lunedì, Gennaio 30, 2023
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Amnesty International: Crescono i timori per la sicurezza dei manifestanti iraniani

a cura dello staff del CNRI

CNRI – Alcune delle persone arrestate per aver partecipato alle proteste in Iran sono state torturate e assassinate mentre si trovavano sotto custodia, secondo quanto riferito recentemente da alcuni prigionieri rilasciati e dai familiari di coloro che sono ancora trattenuti senza un’accusa.

Ad una manifestazione organizzata fuori dal famigerato carcere di Evin, l’attivista Amir ha detto: “Le persone là dentro vengono torturate, forse torturate a morte”.

Un suo amico è stato rilasciato dopo una settimana in carcere e ora si trova in clandestinità temendo per la sicurezza della sua famiglia. L’amico, che è stato selvaggiamente picchiato mentre era in custodia, ha detto ad Amir che 400-500 persone sono state ammassate in stanze che ne possono contenere al massimo 120, private del sonno, del cibo e di molto altro.

Ci sono altre notizie che dicono che il presunto suicidio dei detenuti Sina Qanbari, Vahid Heidari e Ashkan Absavaran sia il risultato degli abusi delle autorità del regime, dato che i prigionieri vengono privati di qualunque cosa potrebbero usare per impiccarsi.

Amnesty International ha chiesto indagini approfondite su almeno cinque casi di morte sotto custodia durante le proteste, denunciando “il velo di segretezza e la mancanza di trasparenza su quanto accaduto a questi detenuti”, soprattutto viste le intimidazioni nei confronti dei parenti dei detenuti.

Magdalena Mughrabi, vice-Direttore di Amnesty International per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha detto: “Abbiamo da tempo documentato le condizioni da incubo nelle strutture di detenzione in Iran, compreso l’uso della tortura. Quelli sospettati di avere qualunque responsabilità per queste morti devono essere sospesi dalle loro posizioni e perseguiti con procedure che rispettino gli standard internazionali del giusto processo e senza il ricorso alla pena di morte”.

Il regime sta anche costringendo i detenuti a fare delle dichiarazioni video-registrate in cui dicono di essere stati trattati bene.

Quanti sono gli arrestati?

Molti altri manifestanti presenti alle proteste non sanno dove siano detenuti i loro cari, di cosa siano stati accusati o cosa gli sia accaduto.

Persino le notizie sul numero degli arrestati sono vaghe, grazie alla censura del regime, ma l’ultima stima del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) è di 8000 persone.

La maggior parte di loro non è stata formalmente accusata, nonostante la legge iraniana richieda che le accuse debbano essere formulate entro 24 ore dall’arresto, ma tutti potrebbero venire accusati di essersi opposti al regime iraniano, stabilito da Dio, che prevede la pena di morte.

Il regime ha persino preventivamente arrestato gli studenti dell’Università di Teheran che non avevano neanche partecipato alle proteste, semplicemente perché avrebbero potuto unirsi alle proteste se non fossero stati arrestati.

Uccisioni extra-giudiziali

Una donna iraniana che vive in Europa ha detto che ad un membro della sua famiglia hanno sparato al cuore mentre stava protestando pacificamente fuori dall’ufficio del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) il 31 Dicembre. L’uomo è morto in ospedale e l’IRGC ha preso il suo corpo. L’IRGC ha restituito il suo corpo cinque giorni dopo a condizione che la sua famiglia non parlasse con i media.

Human Rights Watch aveva previsto che la repressione del regime avrebbe causato persino più problemi delle proteste al regime stesso, perché avrebbe attirato l’attenzione e suscitato la condanna degli Stati Uniti che sarebbe presto diventata globale.

 

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