
Iran: la mancanza di assistenza sanitaria e delle più elementari condizioni di vita mette in pericolo la vita dei detenuti in diverse carceri
Proteste delle famiglie e dei cittadini di Khorramabad per impedire l’esecuzione di un detenuto
Il deterioramento delle condizioni sanitarie in diverse carceri iraniane e la mancanza delle più basilari condizioni di vita hanno messo seriamente a rischio la salute e la vita di numerosi detenuti.
Nel carcere di Evin, negli ultimi giorni, un’epidemia virale si è diffusa in diverse sezioni del Reparto 7, contagiando un gran numero di prigionieri. A causa del sovraffollamento, degli ambienti chiusi e della mancanza di strutture igienico-sanitarie minime, il virus si è propagato rapidamente. I detenuti colpiti manifestano sintomi quali forte mal di gola, spossatezza e debolezza estrema. Lo scorso anno, gli aguzzini del regime hanno confiscato e saccheggiato tutte le apparecchiature di raffreddamento del reparto e attualmente, nonostante il caldo insopportabile, impediscono l’ingresso di qualsiasi dispositivo di ventilazione o raffrescamento. Per ottenere i servizi più essenziali, i detenuti sono costretti a pagare prezzi molte volte superiori a quelli reali a gruppi mafiosi collegati alle guardie carcerarie.
Nel Reparto 2 del carcere centrale di Karaj, tra 300 e 400 detenuti, per la maggior parte arrestati durante l’insurrezione di gennaio, sono rinchiusi in condizioni estremamente degradate e antigieniche. Fino a 30 persone vengono ammassate in stanze dotate di soli nove letti, costringendo molti a dormire sul pavimento. Dopo il trasferimento forzato dei detenuti dal Reparto 15, gli agenti del regime hanno confiscato tutti gli impianti di raffrescamento acquistati a spese degli stessi prigionieri. A centinaia di detenuti è consentito utilizzare le docce soltanto per due ore alla settimana. La distribuzione di droghe sintetiche da parte degli agenti del regime all’interno del reparto, unita alle severe restrizioni sulle telefonate, ha portato la pressione psicologica a livelli insostenibili, causando casi di disturbi neurologici e persino suicidi.
Nel carcere di Malayer, la maggior parte dei detenuti ha contratto una malattia simile al COVID-19. Nonostante sia trascorsa una settimana dall’insorgere dell’epidemia e alcuni pazienti versino in condizioni critiche, non vi è alcuna traccia di medici o di assistenza sanitaria. La malnutrizione dovuta alla carenza di cibo e alla sua pessima qualità, unita all’elevata densità della popolazione carceraria, ha reso estremamente critica la situazione sanitaria dei detenuti.
Nel carcere di Gonbad-e Kavus, la fuoriuscita di liquami nel reparto generale e la diffusione dell’inquinamento negli ambienti di vita dei detenuti hanno creato gravi rischi per la salute, senza che le autorità carcerarie abbiano adottato alcuna misura per risolvere il problema.
In un altro sviluppo, giovedì 20 agosto 2026, dopo il trasferimento del detenuto venticinquenne Mohammad Reza Rezaei in isolamento in vista dell’esecuzione della sua condanna a morte, i suoi familiari, parenti e un gruppo di cittadini di Khorramabad hanno organizzato una protesta davanti al Carcere Centrale di Khorramabad e agli uffici della magistratura del regime nella provincia del Lorestan. Il giorno precedente, mercoledì 19 agosto, gli agenti del regime avevano trasferito segretamente Mohammad Reza in una cella d’isolamento per prepararne l’esecuzione. I manifestanti hanno sottolineato che il regime cerca di diffondere un clima di paura e terrore nella società attraverso l’esecuzione dei giovani.
La Resistenza Iraniana rinnova il proprio appello alle Nazioni Unite e agli organismi internazionali competenti affinché condannino con fermezza le condizioni disumane nelle carceri del regime iraniano e adottino misure immediate per fermare la macchina della tortura e delle esecuzioni dei mullah. Essa chiede inoltre l’invio di una missione internazionale d’inchiesta che possa visitare tali carceri e incontrare direttamente i detenuti.
Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI)
21 agosto 2026
