mercoledì, Dicembre 7, 2022
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A Camp Liberty la salute dei residenti che attuano lo sciopero della fame diventa critica mentre la protesta entra nella sua quarta settimana

la salute dei dissidenti iraniani che stanno facendo lo sciopero della fame a Camp Liberty, Iraq, sta peggiorando drasticamente mentre la loro protesta per ottenere il rilascio dei sette ostaggi di Camp Liberty entra nella quarta settimana. I dissidenti del campo rifiutano il cibo da quando gli ostaggi sono stati arrestati nel corso del massacro di Ashraf, che il 1° settembre ha provocato la morte di 52 membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del popolo iraniano (PMOI/MEK).  Un medico di Camp Liberty ha detto che molti di coloro che portano avanti lo sciopero della fame hanno perso fino a otto chilogrammi di peso e diventano sempre più deboli a causa della pressione troppo bassa.

Il medico ha comunicato: “ Nella prima settimana solo pochi di loro si sono ammalati per lo sciopero della fame. Però, entrando nella quarta settimana, molti di loro si sono ammalati.

“Il loro calo ponderale va dai sei agli otto chilogrammi. Molti sono diventati deboli per via della perdita di peso e della pressione bassa.

“Due sono svenuti in 24 ore. C’è stato un caso di disturbo cardiaco, 15 di crampi muscolari, 20 di problemi e dolori digestivi e intestinali, 25 di emicranie lancinanti, che risultano incurabili con i normali antidolorifici, 5 casi di problemi agli occhi, 7 di calo della vista e 15 di insonnia.

Tra questi casi, più di 10 sono stati mandati alla clinica irachena che si trova nel campo”.

I residenti che attuano lo sciopero della fame chiedono anche lo spiegamento dei Caschi blu dell’ONU a protezione di Camp Liberty da nuovi attacchi e la restituzione di 17.500 muri aT, giubotti antiproiettile ed elmetti.

Chiedono inoltre l’istituzione di un comitato internazionale d’inchiesta per investigare sul massacro di Camp Ashraf e rinviare a giudizio i responsabili.

A loro si sono uniti dissidenti iraniani che hanno intrapreso a loro volta lo sciopero della fame, a Londra, Berlino, Ottawa, Merbourne e Ginevra, per ottenere il rilascio degli ostaggi di Camp Ashraf, che attualmente sono detenuti in un carcere alle spalle dell’edificio dove si trova il primo ministro, nell’area della Green zone a Baghdad.

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