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Iran: il bilancio delle vittime del Coronavirus supera 34.700 in 297 città

Over 34,700 dead of coronavirus (COVID-19) in Iran-Iran Coronavirus Death Toll per PMOI MEK sources

Oltre 34.700 morti per il Coronavirus (COVID-19) in Iran secondo fonti dell’OMPI / MEK
Impennata nel bilancio delle vittime in Sistan e Belucistan ed esecuzioni di prigionieri alla vigilia del Ramadan in diverse città
Maryam Rajavi: Le esecuzioni rivelano la disperazione e la paura di un regime che si affida alle esecuzioni come l’unico modo per controllare la società pronta ad esplodere.

L’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (OMPI / MEK) ha annunciato venerdì 24 aprile che il numero di morti per Coronavirus ha superato i 34.700 in 297 città del Paese.
Le notizie dal Sistan e dal Belucistan indicano un aumento significativo del numero di morti. Il numero esatto è sconosciuto, ma nelle ultime 24 ore almeno 90 persone hanno perso la vita. Il numero delle vittime nella provincia di Teheran è 5.870, in quella di Khorasan Razavi 2.775, dell’Azerbaigian Orientale 1.348, dell’Azerbaigian Occidentale 1.130, di Hamedan 886, del Kurdistan 590, di Semnan 575, di Zanjan 475, del Khorasan Settentrionale 375 e del Lorestan 795.
Mentre il regime continua a coprire il bilancio delle vittime del Coronavirus e persiste nel diffondere dati falsi, Alireza Zali, capo dell’Unità Operativa Nazionale per Combattere il Coronavirus (NCCT) a Teheran, ha dichiarato al quotidiano statale Asr-e Iran: “Dallo scoppio della malattia abbiamo ammesso circa 58.000 pazienti con Coronavirus a Teheran”.
Dopo l’incontro dei ministri della Sanità degli Stati membri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Saeed Namaki, ministro della Sanità del regime, ha dichiarato: “Siamo ancora a metà strada. Potremmo ancora perdere la partita (la palla potrebbe sfuggire al nostro portiere) all’ultimo minuto e saremo sconfitti e lasciati umiliati in ogni angolo del globo”.
Oggi un deputato di Shiraz del ‘parlamento’ del regime, Ali Akbari, ha dichiarato al quotidiano statale Entekhab: “Negli ultimi dieci giorni c’è stato un aumento nella diffusione del Coronavirus nella provincia di Fars. Si teme che il personale medico soffrirà per l’affaticamento e sarà esausto per il persistere della malattia”.
Il presidente dell’Università di Scienze Mediche di Qom ha ammonito oggi: “Potremmo dover affrontare un secondo picco dell’epidemia del virus, che potrebbe essere più grave, e se non si osserva il distanziamento sociale potrebbe causare danni irreparabili”.
Mentre Ali Khamenei e Hassan Rouhani stanno costringendo la gente a tornare al lavoro, ieri, in una lettera a Rouhani che è stata pubblicata dall’agenzia statale ufficiale ISNA, Mohammad-Reza Zafar Ghandi, capo dell’Organizzazione del Sistema Medico del regime, ha scritto: “Qualsiasi fretta di aprire luoghi di aggregazione non necessari e incontrollati come luoghi di culto, scuole, università eccetera diffonderà la malattia, prenderà vite e sprecherà gli sforzi passati. Inoltre renderà esausto il personale medico del Paese”.
Perfino i media statali stanno ridicolizzando le cifre del regime sul numero di infetti e di decessi. Oggi il quotidiano statale Rooz-e No ha scritto: “Chi dovrebbe essere incolpato? La gente, i media stranieri o le autorità che hanno fatto dichiarazioni con tante incoerenze? Come è possibile che ogni giorno alcuni funzionari sanitari, incluso il capo della NCCT, parlino dell’aumento degli infetti o che i governatori delle province di Mazandaran e Khuzestan parlino del significativo aumento dell’infezione, e che poi le cifre (annunciate ufficialmente) diminuiscano ogni giorno?”
“Il dottor Zali (capo della NCCT) ha dichiarato ieri che 6.000 persone sospettate di infezione sono state ricoverate negli ospedali; anche se supponiamo che solo un sesto di essi fosse contagiato, tutte le 1.030 persone infette (annunciate ufficialmente dal Ministero della Sanità) dovrebbero essere indicate per la sola Teheran. Pertanto, si dovrebbe presumere che il numero di persone infette in altre città non solo sia diminuito ma abbia raggiunto lo zero”, ha aggiunto il giornale.
Nel frattempo, Seyed Mohammad Mehdi Mirbagheri, un membro dell’Assemblea degli Esperti del regime e capo della “Accademia della Scienza Islamica”, ha affermato che una delle preoccupazioni del regime sul Coronavirus era la popolarità del cyberspazio. Mirbagheri, le cui osservazioni sono state pubblicate oggi dal sito web statale Jahad Daneshgahi, ha dichiarato: “Il fenomeno più pericoloso nel mondo post-Coronavirus è lo spostamento della comunità umana verso lo spazio virtuale dominante; uno spazio che è governato da grandi potenze è amministrato da una rete globale, e noi siamo i suoi utenti… L’estensione della formazione per l’utilizzo del cyberspazio negli ultimi due mesi è maggiore che negli ultimi anni… C’è bisogno di condurre grandi piani per affrontare questa cospirazione delle superpotenze”.
La situazione nelle carceri rimane critica. Ogni giorno viene riferito che un maggior numero di prigionieri sono infettati dal Coronavirus e quindi le loro vite sono più in pericolo. Tuttavia, invece di rilasciare i prigionieri, il regime ha accelerato le esecuzioni. Nei giorni scorsi diversi prigionieri sono stati impiccati nelle carceri di Saqqez, Sanandaj, Kermanshah, Zahedan, Shiraz, Dastgerd (Isfahan) e Gohardasht.
La signora Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI), ha dichiarato che commettere tali crimini alla vigilia del mese sacro del Ramadan, rispettato da tutti i musulmani come il mese della misericordia e della compassione; dimostra la disperazione e la paura del regime. I mullah non vedono altro modo per controllare la società pronta ad esplodere se non quello di usare la repressione e la violenza. Il regime pensa di potere con una barbarie infinita bloccare il percorso di una rivolta che lo sradicherà, ma queste atrocità non fanno che intensificare il potenziale per l’esplosione sociale.
La signora Rajavi ha nuovamente ribadito che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite deve imporre al regime di rilasciare i prigionieri.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI)
24 aprile 2020

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