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Adozione della 61a risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che condanna la brutale e sistematica violazione dei diritti umani in Iran

Maryam Rajavi: “Il vergognoso dossier del regime teocratico sui diritti umani deve essere presentato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU”

Maryam Rajavi, Presidente eletta della Resistenza Iraniana, ha definito la 61a risoluzione, che condanna la brutale e sistematica violazione dei diritti umani in Iran adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 Dicembre 2014, “un altro documento decisivo sull’illegittimità delle relazioni economiche e politiche con il regime teocratico al potere in Iran” ed ha aggiunto: “Questa risoluzione non lascia alcun dubbio che la storia vergognosa di questo regime nell’ambito dei diritti umani, debba essere presentata al Consiglio di Sicurezza per ottenere delle misure preventive e vincolanti e che i responsabili di 120.000 esecuzioni politiche debbano essere assicurati alla giustizia”.

Maryam Rajavi ha detto inoltre: “Anche se questa tirannia religiosa ha costantemente sfidato le 61 risoluzioni adottate da vari organismi delle Nazioni Unite, la comunità internazionale deve prendere dei provvedimenti vincolanti nei confronti del numero sempre crescente delle esecuzioni e delle brutali e sistematiche violazioni dei diritti umani in Iran. Questo regime, non solo in termini di numero di esecuzioni, ma in molti campi, è detentore di un record per gli atti più repressivi del mondo di oggi. Perciò, citare quella parte di crimini menzionata nella risoluzione di oggi, non è affatto sufficiente. L’Assemblea Generale avrebbe dovuto chiedere che il Consiglio di Sicurezza dell’ONU presentasse il dossier sui crimini del regime teocratico alla Corte Penale Internazionale, come ha fatto nella sua risoluzione del 18 Dicembre sulla Corea del Nord”.

Maryam Rajavi ha detto inoltre: “Dato che secondo questa risoluzione, i mullah non hanno risparmiato nulla alle vite del popolo iraniano, dalla repressione, al crimine, al controllo e alle minacce, i P5+1 durante i loro negoziati sul nucleare con il regime, devono rompere il loro silenzio sulle violazioni dei diritti umani in Iran. Il silenzio sulle incessanti torture ed esecuzioni in Iran, il silenzio e l’immobilismo sul trasferimento coatto dei residenti di Ashraf e sulla trasformazione di Camp Liberty in una prigione, in una parola il sacrificio dei diritti umani, della libertà e della Resistenza Iraniana che i governi occidentali hanno adottato, è una politica vergognosa e fallimentare che ha portato ad incoraggiare il regime nel suo programma per la costruzione della bomba atomica e nelle sue politiche aggressive nella regione”.

Maryam Rajavi ha anche sottolineato che fintantoché i mullah non verranno perseguiti per le violazioni dei diritti umani e per l’aumento delle esecuzioni, non abbandoneranno né la produzione di armi nucleari, né il terrorismo e la dominazione del Medio Oriente.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

18 Dicembre 2014

 

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