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Iran: Durante un seminario a Strasburgo, un europarlamentare ha sollecitato il sostegno del PMOI/MEK

Durante un seminario sull’Iran a Strasburgo, un europarlamentare ha sollecitato il sostegno del PMOI/MEK, l’opposizione iraniana

ImageCNRI- On. Strauan Stevenson ,Vicepresidente del gruppo EPP-ED dell’Europarlamento e Corresponsabile dell’intergruppo “Amici di un Iran libero” (FOFI) al Parlamento europeo, ha fatto appello ai paesi europei per rimuovere il PMOI/MEK, l’Organizzazione Mojahedin del popolo Iraniano dalla lista dei terroristi e per sostenerlo come unica possibilità di stabilire la democrazia in Iran.

Durante un seminario sull’Iran a Strasburgo, un europarlamentare ha sollecitato il sostegno del PMOI/MEK, l’opposizione iraniana

CNRI- On. Strauan Stevenson ,Vicepresidente del gruppo EPP-ED dell’Europarlamento e Corresponsabile dell’intergruppo “Amici di un Iran libero” (FOFI) al Parlamento europeo, ha fatto appello ai paesi europei per rimuovere il PMOI/MEK, l’Organizzazione Mojahedin del popolo Iraniano dalla lista dei terroristi e per sostenerlo come unica possibilità di stabilire la democrazia in Iran.
Segue il testo del discorso tenuto da Mr. Stevenson il 24 aprile 2008 al seminario di Strasburgo intitolato “Relazioni internazionali dell’Unione europea con l’Iran: prospetto per un cambio democratico”, organizzato dal Signor. Adrien Zeller, Presidente del Consiglio regionale francese d’Alsazia, dal Dottor. Alejo Vidal Quadras, Vicepresidente del Parlamento europeo, dalla Commissione francese per un Iran democratico e dall’intergruppo dell’europarlamento “Amici di un Iran libero”
 
Testo del discorso del On. Struan Stevenson ,Vicepresidente del gruppo EPP- ED del Parlamento europeo e Corresponsabile dell’intergruppo “Amici di un Iran libero”, il FOFI, al Parlamento europeo.
Seminario sulle “Relazioni internazionali dell’Unione europea con l’Iran: prospetto per un cambio democratico”.
24 Aprile 2008-05-03
Strasburgo
Quattro anni fa abbiamo fondato al Parlamento europeo l’intergruppo, “Amici di un Iran libero”, un gruppo che sostiene gli sforzi per ristabilire la democrazia, il governo della legge, il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle donne e per abolire la pena di morte e le armi nucleari in Iran.
Abbiamo presto scoperto che la principale organizzazione dell’opposizione iraniana, il PMOI, condivideva nel suo programma politico i nostri stessi obiettivi e da allora noi abbiamo sostenuto l’azione del PMOI per realizzare tali obiettivi.
Abbiamo promosso una campagna d’informazione per rimuovere il PMOI dalla lista dei terroristi in Europa, nel Regno Unito e negli Stati Uniti, una lista dove erano stati ingiustamente collocati in base alle accuse montate ad arte dal regime clericale di Teheran.
In giro per l’Europa, per il Regno Unito e in molti altri paesi ci siamo mobilitati affinché il PMOI venisse rimosso dalla lista del terrore.
Siamo stati negli USA in diverse occasioni sia al Congresso che al Senato per promuovere le nostre ragioni.
Paolo Casaca, Corresponsabile del FOFI,e altri colleghi sono andati diverse volte in Iraq per visitare il campo Ashraf dove ci sono 3.500 rifugiati, membri chiave del PMOI.
Ho il dovere di dirvi che sono persone valide e coraggiose.
Io e Paolo abbiamo incontrato molti ostacoli nelle varie occasioni in cui abbiamo cercato di far venire la Signora Rajavi al Parlamento europeo.

Proprio recentemente, in occasione dell’invito alla Signora Rajavi perché parlasse al gruppo EPP-ED, di cui sono il Vicepresidente a Strasburgo, e proprio quando Javier Solana si trovava a Teheran per un incontro con i mullà nel tentativo di convincerli a rinunciare al loro programma di sviluppo nucleare ed era in contatto telefonico con Angela Merkel, c’è stato l’intervento del Cancelliere austriaco Wolfgang Schüssel e di altri leader europei che rivolgendosi ai nostri parlamentari europei, hanno scoraggiato l’incontro con la Signora Rajavi.
Non ci si può credere a quante pressioni abbiamo ricevuto ma noi abbiamo risposto che siamo dei politici democratici liberamente eletti e che decidiamo noi chi incontrare, abbiamo ribadito che non ci faremo dire da Teheran chi incontrare o meno e così abbiamo potuto con successo incontrare la Signora Rajavi.
Abbiamo subito una campagna di diffamazione da parte dei media, montata contro di noi dai servizi segreti iraniani, con falsi articoli che chiamavano me, Paolo Casaca e altri sostenitori del PMOI amici dei terroristi.
Paolo, in particolare, è stato vittima di questa campagna intrapresa contro di lui dalla stampa nazionale in Portogallo.
Io ho subito simili pressioni da parte della stampa inglese.
Trovate nei falsi articoli pubblicizzati su alcuni siti web, numeri telefonici e indirizzi di posta elettronica che sono introvabili quando cercate di mettevi in contatto con loro.
Tutto quello che trovate sul web è stato messo lì dai servizi segreti iraniani.
Loro hanno paura del PMOI, riconoscono che il PMOI è il principale movimento di opposizione contro il regime clericale e dunque sanno che il PMOI è l’unica minaccia alla loro presa sull’ Iran.
Questo è il motivo per cui impazziscono quando vengono a sapere di incontri come il nostro, quando vengono a sapere che politici democratici in Europa stanno per incontrare la Signora Rajavi e ascoltano il suo messaggio.

Mentre noi abbiamo inseguito la politica della pacificazione, mentre noi abbiamo perseguito l’indecisione a causa della divisione che caratterizza la nostra politica europea, abbiamo offerto ad Ahmadinejad un’opportunità d’oro perchè continuasse con la sua brutale oppressione.
Perché continuasse sempre di più le sue esecuzioni, amputazioni, lapidazioni e recentemente qualcosa di nuovo, l’innovazione delle esecuzioni: buttare le persone giù dalle rupi. Questo è l’orrore del regime iraniano.
Come la Signora Rajavi ha dichiarato, abbiamo un Ahmadinejad che si vanta delle sue 6.000 centrifughe pronte per essere messe in funzione e che si vanta del suo salto repentino verso il programma di arricchimento nucleare.
E ovviamente in Occidente ci viene detto che si tratta di un programma nucleare pacifico, perfetto per produrre energia elettrica.
Dov’è allora questa base nucleare?
C’è una sola stazione nucleare la cui costruzione è completa, ed è a Bushehr. Non ce ne sono altre.
I russi hanno un contratto con l’Iran per fornire tutto il combustibile a Bushehr; ma allora dov’è la nuova stazione nucleare?
Perché siamo così stupidi rispetto a questa faccenda?
Perché abbiamo persino cominciato a credere al messaggio che si potrebbe trattare di un programma nucleare pacifico?
Ma questo fa parte della nostra politica di pacificazione.
Noi abbiamo sentito parlare del PMOI, dei loro coraggiosi sostenitori all’interno dell’Iran, che sono stati i primi a dire all’ Occidente, a riferire ai nostri servizi segreti europei e americani dell’esistenza del programma nucleare.
Loro sono quelli che hanno rischiato la vita e che in alcuni casi l’hanno persa per fare arrivare queste informazioni in Occidente.
Loro sono quelli che recentemente ci hanno parlato del centro di comando e di controllo nucleare di Lavizan dove stanno lavorando su di un generatore nucleare e sull’innesco della bomba atomica. Loro sono quelli che ci hanno detto di recente che in Iran sono in corso di produzione testate nucleari al sito di Khojir, a sud-est di Teheran.

Ci hanno riferito queste informazioni, comunicandoci nomi degli scienziati che lavorano su questi progetti, l’esatta collocazione di questi siti e il livello della tecnologia coinvolta.
Hanno dato a noi occidentali tutte queste informazioni e adesso tutto quello che facciamo è simulare il nostro appoggio alle sanzioni dell’ONU, il che è completamente falso.
Le informazioni che ho da poco ricevuto dall’Istituto Transatlantico mostrano che le principali aziende europee stanno collaborando con il Corpo di Guardia Rivoluzionario dell’Iran, IRGC.
Ho chiesto al PMOI di mettere di nuovo a rischio la vita dei loro uomini perchè verificassero la fondatezza di queste informazioni all’interno dell’ Iran e cioè affinché scoprissero se le aziende europee effettivamente non stessero rispettando l’impegno alle sanzioni.
La settimana scorsa mi è arrivata la loro risposta: una delle principali aziende tedesche sta rifornendo l’ Iran di macchinari di ultima tecnologia per costruire tunnel senza i quali non si potrebbero costruire i bunker nucleari per il programma nucleare iraniano.
Su alcune di queste fotografie si può leggere l’acronimo dell’IRGC scritto sopra i tunnel
Anche l’IRGC è nella lista del terrore stilata dagli americani insieme alla milizia di Qods.
Ci sono compagnie tedesche che forniscono apparecchiature per la costruzione di tunnel e inviano le loro squadre di esperti in Iran per insegnare agli iraniani come questi macchinari funzionano e poi li vendono agli iraniani così loro possono continuare a costruire i bunker che gli servono.
Ci sono poi importanti aziende italiane che riforniscono l’Iran di apparecchiature che si prestano ad un doppio uso.

Entrambe queste aziende europee lavorano con il Corpo di Guardia Rivoluzionario iraniano di Khatami alla costruzione di un complesso ingegneristico militare, che è soggetto alle sanzioni dell’ONU.
Entrambe queste aziende, italiane e tedesche, stanno violando le sanzioni.
Domenica,il giornale inglese Observer ha persino fatto il nome di un uomo d’affari di Londra che fornisce al regime iraniano sistemi guida missilistici.
Signore e Signori, noi parliamo della politica della pacificazione, parliamo della minaccia incombente del regime iraniano qualora esso disponesse di armi nucleari e abbiamo ascoltato Ahmadinejad affermare ripetutamente di voler cancellare Israele dalla faccia della terra.
E allora perché seguiamo la politica di pacificazione con un regime che è il maggiore sponsor nel mondo del terrorismo di stato?
E infatti negli ultimi dieci anni ogni principale attentato terroristico reca le impronte del regime dei mullà.
Perché diventiamo mansueti con loro?
Perché non abbiamo raffreddato le nostre relazioni diplomatiche con loro?
Perché permettiamo che i nostri ambasciatori a Teheran diventino intimi di questi ex torturatori e brutali oppressori?
Perché permettiamo ai loro odiosi ambasciatori di mescolarsi tra noi, nei nostri parlamenti, qui, in Europa?
Gli Stati Uniti hanno incluso l’IRGC insieme alla milizia di Qods nella loro lista del terrore.
Perché noi non abbiamo fatto lo stesso in Europa?
Ebbene io vi posso dare la risposta, in una parola, per soldi!

Ci sono troppi investimenti europei coinvolti, ci sono troppe persone interessate in Europa a riempirsi le tasche di importanti contratti d’affari con l’Iran e che sperano di poter continuare a farlo, al punto da arrivare a fornire all’Iran la tecnologia di cui ha bisogno per costruire armi nucleari che alla fine minacceranno la stabilità mondiale.
Questo è un attentato e le uniche persone che sono preparate ad opporvisi e ad esporsi sono quelli del PMOI, e noi che facciamo?
Noi, di fronte alla richiesta diretta dei mullà, piazziamo il PMOI nella lista del terrore britannica e in quella europea e poi li imbavagliamo. leghiamo loro le mani, congeliamo i loro beni e impediamo loro di fare lobby nei corridoi del potere da dove loro potrebbero contribuire ad un’opposizione efficace contro il regime di Teheran.
Questo è un regime che ride nervosamente sull’orlo dell’estinzione ma per realizzare questo è necessaria una spinta in avanti, una spinta che lo faccia cadere e quella spinta può solo venire dal principale partito d’opposizione politica e dal suo ispirato leader, la Signora Rajavi.
Quindi mi rivolgo alla Presidenza francese assunta dal Signor Sarkozy il primo luglio: noi rispettiamo Sarkozy per aver preso una posizione risoluta rispetto al programma nucleare iraniano ma gli diciamo anche che parlare serve a poco se non si può sostenere la parola con l’azione e che il modo per mandare un segnale convincente ai mullà sia quello di rimuovere il PMOI dalla lista del terrore europea e di incominciare a sostenerli come l’unica possibilità di ripristinare la democrazia in questa nazione assediata.
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Nota dell’editore: il PMOI è l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniana o altrimenti nota come MEK, Mojahedin-e-Khalq, ossia il membro del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

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