martedì, Dicembre 6, 2022
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Stallo economico del regime iraniano, suo paradosso e società irrequieta

L’economia del regime iraniano è una struttura complicata ma fallimentare. In altre parole, la natura del regime, le sue politiche economiche e la sua corruzione istituzionalizzata sono chiari indicatori della situazione di stallo e del paradosso economico del regime.
Inoltre, il giornale statale online Eghtesad (“Economia”), in un articolo intitolato “Paradosso dell’economia iraniana”, utilizzando le parole “Rivoluzione” e “Islam” per descrivere il regime dei mullah, ha scritto: “L’emergere di comportamenti e pratiche neoliberisti nel Quinto Governo e la loro intensificazione sotto i governi successivi, specialmente l’Undicesimo e il Dodicesimo Governo, come l’incoraggiare il materialismo e l’interesse personale, la tassazione (improvvisa comparsa di banche private e istituzioni finanziarie e sovrapproduzione di attività produttive), insieme alla piena libertà di attività speculative come intermediazione, speculazione, esproprio (mercificazione di servizi sociali come istruzione, sanità, alloggio, trasporti pubblici, energia e natura, e trasferimento di grandi quantità di beni statali al settore semi-governativo e ad affiliati quasi-privati) e abbassamento del costo del lavoro (disoccupazione, svalutazione dei salari attraverso la svalutazione della moneta nazionale, insicurezza e precarietà dei contratti di lavoro), con l’ingannevole e falso pretesto di una ‘economia libera’, sono tutti in contraddizione con i principi dell’Islam, con la costituzione e con i valori della rivoluzione”. L’articolo aggiunge che le politiche economiche del regime “promuovono enormi profitti illeciti, giustificando la destabilizzazione macroeconomica e gli shock dei prezzi con il pretesto della loro liberalizzazione”.
Le istituzioni finanziarie delle Guardie rivoluzionarie (IRGC) e quelle sotto la supervisione di Ali Khamenei, il leader supremo del regime, o dei loro affiliati sono i cosiddetti settori, istituzioni e persone “privati” e “quasi governativi”. In poche parole, l’IRGC e altri funzionari del regime ricevono questo enorme profitto illecito e lo spendono in terrorismo e belligeranza.
A questo proposito, il 5 agosto Hossain Raghfar, un professore iraniano di economia, ha dichiarato al giornale statale online ‘Hamshari: “Sfortunatamente, negli ultimi tre decenni, nel nome di una società aperta, abbiamo assistito alla creazione di un’economia di saccheggio nella società e nel gruppo che sale al potere […] Hanno creato una diffusa corruzione nel Paese e le classi basse e medie ne stanno pagando il costo principale. Da gennaio 2018 a novembre 2019, nel Paese si sono verificati eventi che sono stati praticamente una reazione all’avere ignorato i bisogni primari della popolazione per tre decenni e al non avere risposto alle sue richieste. Purtroppo le notizie indicano la crescita diffusa dell’insicurezza e della povertà nella società. Questi problemi si manifestano in varie forme, tra cui l’aumento della tossicodipendenza, i suicidi, la crescita di mali sociali, i divorzi, l’aumento di donne e bambini di strada e la fuga di cervelli”.
L’ingannevole slogan del regime iraniano “Pari opportunità per tutte le persone di raggiungere obiettivi umanitari elevati”, a causa della corruzione istituzionalizzata del regime, delle violazioni dei diritti umani e dell’esportazione del terrorismo, è uno scherzo amaro. Mentre è alle prese con la povertà e con la nuova diffusione del coronavirus, con il suo crescente numero di vittime a causa dell’inazione intenzionale e dell’insabbiamento da parte del regime, il popolo iraniano è alla ricerca di “opportunità per sopravvivere”. Coloro che non sono infettati dal COVID-19 devono prepararsi alla povertà, all’aumento del tasso di inflazione e alla fame.
A questo proposito, l’agenzia di stampa statale Daraya ha scritto: “L’Iran ha la peggiore disuguaglianza al mondo. Ciò è dovuto all’aumento dei tassi di cambio e alle politiche sbagliate nel settore pubblico, che hanno portato a danni ai mezzi di sussistenza, malattie mentali, insicurezza diffusa e crescita della criminalità. Purtroppo la situazione è arrivata a un punto tale che, con l’attuale economia, una parte significativa della società, per soddisfare i propri bisogni primari, a causa delle enormi disuguaglianze, deve cercare l’opportunità di sopravvivere, altro che le pari opportunità”.
Ora queste politiche economiche sbagliate, come ha affermato Hossein Raghfar, hanno trasformato la società iraniana in una polveriera. Decenni di inganni, corruzione, oppressione ed esportazione del terrorismo, e ora la cattiva gestione da parte del regime dell’epidemia di COVID-19 hanno ulteriormente spinto la società iraniana verso una rivoluzione.
Mohammad-Reza Mortazavi, uno degli alti funzionari del regime, ha dichiarato al giornale statale online Etemad: “Questo odio sociale che ha travolto la classe media è uno dei fattori che ostacolano la prosperità nel Paese. Questo odio si trasformerà in risentimento. Ricordo i primi giorni della rivoluzione. Alcune persone correvano nelle case, le confiscavano. Vedo quei giorni ed è chiarissimo per me che quei giorni stanno tornando. Come qualcuno che conosce la società e la guarda, vedo che questo odio sta crescendo e [si trasformerà in una rivoluzione] esploderà”.
Come ha scritto il quotidiano statale Mostaghel: “Questa nazione non dimenticherà come è stata abbandonata durante i giorni amari [della pandemia COVID-19]. Questo influenzerà gli incidenti futuri. Presto la gente quando si avvicinerà alla tavola per mangiare la troverà vuota, e la disperazione porterà a protestare scendendo in strada”.

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