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Iran: Il regime clericale è direttamente responsabile della straziante tragedia di 500.000 morti a causa del coronavirus

Mentire, coprire, prevenire l’importazione di vaccini, rifiutarsi di aiutare i lavoratori e mandarli nei campi di morte del coronavirus
Le azioni del regime equivalgono a un crimine contro l’umanità. Khamenei e altri leader devono essere chiamati a risponderne

Secondo le stime più prudenti, il bilancio delle vittime di COVID-19 in 547 città in tutto l’Iran ha raggiunto la sconcertante cifra di mezzo milione – ha annunciato il 25 gennaio 2022 l’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI/MEK). Il numero di vittime per provincia è salito a: Teheran 116.785, Khorasan Razavi 40.260, Isfahan 34.690, Khuzestan 30.170, Fars 18.950, Azerbaijan Occidentale 18.858, Mazandaran 18.140, Gilan 17.320, Azerbaijan Orientale 17.273, Lorestan 16.515, Alborz 14.553, Sistan e Baluchistan 13.810, Kerman 13.492, Qom 13.450, Golestan 10.870, Kermanshah 9.354, Hamedan 9.258, Provincia Centrale 9.138, Yazd 8.288, Hormorgan 8.275, Kurdistan 8.247, Semnan 6.590, Khorasan Settentrionale 6.433, Ardabil 6.338, Qazvin 5.889, Bushehr 5.574, Zanjan 4.830, Ilam 4.778, Khorasan Meridionale 4.441, Chaharmahal e Bakhtiari 3.885, Kohgiluyeh e Boyer-Ahmad 3.789.
Mentre la popolazione iraniana è poco più dell’1% della popolazione mondiale, il bilancio delle vittime di COVID-19 in Iran è il 9% del totale di vittime in tutto il mondo. Questo è il risultato diretto delle politiche criminali e di saccheggio del regime clericale, in particolare del leader supremo del regime Ali Khamenei e delle Guardie Rivoluzionarie, che hanno cercato di arginare l’ondata di rivolte su larga scala perseguendo una strategia di vittime di massa.
1. Nel 2020, temendo l’impatto sulle elezioni parlamentari fittizie e sulla farsa annuale nell’anniversario della rivoluzione del 1979, questo orribile crimine iniziò con l’insabbiamento, la menzogna, l’inganno e il ritardo di diverse settimane dell’annuncio dell’emergere del Coronavirus in Iran. Rouhani affermò il 31 marzo 2020: “Abbiamo scoperto la diffusione del Coronavirus in Iran il 19 febbraio 2020 […] ed è stato pubblicamente annunciato alla popolazione [e] non abbiamo ritardato nemmeno per un giorno!”. Il 3 marzo, Khamenei aveva affermato: “Noi, i nostri funzionari, abbiamo riferito con chiarezza e onestà dal primo giorno [della diffusione del virus] in modo trasparente”. Tuttavia, i documenti rivelati dal Comitato Sicurezza e Antiterrorismo del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI) il 3 aprile 2020 indicarono casi di morte per Coronavirus in Iran nel dicembre 2019 e nel gennaio 2020. Secondo il quotidiano statale Jahan-e Sanat in un articolo dell’8 agosto 2020, esperti di sanità del regime hanno successivamente affermato che il primo decesso per coronavirus era avvenuto nella terza settimana di dicembre del 2019, ma che il regime lo aveva tenuto segreto per motivi politici e ragioni di sicurezza. Il regime dopo lo scoppio della pandemia continuò a lungo i voli della Mahan Air (compagnia aerea affiliata al Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche – IRGC) da e per la Cina, nonostante le proteste degli esperti di sanità. Entro la fine di marzo 2020, Mahan Air aveva operato almeno 55 voli con varie città della Cina.


2. In linea con questa politica, i dirigenti del regime hanno cercato di minimizzare il più possibile la gravità della pandemia. Per giustificare le sue politiche non patriottiche e disumane, Khamenei disse il 3 marzo 2020: “Non esageriamo troppo la questione [della pandemia]. È un’incidenza che si è verificata e scomparirà, a Dio piacendo, in non molto tempo. Emergerà nel Paese, si diffonderà e poi se ne andrà”. Peggio ancora, definì il virus mortale una “benedizione” e un’“opportunità”.
Il 25 febbraio 2020, in risposta alle raccomandazioni degli esperti di sanità secondo cui il Paese doveva essere bloccato, Rouhani affermò: “Da sabato 29 febbraio 2020 tutto tornerà alla normalità”. Ma il 20 maggio 2020 sostenne sfacciatamente: “Abbiamo fatto buoni progressi nella lotta contro questo pericoloso virus e l’abbiamo quasi contenuto!”.
3. Rifiutandosi di fornire anche lo stretto indispensabile a operai e braccianti, Khamenei li costrinse a recarsi nei campi di morte del Coronavirus per mantenersi, il che innescò la diffusione della pandemia. Inoltre, non ha fornito il minimo aiuto ai sistemi sanitari del Paese. Il 6 aprile 2020, Rouhani fece molto rumore vantandosi del fatto che Khamenei aveva accettato di assegnare 1 miliardo di dollari dal Fondo Sovrano Nazionale “al Ministero della Salute e agli scopi dell’educazione medica” e “al Fondo di Assicurazione contro la Disoccupazione”. Ma sei mesi dopo, secondo il quotidiano statale Salamat News del 23 settembre 2020, Saeed Namaki, allora ministro della Salute del regime, disse: “Non ho ricevuto nient’altro che una piccola parte del miliardo di dollari dal Fondo Sovrano su cui Khamenei era d’accordo. Non so per quale altra questione importante abbiano messo da parte quel fondo”. Inoltre, il suo vice, Iraj Harrirchi, dichiarò alla TV di Stato, il 22 settembre 2020: “Solo il 30% [del budget di 1 miliardo di dollari stanziato] è stato pagato al Ministero della Salute… La pazienza e l’abilità di medici e infermieri hanno limiti”.
4. Massoud Rajavi, il leader della Resistenza iraniana, ha dichiarato il 7 marzo 2020: “Gli ospedali dell’IRGC e i centri medici di Khamenei che detengono le migliori attrezzature e forniture mediche devono essere aperti agli infetti e messi a disposizione della popolazione. Khamenei deve destinare alla salute e alla sicurezza della gente i 100 miliardi di dollari di beni accaparrati nel ‘Quartier generale per l’esecuzione dell’Ordine di Khomeini (EIKO)’ e l’enorme ricchezza accumulata da IRGC, Basij, Forza di Sicurezza dello Stato e dalla cosiddetta Fondazione Mostazafan, così come i soldi che spende in Iraq, Siria, Yemen, Gaza e Libano… I beni della fondazione Astan Qods Razavi nel Khorasan, l’enorme e ricca dotazione [del santuario] dell’Imam Reza che Khamenei ha usurpato, possono essere immediatamente utilizzati per pagare i salari arretrati di lavoratori, insegnanti, dipendenti e le loro spese mediche alla vigilia del capodanno [iraniano]. La politica oppressiva e disumana di trattenere i salari dei lavoratori colpiti dal COVID-19 e che sono licenziati deve cessare”.
Il regime dei mullah, che ha fornito le migliori attrezzature e i migliori dispositivi medici ai suoi funzionari e ai comandanti dell’IRGC, ha rifiutato di fornire i dispositivi più elementari al personale medico e infermieristico che ha messo la propria vita in pericolo per assistere i nostri compatrioti. Si è persino rifiutato di pagare il loro stipendio, al punto che un parlamentare del regime della provincia di Gilan, come riferito dal giornale Jahan Sanat il 9 marzo 2020, ha detto: “I nostri medici non hanno maschere e guanti e stanno perdendo la vita per mancanza di rifornimenti, poiché in quella Provincia mancano forniture specifiche come ossigeno e medicinali”.
Secondo l’agenzia di stampa Tasnim, il 9 dicembre 2021 Mohammad Mirzabeigi, il capo dell’organizzazione infermieristica del regime, ha dichiarato: “Abbiamo avuto più di 145.000 persone nella comunità infermieristica che sono state infettate dal Coronavirus e quasi tutti coloro che prestano servizio come infermieri hanno contratto questa malattia almeno una volta”.
Secondo il notiziario Salamat, il direttore generale della Casa degli Infermieri il 10 dicembre 2021 ha dichiarato: “La disastrosa situazione dell’assistenza infermieristica nel nostro Paese ha costretto molti infermieri a emigrare, tre volte di più rispetto agli anni prima del COVID-19”.
Il capo del consiglio di amministrazione dell’organizzazione infermieristica in Khuzestan ha dichiarato: “L’ultimo pagamento degli straordinari agli infermieri è stato nel giugno 2021 e il resto è stato ritardato negli ultimi sei mesi” – secondo quanto ha riferito l’agenzia di stampa ISNA il 20 dicembre 2021.
Il rovescio della medaglia della politica del regime di vittime di massa è stato coprire il reale bilancio delle vittime di COVID-19. Da parte sua, la Resistenza iraniana lavorando diligentemente ha rilasciato dal marzo 2020 più di 700 dichiarazioni per portare alla luce le vere dimensioni della tragedia, in particolare il bilancio delle vittime. Ha fatto affidamento sulla rete nazionale di sostenitori dei Mujahedin-e Khalq (MEK/OMPI) in Iran, su fonti affidabili provenienti da ospedali e cimiteri, sulle Unità di Resistenza e su varie fonti all’interno delle istituzioni del regime.
5. Il numero delle vittime era così alto che a volte anche alti funzionari del regime hanno dovuto ammettere che i numeri ufficiali erano inventati e non validi. Il 14 ottobre 2020 il vice ministro della Salute del regime, Iraj Haririchi, ha dichiarato all’agenzia di stampa Tasnim: “Il bilancio delle vittime [ufficialmente annunciato] è inferiore da una volta e mezza a 2 o 2,2 volte rispetto alla cifra reale”.
Hossein Gheshlaghi, membro del Consiglio Medico Supremo del regime, ha dichiarato all’agenzia di stampa Mehr, il 25 ottobre 2020: “Il tasso di mortalità per coronavirus nel Paese è circa tre o quattro volte il numero ufficiale. La mancanza di informazioni chiare e accurate […] è un errore pericoloso e irreparabile ed è una delle ragioni importanti dell’aumento del numero di contagi e decessi”.
L’8 agosto 2020, Mohammad-Reza Mahboobfar, membro del comitato scientifico dell’Unità Operativa Nazionale di Lotta al Coronavirus (NCCT), dichiarò al quotidiano Jahan-e Sanat: “Le cifre ufficiali del COVID-19 sono un ventesimo della cifra reale”.
Le continue bugie e i continui insabbiamenti del regime hanno spinto un deputato del ‘parlamento’ del regime, Amanghelich Shadmehr, a dichiarare all’agenzia di stampa Majlis, il 22 luglio 2020: “Sembra che loro [i funzionari statali] abbiano giurato di uccidere tutta la popolazione”. Ha aggiunto che molti stavano “aspettando nella linea della morte un letto di terapia intensiva vuoto” e non potevano “nemmeno permettersi di comprare le mascherine”.
6. L’aspetto più criminale della politica di Khamenei è stato il bando all’importazione dei vaccini. A quel tempo, il numero delle vittime aveva già raggiunto 200.000. L’8 gennaio 2021, Khamenei dichiarò insensibile: “L’importazione di vaccini americani e britannici nel Paese è vietata. L’ho detto ai funzionari e lo dico pubblicamente ora. […] Naturalmente, non sono nemmeno ottimista riguardo ai francesi, con l’esperienza che abbiamo avuto con il caso delle sacche di sangue contaminate”. Nello stesso intervento promosse i vaccini prodotti dall’EIKO: “Il vaccino che è stato preparato per il Coronavirus non va rifiutato. Questa è una fonte d’onore per il Paese”.
Hassan Ghazizadeh Hashemi, membro dell’NCCT, ha dichiarato al quotidiano statale Hamdeli il 5 settembre 2021: “La mafia dei farmaci guadagna 30.000 miliardi di Rial al mese vendendo siero e alcuni farmaci per il Coronavirus. Il ritardo nell’acquisto del vaccino contro il Coronavirus è legato alle attività della mafia dei farmaci; si sono infiltrati nell’apparato decisionale e hanno ritardato l’acquisto del vaccino per ottenere maggiori profitti”.
Kianoush Jahanpour, portavoce della Organizzazione per gli Alimenti e i Farmaci del regime, ha dichiarato il 2 maggio 2021: “Il vaccino da 4 dollari è disponibile a prezzi fino a 50 dollari, oppure il vaccino da 10 dollari è disponibile a 25-70 dollari proforma!”. Ha definito questa operazione di saccheggio “Vaccine Gate” e ha aggiunto: “Molte aziende (che importano vaccini) non lavorano affatto nel campo dei vaccini!”.
L’8 gennaio 2021, Maryam Rajavi, la Presidente-eletta del CNRI, ha ribadito che il divieto di Khamenei all’acquisto di vaccini contro il COVID-19 è un crimine contro l’umanità. È responsabile della morte di migliaia di nostri connazionali oppressi e immiseriti a causa del Coronavirus. La comunità internazionale dovrebbe condannare fermamente questo crimine e costringere il regime dei mullah a revocare il divieto di importazione di vaccini nel Paese – ha aggiunto. Massoud Rajavi, leader della Resistenza iraniana, ha affermato che vietando l’importazione di vaccini nel Paese è stato chiaramente dimostrato che il vali-e faqih (‘guida suprema’, Khamenei) è un alleato del Coronavirus e un nemico della nazione iraniana.
Le politiche del regime clericale e lo stesso Khamenei sono responsabili della maggior parte dei 500.000 morti per Coronavirus in Iran. Aprire la strada alla rapida diffusione del virus, lasciare in sua balia i pazienti, non destinare nemmeno una piccola frazione del trilione di dollari sotto il controllo del ‘leader supremo’ e delle Guardie Rivoluzionarie alla lotta contro il virus, tenere inizialmente la popolazione all’oscuro sui fatti relativi alla diffusione del virus, vietare l’importazione di vaccini eccetera sono scelte politiche e azioni che costituiscono senza dubbio un chiaro caso di crimine contro l’umanità; e i suoi autori, in particolare Khamenei, devono essere chiamati a risponderne.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI)
25 gennaio 2022

 

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