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Iran: L’assassinio del dottor Kazem Rajavi deve essere indagato nel contesto di genocidio e crimini contro l’umanità

La signora Rajavi accoglie con favore la decisione, aggiungendo che gli autori di crimini contro l’umanità hanno governato l’Iran impunemente per 40 anni. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e l’Europa devono assicurarli alla giustizia.

In una lettera al sostituto procuratore generale della Confederazione Svizzera a Berna, la Procura provinciale del Vaud ha scritto di avere annullato la precedente decisione della Procura di archiviare il caso dell’assassinio del dottor Kazem Rajavi e di avere trasferito il caso.
Il caso è stato trasferito all’ufficio del procuratore generale per essere riesaminato nel contesto di genocidio e crimini contro l’umanità.
Il dottor Kazem Rajavi fu assassinato il 24 aprile 1990 da terroristi inviati dal regime iraniano. All’inizio di giugno 2020, il procuratore di Vaud aveva annunciato la sua decisione di chiudere il caso poiché erano passati 30 anni dall’assassinio. La decisione era stata accolta con veementi proteste da parte della Resistenza iraniana e degli avvocati ed è stata ampiamente avversata da parlamentari e personalità politiche e religiose di tutto il mondo.
Nella sua lettera al sostituto procuratore generale della Confederazione Svizzera, il procuratore di Vaud ha dichiarato: “Sembra che il caso dell’assassinio del dottor Kazem Rajavi dovrebbe essere considerato principalmente come denuncia e condanna di genocidio e crimine contro l’umanità, ed essere considerato solo secondariamente come un tipico caso di omicidio per un procedimento giudiziario. Il genocidio e i crimini contro l’umanità rientrano esclusivamente nella giurisdizione della Confederazione Svizzera e indagini o processi in materia in altre giurisdizioni sono completamente proibiti. In tali circostanze, l’Ufficio del Procuratore provinciale di Vaud non può indagare sugli eventi correlati dalle suddette prospettive, poiché ciò rientrerebbe nella giurisdizione del Procuratore Generale confederato. Pertanto, la Procura provinciale di Vaud sospenderà qualsiasi azione in merito a questo caso fino a quando la Procura confederata non avrà preso una decisione formale”.
La lettera aggiunge: “In tali circostanze, la Procura provinciale di Vaud non può indagare sugli eventi dalle suddette prospettive, poiché in tal caso violerebbe la vostra giurisdizione. Sulla base dell’accordo con il Procuratore generale, vi inoltrerò questo reclamo come un caso che rientra nella vostra giurisdizione”.
Il 21 agosto, il Segretario di Stato degli Stati Uniti ha designato 13 degli assassini del dottor Kazem Rajavi nell’elenco degli individui colpiti da sanzioni del Dipartimento di Stato. La dichiarazione ribadiva: “Questi 13 assassini, che si spacciavano per diplomatici iraniani, agivano sotto i più alti ordini del loro governo per mettere a tacere l’opposizione e dimostrare che nessuno è al sicuro dal regime iraniano, indipendentemente da dove viva. Gli Stati Uniti non accetteranno che il regime iraniano metta a tacere i suoi critici attraverso la violenza e il terrore”.
Il 20 marzo 2006, un magistrato inquirente svizzero emise un mandato di arresto internazionale per l’allora ministro dell’Intelligence e della Sicurezza del regime iraniano, Ali Fallahian, per il suo coinvolgimento nell’assassinio. Il mandato di arresto di Fallahian affermava: “L’assassinio di Kazem Rajavi era stato meticolosamente pianificato. I commando si sono recati in Svizzera per la prima volta nell’ottobre 1989, poi tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio 1990, e infine dal 10 al 24 aprile dello stesso anno. Le indagini hanno rivelato che 13 uomini erano coinvolti nella preparazione e nell’esecuzione dell’omicidio. Portavano passaporti di servizio con il timbro ‘In missione’. Tutti i passaporti di servizio degli agenti iraniani erano stati rilasciati dal ministero sotto la guida di Ali Fallahian e furono ritirati nello stesso aeroporto quando essi tornarono in Iran. Tutti i passaporti di servizio delle 13 persone sopra citate erano stati rilasciati in Via Karim Khan a Teheran. I due edifici su questa strada sono il quartier generale di parte del servizio di intelligence del regime iraniano, VAVAK”.
Accogliendo con favore la decisione del pubblico ministero, la signora Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), ha affermato che l’assassinio del dottor Rajavi faceva parte del piano del regime clericale di commettere genocidio e crimini contro l’umanità, iniziato nel 1981 con le esecuzioni di massa di prigionieri politici e culminato nel massacro di prigionieri politici del 1988. Questo è continuato fino ad oggi, con l’occultamento delle tombe dei martiri, le uccisioni di massa di 1.500 manifestanti durante la rivolta del novembre 2019, la brutale tortura degli arrestati e le esecuzioni di manifestanti detenuti, come Mostafa Salehi e Navid Afkari. Il dottor Kazem Rajavi, un grande martire della causa dei diritti umani, aveva denunciato questi estesi crimini contro l’umanità e il genocidio, cosa che suscitò l’ira degli ideatori del massacro del 1988.
La signora Rajavi ha aggiunto: “Le menti del crimine persistente contro l’umanità hanno governato l’Iran impunemente e senza la minima responsabilità per 40 anni. Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e i suoi Stati membri, così come i Paesi europei, devono prendere le misure necessarie per porre fine a questa impunità e assicurare alla giustizia i responsabili dei crimini contro l’umanità in Iran”.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI)
13 settembre 2020

 

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