 1960 ma ora, 50 anni dopo, mentre il popolo ha scelto la sua strada, i francesi hanno iniziato a bombardare di nuovo perché il Mali possiede il petrolio e il territorio.”
Il tentativo di Velayati di difendere la catena del terrorismo e l’esportazione del fondamentalismo nella regione, dall’Africa al Medio Oriente e in particolare in Siria, arriva nel momento in cui, nonostante tutti gli sforzi criminali del regime teocratico, il dittatore siriano è sul punto di cadere e le proteste crescenti nelle città irachene contro il governo-fantoccio dell’Iran in Iraq stanno portando il regime sull’orlo del collasso. Ciò fa intravedere la prospettiva del rovesciamento del regime teocratico come mai prima.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana
28 Gennaio 2013

 

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