domenica, Dicembre 4, 2022
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Faide sul GAFI ( FATF ), l’impasse del regime iraniano

Di Mahmoud Hakamian

Nonostante lo stagnante progresso del parlamento del regime iraniano nell’unirsi al Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (GAFI) o nell’accettazione di determinati protocolli contro il riciclaggio di denaro ed il finanziamento del terrorismo, fuori continuano le controversie tra le fazioni politiche del regime iraniano.

Ahmad Alamhoda, il portavoce del Leader Supremo iraniano Ali Khamenei ed Imam della Preghiera del Venerdì di Mashhad, ha rilasciato una minacciosa dichiarazione diretta ai membri del parlamento: “Un avvertimento a coloro che fanno parte dell’Assemblea consultiva islamica; l’approvazione da parte vostra della legge antiriciclaggio di una convenzione straniera (sarebbe a dire il GAFI) vi renderà dei traditori, perché permetterà ai nemici di prendere il pieno controllo sulle transazioni del nostro paese”.

Ad oggi, sono stati inviati centinaia di messaggi minatori ai membri del parlamento.

Secondo i parlamentari questi messaggi sarebbero stati inviati dagli agenti di Alamololhoda e di Ebrahim Raisi (l’ex candidato alle elezioni presidenziali) a Mashhad.

Jamali Nobandegani, un parlamentare, ha affermato: “Essendo io un membro della commissione per la sicurezza nazionale e la politica estera sono stato il bersaglio di più di 1000 messaggi, pressoché identici l’uno all’altro. Questi messaggi, inviatimi sia dagli oppositori che dai simpatizzanti del GAFI, richiedevano ai parlamentari di dichiarare apertamente le loro obiezioni alla legge.”

Un altro parlamentare, Mahmoud Sadeghi, ha dichiarato in un post su Twitter: “Chi è responsabile per i dannosi comportamenti di chi ostacola la trasparenza del nostro sistema bancario? Una rete bancaria non trasparente è la dimora del drago a sette teste della corruzione, che nasce principalmente nel Khorasan (dove Alamolhoda e Raisi risiedono)”.

Il vicepresidente del parlamento, Ali Motahari, ha reagito anch’egli alle minacce di Alamolhoda ai parlamentari: “Se i parlamentari dovessero basare le loro decisioni sulle opinioni del Sig. Alamolhoda, la Repubblica Islamica Iraniana non esisterebbe nemmeno, dal momento che sarebbe stata sconfitta dagli Stati Uniti e da Israele molto tempo fa. Le rivoluzioni sono spesso danneggiate soprattutto dai loro sostenitori più ignoranti.”

Il Sig. Motahari ha proseguito: “La recente dichiarazione del Sig. Alamolhoda potrebbe aiutarci a trovare la fonte degli alquanto minacciosi messaggi che i nostri parlamentari hanno ricevuto da Mashhad negli stessi giorni in cui si discuteva del GAFI”. (ISNA 17 Giugno 2018)

La direzione del governo di Rohani è chiara; la legislazione del GAFI costringerebbe l’Iran a collaborare con l’Occidente relativamente all’accordo sul nucleare, al programma missilistico e alle politiche regionali e questo porterebbe inevitabilmente anche alla fine del finanziamento del terrorismo da parte del regime.

La domanda che resta è: perché i simpatizzanti di Khamenei sono così preoccupati dall’approvazione del GAFI da inviare messaggi minatori ai parlamentari o da etichettarli come “traditori”?

Come accennato precedentemente, l’approvazione del GAFI limiterebbe il regime, soprattutto il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica e la Forza Quds, impegnati a sostenere il terrorismo: con l’approvazione di questa legge , il regime non sarebbe più in grado di finanziare i gruppi terroristici a lui affiliati, in particolare gli Hezbollah del Libano.

Volendo fare un riassunto, l’approvazione del GAFI significherebbe, per il regime, come bere veleno, dal momento che dovrebbe cessare di interferire negli affari dei paesi del Medio Oriente ed alla fine ritirarsi dalla sua “profondità strategica”; tutto ciò sarebbe disastroso per il regime perché perché senza i terroristi a lui affiliati e la profondità strategica si ritroverebbe a lottare per sopravvivere. Questo spiega perché Khamenei sia così preoccupato e perché Alamolhoda abbia fatto inviare dalla sua banda messaggi minatori ai parlamentari “traditori”.

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