domenica, Dicembre 4, 2022
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EDITORIALE: Rouhani a New York, il regime iraniano, sempre più isolato, si trova ad un mortale impasse

Dopo aver compiuto un atto di guerra attaccando gli impianti petroliferi dell’Arabia Saudita, il presidente del regime iraniano Hassan Rouhani, si è recato a New York con un ridicolo “piano di pace per lo Stretto di Hormuz”, sperando così di ottenere maggiori concessioni dalla controparte.

Il regime iraniano pensava di poter ricattare la comunità internazionale con il terrorismo ed il bellicismo, ed avere così il sopravvento. Non aveva realizzato che, dato il fallimento della politica di accomodamento, queste azioni avrebbero avuto un effetto avverso. Il mondo ha visto che le concessioni fatte al regime con l’accordo sul nucleare del 2015, noto come Piano d’Azione Congiunto Globale (PACG), non hanno in alcun modo migliorato il comportamento del regime, e non hanno anzi fatto altro che incoraggiarlo a continuare con gli atti terroristici, gli attacchi missilistici, e gli attacchi con i droni. In altre parole, è ora chiaro che questo regime non ha nemmeno la capacità di accettare le generose soluzioni offerte dalla Francia.

Più di un anno e mezzo fa, durante un viaggio in America, il presidente francese propose un piano per prevenire la recessione degli Stati Uniti dal PACG. Sulla base di questo piano il regime iraniano avrebbe dovuto accettare negoziazioni sul suo programma missilistico balistico e sulle ingerenze nella regione, ma il regime rifiutò, trasformando di fatto il piano della Francia in un fallimento.

Pertanto, quando era in corso l’Assemblea Generale dell’ONU, le tre potenze europee, Francia, Regno Unito e Germania, hanno condannato, in una dichiarazione congiunta, il ruolo del regime iraniano nell’attacco agli impianti petroliferi sauditi, dichiarando: “È per noi chiaro che il responsabile di questo attacco è l’Iran. Non c’è nessun’altra spiegazione plausibile.”

In aggiunta a ciò, il ministro degli affari esteri britannico Dominic Raab ha affermato, in una dichiarazione datata 25 Settembre: “Le violazioni commesse dall’Iran non sono semplici violazioni tecniche delle norme internazionali; sono serie e sistematiche azioni di destabilizzazione che mettono a repentaglio lo Stato di diritto internazionale. Queste azioni devono avere conseguenze.” Relativamente all’attacco agli impianti petroliferi sauditi il Sig. Rabat ha dichiarato: “Siamo ora sicuri che il responsabile è l’Iran… Questa condotta equivale ad un attacco armato all’Arabia Saudita, una violazione di uno dei principi fondamentali del diritto internazionale secondo la Carta delle Nazioni Unite.”

In contrasto con la precedente posizione della Gran Bretagna, il ministro degli Esteri del Regno Unito ha dichiarato che il PACG “non è mai stato progettato per rispondere a lungo termine alla nostra preoccupazione circa la generale condotta destabilizzante dell’Iran nella regione.”

Egli ha poi aggiunto: “Il terribile record iraniano dei diritti umani continua ad essere fonte di seria preoccupazione per il Regno Unito” e “il record iraniano, per quanto concerne il rispetto delle norme basilari del diritto internazionale, è deplorevole, e sta peggiorando.”

Il presidente statunitense Donald Trump, nel suo discorso del 24 Settembre all’Assemblea Generale, ha operato una distinzione tra il popolo iraniano ed il regime dei mullah, dichiarando: “I cittadini iraniani meritano un governo che si preoccupi di ridurre la povertà, porre fine alla corruzione ed aumentare i posti di lavoro, e non un governo che rubi loro il denaro per finanziare un massacro all’estero ed in casa.” Descrivendo il regime dei mullah come il primo paese per la sponsorizzazione statale del terrorismo, ha affermato: “Fino a quando l’Iran continuerà con la sua politica di minacce, le sanzioni non saranno revocate; saranno incrementate. In risposta al recente attacco iraniano agli impianti petroliferi dell’Arabia Saudita, abbiamo appena imposto il più alto livello di sanzioni alla banca centrale iraniana ed al fondo sovrano.”

Evento importante, dopo l’Assemblea generale, l’UE ha mandato un messaggio al regime iraniano, in cui ha chiarito che, se non cesserà di violare gli impegni presi con il PACG nel prossimo mese, l’UE recederà anche lei dall’accordo, il che significherebbe la fine dell’accordo.

A New York, il regime si è dimostrato più isolato che mai, e Rouhani è tornato a mani vuote. Il suo viaggio ha messo ancora più chiaramente in mostra l’impasse di fronte cui si trovano i mullah. Il regime non è in grado di attenersi alle norme internazionali né di fermare i propri progetti nucleare e missilistico ed il bellicismo nella regione, perché questo porterebbe al suo collasso interno. Tuttavia è anche incapace di far fonte ad una società esplosiva, alle aumentate sanzioni internazionali ed ad una Resistenza organizzata. Si tratta di un mortale impasse dal quale il regime non è in grado di scappare.

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