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Iran: 99 esecuzioni negli ultimi 30 giorni, 359 dall’inizio della guerra

Appello per una missione investigativa internazionale che visiti le carceri e agisca immediatamente per salvare la vita dei prigionieri nel braccio della morte

La macchina delle torture e degli omicidi di Ali Khamenei, mirata a preservare il funesto regime del Velayat-e Faqih (potere della “Guida suprema”), ha portato all’impiccagione di 99 prigionieri dal 22 dicembre al 20 gennaio. Nel timore di una rivolta popolare, il regime ha giustiziato almeno 359 prigionieri dall’inizio della guerra a Gaza il 7 ottobre, di cui è il principale istigatore.

Lunedì 22 gennaio gli agenti criminali di Ali Khamenei hanno impiccato Masoud Rigi; il 20 gennaio Hassan Gorgij a Zahedan. Inoltre, tre prigionieri di nome Nouri Zamani, Hossein Ali Kootahi e Fathollah Joarkesh sono stati impiccati a Isfahan. Il 18 gennaio, Hamid Ebadinejad e Eslah Allah Bakhsh erano stati giustiziati a Rasht, il 17 Jalil Suleimani a Hamedan, Eslam Amaneddini a Qom e Ali Mashhadi a Mashhad.

Il prigioniero politico Farhad Salimi, un connazionale sunnita in carcere da 14 anni, è stato trasferito in isolamento nella prigione di Qezelhessar la notte del 20 ed è a serio rischio di esecuzione. I suoi coimputati, Qasem Abtahi, Davood Abdollahi e Ayoub Karimi, sono stati giustiziati negli ultimi tre mesi. Anche altri tre coimputati, Anvar Khezri, Kamran Sheikheh e Khosrow Besharat, sono stati condannati a morte.

Due insegnanti prigionieri politici, Iraj Rahnama e Gholamreza Gholami a Shiraz, condannati a 5 e 11 anni di prigione con l’accusa inventata di “cospirazione per disturbare la sicurezza nazionale” e “diffusione di menzogne”, hanno iniziato uno sciopero della fame 13 gennaio, dichiarando che “queste sentenze ingiuste sono emesse per reprimere e mettere a tacere la voce di protesta degli insegnanti”. Sono stati incarcerati più volte per aver difeso i diritti degli insegnanti detenuti.

In un altro crimine, agenti in borghese hanno ucciso a Borujerd una ragazza di nome Anahita Amirpour, studentessa dell’Università Azad di Borujerd, la sera del 19 gennaio sparando contro un’auto Peugeot. È stato ferito gravemente il conducente dell’auto, anch’egli studente. Il 19 gennaio l’agenzia di stampa governativa IRNA ha riferito: “Il governatore speciale di Borujerd ha annunciato la morte di una persona durante l’inseguimento in auto da parte della polizia. Le forze di sicurezza dello Stato, secondo la legge, per fermare un’automobile sparano in aria e poi agli pneumatici… Durante l’inseguimento e la fuga, gli occupanti dell’auto sono rimasti feriti e, dopo che sono stati trasferiti in ospedale, una di loro ha perso la vita”.

Il regime dei mullah priva i prigionieri, soprattutto quelli politici, dei servizi di base, in particolare l’assistenza sanitaria e medica, e li sottopone a tortura. L’acqua nella prigione centrale di Karaj è stata pesantemente contaminata per tre mesi, provocando la diffusione di malattie infettive della pelle e gastrointestinali. I prigionieri sono privati delle strutture mediche e farmaceutiche essenziali. 500 prigionieri nei reparti 6 e 7 soffrono di malattie della pelle che si sono trasformate in ferite infette. La clinica del carcere non fornisce alcun farmaco ai prigionieri e non è loro consentito portare con sé i medicinali procurati dalle loro famiglie. 300 prigionieri nel reparto 7 soffrono di malattie gastrointestinali e due prigionieri hanno perso la vita a causa di malattie infettive.

La Resistenza iraniana invita ancora una volta le Nazioni Unite, le organizzazioni competenti, l’Unione Europea e gli stati membri ad agire immediatamente per salvare la vita di migliaia di detenuti, soprattutto prigionieri politici, e richiede una missione internazionale di accertamento dei fatti che visiti le carceri iraniane. I massimi dirigenti di questo regime, in particolare Ali Khamenei, Ebrahim Raisi e Gholamhossein Eje’i, devono affrontare la giustizia per quattro decenni di crimini contro l’umanità e genocidio.

Segretariato del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran (CNRI)

22 gennaio 2024

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