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Il Parlamento europeo chiede il deferimento della dittatura iraniana alla Corte Penale Internazionale, mentre i deputati condannano l’intensificazione del terrorismo e la discriminazione di genere

European Parliament hemicycle, Strasbourg. Photo: David Iliff (Diliff), CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons. License: https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0/

Giovedì 8 ottobre il Parlamento europeo ha inferto una schiacciante condanna politica alla dittatura clericale che governa l’Iran, approvando una risoluzione storica che condanna a stragrande maggioranza la brutale repressione di Teheran contro la popolazione civile. Adottata con una maggioranza decisiva di 541 voti a favore, solo 11 contrari e 25 astensioni, la risoluzione denuncia la criminalità sistemica del regime dei mullah, chiedendo un’immediata responsabilità legale a livello internazionale, sanzioni diplomatiche più ampie e il deferimento del regime dittatoriale alla Corte Penale Internazionale (CPI).

Uno dei temi principali del dibattito parlamentare è stata l’ondata di esecuzioni sistematiche perpetrata dal regime per schiacciare l’opposizione organizzata. I parlamentari hanno messo in luce la grave situazione dei prigionieri politici legati alla Resistenza, tra cui Zahra Tabari, un’ingegnera e madre di 68 anni condannata a morte, e Arghavan Fallahi, una prigioniera politica di 25 anni condannata a morte con l’accusa di appartenenza al MEK. Questi casi, insieme a quelli di Taraneh Rahimi, 20 anni, e Leila Abolhasani, 43 anni, dimostrano come la magistratura dei mullah utilizzi confessioni estorte con la tortura per condannare a morte donne dissidenti.

Durante la sessione plenaria, membri del Parlamento europeo di diversi gruppi politici hanno denunciato con forza l’esitazione diplomatica nei confronti di Teheran. Prigionieri politici e manifestanti, tra cui Zahra Tabari e Arghavan Fallahi, rischiano l’esecuzione in Iran, ha avvertito l’eurodeputata olandese Jessika van Leeuwen del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (CRE), esortando i governi europei a interrompere ogni concessione. “Mi rivolgo ai nostri leader nazionali: non dobbiamo mai, in nessun caso, negoziare con un regime che sfrutta le guerre come pretesto per eseguire condanne a morte sul proprio popolo”, ha dichiarato.
L’eurodeputata ceca del CRE Veronika Vrecionová ha dichiarato: “Ancora una volta, veniamo qui a parlare su questo palco per criticare il regime terroristico degli ayatollah iraniani. Ancora una volta, veniamo qui per condannare le condanne a morte inflitte agli oppositori del regime iraniano, ma anche a persone condannate in base ad accuse completamente arbitrarie”.

“L’Iran continua a finanziare gruppi terroristici in tutta la regione. L’Iran sta conducendo una guerra contro di noi, apertamente e segretamente. Sta cercando di tagliarci fuori dalle materie prime. Quindi, perché non ci impegniamo a difendere i nostri interessi, ma anche quelli della gente comune in Iran?”, ha concluso.
La risoluzione si rivolge direttamente al nucleo ideologico del regime totalitario, condannando il suo sistema codificato di discriminazione

sessuale e sollecitando la comunità internazionale a riconoscere il regime di Teheran come “apartheid di genere”, un crimine contro l’umanità ai sensi del diritto internazionale. I legislatori europei hanno affermato che la persecuzione implacabile di donne, minoranze etniche e religiose e dissidenti politici da parte dei mullah, unitamente ai complotti transnazionali per assassinarli all’estero, dimostra che il regime opera come una tirannia fuorilegge in totale spregio delle norme internazionali.

L’eurodeputato lituano Petras Auštrevičius di Renew Europe ha esortato l’Unione Europea ad allineare le proprie azioni direttamente alle aspirazioni democratiche della popolazione iraniana: “Il regime ha condannato a morte altre due donne – Zahra Tabari e Arghavan Fallahi – per presunta appartenenza all’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI). Negli ultimi mesi, 11 prigionieri politici sono stati giustiziati con accuse legate all’OMPI. I governanti di Teheran temono l’OMPI e perseguono le loro politiche repressive. L’UE deve urgentemente ampliare l’elenco dei funzionari iraniani soggetti a sanzioni, intensificare le restrizioni alla rappresentanza diplomatica iraniana nell’UE e abbandonare la sua politica di condiscendenza nei confronti del regime più crudele del mondo”.

Ignorando le esitazioni diplomatiche, il Parlamento europeo ha chiesto un decisivo aumento della pressione contro l’apparato oppressivo di Teheran. I parlamentari hanno esortato gli Stati membri dell’Unione Europea ad ampliare le sanzioni mirate, ad aumentare le risorse e il mandato della Missione internazionale indipendente di accertamento dei fatti delle Nazioni Unite per raccogliere prove a sostegno dei procedimenti giudiziari e a deferire formalmente i massimi dirigenti del regime alla Corte Penale Internazionale.
Questa storica risoluzione rappresenta una grande vittoria per le aspirazioni democratiche del popolo iraniano e una sonora sconfitta per qualsiasi eventuale politica di condiscendenza con il regime. Chiedendo il perseguimento da parte della Corte Penale Internazionale e identificando l’apartheid di genere come crimine internazionale, i rappresentanti europei hanno ribadito che la dittatura clericale non può nascondersi dietro l’impunità diplomatica. Le nazioni democratiche devono ora tradurre queste parole in politiche concrete: isolare completamente il regime di Teheran, recidere i canali diplomatici con il terrore di Stato e sostenere il popolo iraniano nella sua lotta per instaurare una repubblica libera, laica e democratica.