mercoledì, Dicembre 7, 2022
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Attenzione all’influenza maligna del regime iraniano in Africa

La necessità di affrontare anche in Africa l’ideologia reazionaria dell’Iran

Una delle dimensioni distruttive e pericolose meno notate delle attività internazionali del regime iraniano è la sua presenza in Africa; il seguente articolo di Heshmat Alavi, pubblicato su “Al Arabiya”, fa luce sugli aspetti principali di questa importante questione.

Con particolare attenzione al ruolo dell’Iran negli sviluppi della situazione in Siria, vale la pena notare che Teheran cerca anche di espandere la propria influenza in Africa.
L’Iran sta spendendo miliardi in questo continente, fornendo servizi sociali gratuiti attraverso una vasta rete di ospedali e orfanotrofi, gestendo più di cento scuole e seminari islamici e dando tangenti e “aiuti finanziari” a governi corrotti.
Esportare la sua ideologia reazionaria tra la vasta comunità musulmana africana, spianare la strada alle attività terroristiche, inviare armi al Medio Oriente, ottenere l’accesso all’uranio naturale, aggirare le sanzioni per gli acquisti di armi e per lo sviluppo del programma nucleare bellico sono gli obiettivi principali di Teheran.
È necessaria un’azione rigorosa da parte della comunità internazionale per porre fine a tali misure da parte dell’Iran, in particolare quando milioni di persone vivono in povertà in tutto il Paese.

Copertura frontale

Il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif ha tagliato nel novembre 2017 il nastro di un nuovo ospedale in Uganda, interamente costruito con denaro iraniano. Una “Clinica Iraniana” è diventata una struttura rinomata nello Zimbabwe.
Questa è solo una piccola parte del “sostegno” di Teheran per l’Africa, tutto incanalato attraverso la Mezzaluna Rossa iraniana che gestisce cliniche in 12 Paesi.
L’iniziativa dell’Iran in Africa non si limita ai servizi medici, in quanto tali misure forniscono una copertura frontale per una serie di altre attività considerate vitali e strategiche per gli obiettivi a lungo termine di Teheran.

‘Esportare la rivoluzione’

Uno degli obiettivi più importanti dell’Iran in Africa è l’espansione della sua ideologia reazionaria tra milioni di musulmani di questo continente. Attraverso tali misure Teheran cerca di espandere la sua influenza in questo ramo del mondo dell’Islam.
Dobbiamo prima capire che tali attività sono radicate nel disperato bisogno del regime iraniano di mantenere il suo dominio e non un segno della sua forza o influenza in espansione. I governanti clericali dell’Iran hanno una base sociale in declino e tali sforzi sono loro necessari per sollevare il morale in tempi di crisi crescenti su tutta la linea.

L’Africa ospita oltre 1,2 miliardi di persone, metà delle quali sono musulmane. La maggior parte di questa popolazione vive in Paesi dell’Africa settentrionale, tra i quali Egitto, Marocco, Tunisia e Algeria. Tuttavia, i governi di questi Paesi, considerando la lunga esperienza che hanno con l’Islam radicale, continuano ad ostacolare le attività di Teheran sul loro territorio.

Di conseguenza, l’Iran si sta concentrando su piccole comunità musulmane minoritarie negli Stati sub-sahariani. La loro maggioranza è sunnita e il 5-10 percento di loro sono sciiti. L’Organizzazione iraniana di Cultura e Comunicazione Islamica, affiliata al Ministero dell’Orientamento, è attiva attraverso le ambasciate del regime in vari Paesi, costruendo decine di moschee e centri islamici.
Il regime di Teheran sta inoltre intensificando gli sforzi per addestrare religiosi e ideologi pro-Teheran africani nelle scuole e nei seminari islamici in Iran e in vari Paesi africani. I principali campus dell’Università “Al Mustafa”, sotto la supervisione diretta della “Guida suprema” iraniana Ali Khamenei, si trovano a Qom, nell’Iran centrale.

La “Al Mustafa” ha filiali in oltre 60 Paesi in tutto il mondo e attualmente insegna ad oltre 40.000 chierici stranieri. Dal 2007 ad oggi oltre 45.000 studenti stranieri in Iran e all’estero si sono laureati in quell’Università.
Questa entità ha sedi principali in 17 Paesi africani. A questo si aggiungono attività secondarie in 30 Paesi, per un totale di oltre 100 scuole e centri islamici. Attualmente, oltre 6.000 studenti clericali africani stanno studiando nelle sedi di “Al Mustafa” in Iran e in varie succursali africane.
Alcuni di questi studenti, insieme alle loro famiglie, godono di istruzione gratuita, assicurazione sanitaria e sostegno finanziario. I bambini di questi studenti religiosi vanno in scuole speciali per apprendere l’ideologia reazionaria del regime iraniano in una fase precoce della vita.
Terrorismo e trasferimenti di armi

L’Iran considera l’Africa anche un trampolino di lancio per inviare missili e altre armi ai suoi gruppi terroristici affiliati, tra cui Hamas e la Jihad islamica in Palestina. Il principale alleato del regime iraniano a questo riguardo è stato Omar Al Bashir del Sudan, che, in cambio di denaro e aiuti finanziari, ha permesso a Teheran di stabilire basi militari e fabbriche di armi sul suolo del suo Paese.

Questa tendenza è continuata fino all’ottobre 2012, quando gli aerei da guerra israeliani hanno attaccato un’importante fabbrica di armi e missili associata all’Iran nella città di Yarmouk. Al Bashir ha interrotto le proprie relazioni con l’Iran nel giugno 2016, alleandosi invece con l’Arabia Saudita.
Gibuti, situato a ovest dello Yemen e dell’Arabia Saudita, era un altro alleato di Teheran. Spendendo decine di milioni di dollari a Gibuti per l’edificio del Parlamento e per un centro commerciale, l’Iran ha ricevuto l’accesso ai porti del Paese.
Attraverso Gibouti l’Iran è stato in grado di fornire armi per gli Houthi nello Yemen; e Gibuti si trova anche molto vicino a Bab Al Mandab, una via d’acqua strategica che collega il Mar Rosso al Golfo di Aden. Teheran ha usato questa rotta per inviare armi alla Striscia di Gaza; flotte statunitensi e israeliane hanno confiscato frequentemente loro navi e altre imbarcazioni che trasportavano tali merci. Anche Gibuti è diventato un alleato saudita negli ultimi anni e ha chiuso tutte le basi affiliate a Teheran.

Le autorità nigeriane hanno ripetutamente sequestrato depositi di armi e ordigni iraniani, impedendo il loro trasferimento in Palestina e a gruppi di milizie africane. Le autorità africane hanno anche costantemente scoperto, arrestato e processato membri di cellule del terrore associate alla Forza “Quds” delle Guardie Rivoluzionarie dell’Iran.
D’altra parte, il partito terroristico Hezbollah libanese sta espandendo la propria influenza tra i migranti sciiti provenienti dal Medio Oriente in vari Paesi africani. Con il lancio di decine di società e istituzioni religiose/commerciali, Hezbollah ha creato una vasta rete di riciclaggio di denaro in Africa, specialmente nelle regioni occidentali di questo continente.
Questa impresa procura una grande quantità di entrate finanziarie per Hezbollah e per il terrorismo iraniano. Dovremmo anche ricordare come l’appeasement o accondiscendenza di Obama ha fornito una copertura per tali attività. Secondo funzionari ufficiali statunitensi ed europei, le reti di Hezbollah sono anche in collaborazione con cartelli della droga latino-americani, che usano i Paesi dell’Africa occidentale per riciclare i loro profitti del traffico di narcotici.

Programma nucleare

Il controverso programma nucleare iraniano presenta dilemmi per Teheran. Avere accesso all’uranio naturale è uno di questi problemi, considerando che le proprie risorse di uranio sono molto scarse.
Fornendo concessioni finanziarie, l’Iran è stato in grado di investire nelle miniere di uranio della Namibia e del Malawi. Anche il Niger possiede miniere di uranio, cosa che ha spinto l’ex presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad a svolgervi una visita durante il proprio mandato, seguito da Zarif nel 2017.
L’Iran ha anche fornito molte concessioni finanziarie al presidente Robert Mugabe dello Zimbabwe, ma si ritrova ora ad affrontare nuovi ostacoli dopo che Mugabe è stato costretto a farsi da parte alla fine del 2017.

Politica e sanzioni

Guadagnare voti e sostegno politico da nazioni africane alle Nazioni Unite e in altre organizzazioni internazionali è un obiettivo parallelo per l’Iran. L’anno scorso, funzionari del Ministero degli Esteri iraniano hanno evidenziato questa importantissima questione, specialmente durante il tour del continente del ministro Zarif.
Aggirare le sanzioni è ancora un altro obiettivo importante nelle strette relazioni dell’Iran con l’Africa. Ad esempio, il Ghana è stato una delle principali fonti di oro per Teheran nel 2011 e nel 2013, quando il regime stava riciclando denaro importando oro attraverso Babak Zanjani, un magnate del petrolio, e Reza Zarrab, un noto uomo d’affari.

L’Iran ha ampliato le relazioni con il Sud Africa fornendo una grande porzione del consorzio IranCell, un accordo di comunicazioni che coinvolge l’MTN sudafricano, la Mostazafan Foundation iraniana e l’Iran Electronic Industries Company, associata al Ministero della Difesa dell’Iran.
Il Sudafrica ha votato a favore dell’Iran molte volte alle Nazioni Unite e in diverse altre istanze internazionali. Documenti e prove mostrano anche che il Sud Africa ha promesso di fornire all’Iran radar e dispositivi di comunicazione all’avanguardia e attrezzature avanzate per elicotteri.
Spendendo miliardi di dollari del denaro del popolo iraniano, il regime di Teheran ora gode di un’influenza diffusa in Africa. La gestione di oltre 100 santuari religiosi e scuole islamiche, il tentativo di ottenere tecnologia nucleare e militare, l’aggiramento delle sanzioni, l’istituzione di reti terroristiche e il trasferimento di armi in Medio Oriente sono tutti pezzi di questo puzzle.
Nessuna di queste misure è nell’interesse del popolo iraniano. Teheran cerca di espandere il proprio fondamentalismo e di ottenere il controllo del mondo islamico. Mentre l’Occidente sta arrivando a comprendere la necessità di porre fine all’influenza maligna dell’Iran in Medio Oriente, le misure analoghe da parte di Teheran in Africa richiedono la nostra attenzione.

 

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