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Un legislatore di spicco del regime iraniano: Abbiamo dato 20-30 miliardi di dollari alla Siria

In un’intervista con l’agenzia di stampa statale online Etemad, pubblicata il 20 maggio, Heshmatollah Falahatpisheh, un parlamentare di Kermanshah e membro della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Majlis (‘parlamento’), ha riconosciuto come il regime dei mullah stia sprecando ricchezza nazionale per finanziare il dittatore siriano Bashar-al Assad.
“Quando sono andato in Siria, alcuni si sono lamentati del fatto che avevo causato delle spese, ma lo dirò di nuovo: possiamo aver dato 20-30 miliardi di dollari alla Siria. Il denaro della nostra gente è stato speso lì”, ha detto Felahatpisheh.
Quando Falahatpisheh era il presidente della Commissione per la Sicurezza Nazionale, guidò una delegazione parlamentare in Siria, dove incontrò Emad Khamis, Primo Ministro del regime di Assad.
Secondo le informazioni rivelate il 6 dicembre 2017 dal Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ottenute dalla rete dell’Organizzazione del Mojahedin del Popolo Iraniano (OMPI / MEK) dall’interno del regime, in cambio delle spese sostenute dal regime clericale in Siria, il 17 gennaio 2017, il Primo Ministro siriano Emad Khamis ha firmato un accordo con il vicepresidente del regime iraniano Eshaq Jahangiri, per restituire i soldi spesi dal regime entro 25 anni (periodo estensibile fino a 40 anni). Il piano prevedeva sei importanti contratti. Il regime considerava questo accordo con la Siria un progetto strategico per sé stesso.
Secondo le informazioni pubblicate dal CNRI, questi progetti, che sono stati pianificati e realizzati dalle Guardie Rivoluzionarie (IRGC) sotto la supervisione del leader supremo del regime, Ali Khamenei, valevano più di 20 miliardi di dollari.
Il volume del progetto di pagamento del debito siriano è stimato in 20 miliardi di dollari, secondo un dibattito in seno al Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale del regime. Questa cifra include solo il petrolio (per almeno 8 miliardi di dollari) e il credito che il governo iraniano ha concesso alla Siria durante il dominio di Bashar al-Assad, specialmente durante la guerra. La cifra non include gli aiuti militari e di armi da parte del regime all’esercito e al governo siriani, che è diverse volte maggiore.
Il regime iraniano è entrato nella guerra siriana da quando è scoppiata nel 2011 e da allora ha sempre puntellato il regime di Assad. Oltre al suo sostegno finanziario, il regime dei mullah ha costantemente inviato armi e forze armate nel Paese per impedire il rovesciamento di Bashar al-Assad. Secondo le stime fatte dalla Resistenza iraniana, il regime potrebbe aver speso fino a $ 100 miliardi nella guerra siriana.
In un’altra parte della sua intervista, Falahatpisheh, riferendosi alla società iraniana irrequieta e alle proteste in tutto l’Iran scoppiate a novembre dopo l’improvvisa impennata dei prezzi del carburante, ha dichiarato: “Quanti problemi economici abbiamo nel Paese? L’aumento dei prezzi della benzina genera 2 trilioni di rial al giorno. Questo è il ricavo medio generato dall’aumento dei prezzi della benzina e dalla vendita dell’eccedenza ad altri Paesi. Possiamo distribuire questi 200 trilioni di rial alle province per risolvere i loro problemi. Questa è solo una parte delle entrate”.
“Nel bilancio, le entrate petrolifere sono pari a un quarto del gettito fiscale. Ciò significa che è la popolazione che sta pagando le spese del Paese. E questo è un Paese seduto su un mare di petrolio” – ha detto Felahatpisheh. “Se consideriamo tutto ciò, significa che abbiamo il budget necessario per risolvere i problemi economici del Paese, se il budget non viene speso per altre cose.”
Falahatpisheh ha fatto queste osservazioni, mentre il regime, citando problemi economici, ha costretto il popolo iraniano a tornare al lavoro in piena epidemia di coronavirus, che finora, secondo il MEK, ha causato la morte di quasi 44.000 persone. Inoltre, i funzionari e gli apologeti del regime cercano di incolpare le sanzioni statunitensi per la crisi del coronavirus in Iran, sperando di ricevere più denaro per aumentare ulteriormente le loro attività illecite.
Rifiutando di aiutare finanziariamente la popolazione durante la quarantena, il regime l’ha costretta a tornare al lavoro poiché era terrorizzato dall’esercito di affamati che si espandeva quotidianamente e dalla possibilità di una rivolta nazionale.
Come ha affermato la signora Maryam Rajavi, presidente-eletta del CNRI, “per Khamenei e Rouhani, la vita e il benessere della gente sono privi di valore. Essi vogliono solo proteggere il loro regime dalla minaccia della rivolta. La decisione criminale di mandare la popolazione al lavoro è un crimine contro l’umanità e causerà innumerevoli vittime del COVID-19 in Iran”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana

21 Maggio 2020

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