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Iran: Almeno 29 esecuzioni, tra cui una donna, dal 3 al 6 agosto

NCRI
• Rajavi: Con l’intensificarsi delle crisi che porteranno al rovesciamento del regime, Khamenei accelera il ciclo delle esecuzioni
• Appello urgente per salvare i prigionieri in attesa di esecuzione

Il leader supremo del regime iraniano, Ali Khamenei, sta accelerando con ferocia e brutalità il ciclo di uccisioni ed esecuzioni. Solo tra il 3 e il 6 agosto, i boia del regime hanno impiccato almeno 29 prigionieri, tra cui una donna.

L’agenzia di stampa ufficiale del sistema giudiziario ha riportato mercoledì 6 agosto le esecuzioni di Roozbeh Vadi, 40 anni; Mehdi Asgharzadeh, 35 anni; Ali Rajaei, 33 anni; Reza Sharifzadeh, 35 anni; e Mojtaba Izadi, 35 anni. Gli ultimi tre sono stati giustiziati a Isfahan.

Mehdi Asgharzadeh, imprigionato da nove anni a Kermanshah con l’accusa di appartenenza all’ISIS, è stato giustiziato in quella città.

Restano poco chiari i dettagli del processo e del luogo dell’esecuzione di Roozbeh Vadi, arrestato nel 2023. È stato giustiziato con l’accusa di “spionaggio e collaborazione con servizi segreti” e di aver trasmesso informazioni su uno degli “scienziati nucleari” del regime a Israele. Vadi era un esperto tecnico presso l’Istituto di Ricerca in Scienze e Tecnologie Nucleari del regime, affiliato all’Organizzazione per l’Energia Atomica. La sua esecuzione è avvenuta solo un giorno dopo (il 5 agosto 2025) che la magistratura criminale del regime, in un processo in contumacia durato due anni, ha accusato 104 membri dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo Iraniano (PMOI/MEK) e della Resistenza iraniana di “collaborazione con il regime sionista per assassinare scienziati nucleari”, in un caso completamente fabbricato.

Nel ciclo senza fine di esecuzioni, martedì 5 agosto sono stati giustiziati cinque prigionieri: Ali Showkat, 34 anni, a Saveh; Ali Hosseinpour, 35 anni, e Mohammad Abakhti a Karaj; Farzad Yari a Malayer; e Jahanshah Iravani a Semnan.

Lunedì 4 agosto sono stati impiccati otto prigionieri: Mohammad Golestani, 30 anni; Bahman Pirouzaei, 30 anni; Davoud Najibollahi, 40 anni; e Reza Sarparast, 30 anni, a Mashhad; Matin Shahbazzadeh, 24 anni; Hessam Moloudi, 29 anni; ed Enayat Semsari, 36 anni, a Tabriz; e Hamid Soroush a Nur.

Domenica 3 agosto sono stati giustiziati undici prigionieri: Meysam Joudi e Sajad Pourdanesh a Karaj; Eghbal Abdali a Ilam; Hassan Ramezani, 28 anni, e una donna a Khorramabad; e altri cinque prigionieri i cui nomi erano già stati annunciati in una dichiarazione precedente.

In un’altra misura repressiva, il generale di brigata dei Pasdaran (IRGC), Feyz Jafari, capo della “Polizia di Sicurezza Pubblica” delle Forze di Sicurezza dello Stato, ha annunciato l’arresto di 2.129 persone con il pretesto di essere “teppisti ed elementi pericolosi” (Agenzia Tasnim, affiliata alla Forza Quds – 4 agosto 2025).

La signora Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI), ha dichiarato:
“Più si intensificano le crisi che porteranno al rovesciamento del regime, più Khamenei accelera il ciclo di uccisioni ed esecuzioni per prolungare, seppur brevemente, la vita della dittatura clericale. Tuttavia, questi crimini orribili non fanno che rafforzare la determinazione del popolo iraniano e dei giovani a opporsi al fascismo religioso.”

La signora Rajavi ha rivolto un appello urgente alle Nazioni Unite e agli organismi internazionali competenti affinché agiscano per salvare la vita dei prigionieri condannati a morte, ribadendo che Khamenei e gli altri leader del regime devono essere processati per quattro decenni di crimini contro l’umanità e genocidio.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI)
6 agosto 2025