mercoledì, Febbraio 8, 2023
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Comunicato dei membri dei Mojahedin del Popolo Iraniano ( OMPI/MEK ) in Ashraf 3 – n. 1

L’articolo “Prigionieri della loro stessa ribellione” pubblicato dal settimanale tedesco “Spiegel” il 16 febbraio contiene accuse contro l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK) e la Resistenza iraniana, che consistono esattamente in menzogne dei media affiliati al Ministero dell’Intelligence (MOIS) iraniano e alla forza terroristica “Quds”, ma in una scala più grande. I fascisti al potere in Iran fanno diffondere dai loro agenti menzogne che non possono dire direttamente.

Noi, un gruppo di membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK) con sede in Albania, segnaliamo che queste accuse diffamatorie preparano il terreno al terrorismo contro l’OMPI, specialmente in Albania. Pertanto, chiediamo a tutti i difensori della democrazia e a coloro che combattono contro il terrorismo di protestare contro lo “Spiegel”, che ha ceduto ai più vergognosi portavoce del regime iraniano.
Questo articolo è indubbiamente uno scandalo peggiore del caso di Claas Relotius. Questa volta, lo “Spiegel” ha diffuso le calunnie più spregevoli contro persone che non ha mai incontrato, e non ha risposto agli inviti rivolti dal rappresentante del CNRI (Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran) in Germania il 14 e il 18 novembre 2018 al vice-direttore di lo “Spiegel” a visitare la nostra residenza. Questo disprezzo fa parte di uno scenario più ampio. Un’altra parte ne è la nomina per la preparazione di questo rapporto di una tirocinante, il cui unico vantaggio era di essere stata addestrata in Iran e avere collaborato con i membri dell’IRGC (Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Iraniane) e della forza paramilitare Basij. Ancora un’altra parte dello scenario è il dimenticare circa 120.000 esecuzioni politiche, 500 atti terroristici all’estero e sette bagni di sangue a Camp Ashraf e Camp Liberty in Iraq contro l’OMPI. L’obiettivo è demonizzare l’OMPI, legittimare i precedenti atti terroristici del regime iraniano e preparare il terreno per atti terroristici in futuro.
Sfruttando gli anni della politica di condiscendenza degli Stati Uniti, il regime dei mullah ha ucciso o preso in ostaggio 177 membri dell’OMPI e ne ha feriti altri 1.500 dal 2009 al 2016. Il suo obiettivo era il massacro di tutti i membri dell’OMPI, cosa che è stata lasciata incompleta solo attraverso una campagna mondiale che ci ha aiutati a lasciare l’Iraq. Ora, sembra che lo “Spiegel” stia gettando le basi che consentano ai mullah di completare la propria missione contro l’OMPI in Albania. Su questo, lo “Spiegel” ignora completamente pile di documenti e risposte alle sue domande. L’odore di contratti lucrativi e petrodollari impregnati del sangue del popolo iraniano non lascia spazio per la correttezza e l’imparzialità del giornalismo.
Alcune delle risposte e alcuni dei documenti inviati allo “Spiegel” possono essere trovati sul sito web della Commissione Affari Esteri del CNRI (versione tedesca) al seguente link:

www.ncr-iran.org/de

Gli incentivi iraniani hanno a tal punto ispirato gli scrittori dello “Spiegel” che questi non si fanno scrupoli nello scrivere cose in contraddizione fra loro. Da un lato, scrivono che non avremmo il permesso di avere “telefoni cellulari, orologi o calendari” in Albania, e d’altro canto scrivono che l’OMPI “nella cosiddetta ‘divisione computer’, presumibilmente usa falsi profili per pubblicare la propaganda pro-organizzazione su Twitter e Facebook. Altri […] usano il servizio di messaggeria Telegram per invogliare nuove reclute iraniane a unirsi a loro in Albania”.
Secondo l’articolo, non avremmo telefoni, orologi o calendari, ma abbiamo accesso a Twitter, Telegram e Facebook! Questo è mettere all’asta un’onestà che non è mai esistita. Se avessero accettato di visitarci, sarebbero stati limitati nel raccontare bugie e avrebbero lasciato incompleta la loro missione.
La corrispondente dello “Spiegel”, mentre ha sollevato le domande più assurde con il rappresentante del CNRI in Germania, non ha osato mettere in discussione alcune accuse, come “tre volte alla settimana, molti di loro apparentemente fanno esercizi pratici su come tagliare la gola, spezzare le mani, cavare gli occhi con le dita ed eseguire il cosiddetto ‘Sorriso di Glasgow’, che consiste nel tagliare le guance dall’angolo della bocca verso l’orecchio”. Questa è un’immagine da Dracula che lo “Spiegel” ha citato da persone che chiamano ‘disertori’. Vale la pena di ricordare che l’Ufficio federale tedesco per la protezione della Costituzione (BfV) ha costantemente evidenziato dal 2000 che il Ministero dell’Intelligence iraniano, reclutando ‘disertori’, mira a raccogliere informazioni sull’OMPI e a demonizzarla. Il rappresentante del CNRI aveva inviato i documenti pertinenti allo “Spiegel”, per non parlare del fatto che lo “Spiegel” avrebbe potuto cercare su Internet e scoprire la verità nei rapporti di 18 anni consecutivi del BfV.
Naturalmente, non ci saremmo mai aspettati che lo “Spiegel” avesse una dignità politica; ma la dignità professionale che lo “Spiegel” sosteneva di avere, avendo promesso di non ripetere l’indegnità del caso di Claas Relotius, era solo un’illusione.
Gholamreza Shekari, uno dei soggetti del suddetto articolo, è uno di questi ‘disertori’; se ne può vedere il documento della collaborazione con il regime al seguente link:

Egli sostiene di essere stato torturato da noi nel 1994, ma è rimasto con l’OMPI fino al 2016. Questo nonostante il fatto che si sia incontrato decine di volte, individualmente, con i funzionari di Stati Uniti, Iraq, Nazioni Unite, ACNUR, CICR e così via. Il 24 novembre, il testo dell’intervista dello “Spiegel” con Shekari è stato pubblicato dai media di terza mano del MOIS. Era chiaro che il testo era stato preparato dalla corrispondente dello “Spiegel”. Il rappresentante del CNRI ha inviato questo testo in persiano insieme alla traduzione e al link al sito al vicedirettore il 24 e il 25 novembre. La stessa intervista con gli stessi punti è stata pubblicata nell’articolo del 16 febbraio, con l’eccezione che è stata rimossa una frase sul fatto che Shekari era andato all’ambasciata del regime iraniano per tornare in Iran. Sembra che, dopo l’espulsione dall’Albania dell’ambasciatore e di un altro diplomatico del regime per il loro coinvolgimento nel terrorismo, lo “Spiegel” ora un po’ si vergogni. Questo imbarazzo dello “Spiegel” dovrebbe essere lodato!
Ancora una volta chiediamo a tutti di non rimanere in silenzio di fronte allo sporco affare il cui prezzo è pagato con il nostro assassinio. Il silenzio di fronte a questa grossolana violazione dei principi basilari della democrazia, dei diritti umani e della libertà di espressione apre la strada al fascismo.

 

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