Intervista Rajavi
La donna ( corriere della sera 17 giugno )- Maryam Rajavi è una donna gentile e raffinata. Dai suoi grandi occhi blu, traspare la forza tranquilla della speranza, un sogno di libertà e democrazia che consola il dolore e i lutti che ha patito per tutta la sua vita, All’università di Teheran, facoltà d’ingegneria, partecipò alle proteste contro lo scià. Ma la fine di quel regime segnò l’inizio della rivoluzione dei mullah, il paese aggredito dall’Iraq di Saddam Hussein, allora sostenuto dall’Occidente, precipitò nell’isolamento e nel fondamentalismo religioso. E Maryam continuò a battersi, a partecipare alle marce di protesta, fino a quando non fu costretta a lasciare il paese, negli anni Ottanta, per rifugiarsi a Parigi.
Tutti e due i regimi hanno inferto ferite profonde alla sua famiglia. Una sorella, Narges, uccisa dalla polizia dello scià, un’altra, Massoumeh, dai guardiani della rivoluzione di Khomeini, mentre era incinta di otto mesi.
Il regime uccide anche suo cognato. Se un giorno, lIran si aprirà alla democrazia, Maryam Rajavi, 54 anni, è candidata a guidare il periodo di transizione. Partiti e movimenti dellopposizione in esilio, lhanno eletta 14 anni fa presidente dell’ CNRI, il consiglio nazionale della Resistenza.
. –Chi è davvero Amahdinejad? Un fanatico fondamentalista, o un politico con una strategia?
Amahdinejad è il primo esponente del regime iraniano e ne rappresenta la continuità strategica. E anche un terrorista, coinvolto nellesecuzione di almeno un migliaio di oppositori, è uno dei comandanti delle guardiani della
rivoluzione ed è uno degli ispiratori della politica nucleare.
– Fino a che punto si spingerà il regime?
La strategia del regime consiste nellesportazione del fondamentalismo islamico e del terrorismo, nella presunzione di essere riferimento di 1,5 miliardi di musulmani nel mondo, anche se non sa rispondere ai bisogni degli iraniani. E una strategia di sopravvivenza, perché non resisterebbe alla minima apertura. Favorendo lelezione di Amahdinejad alla presidenza, la guida suprema religiosa Khamenei ha dichiarato guerra alla comunità internazionale. E una strategia di corto respiro, direi suicida.
– Perché?
La sola alternativa sarebbe mettere fine alla repressione degli iraniani, farla finita con le interferenze in altri Paesi e condividere le regole internazionali, ma in questo modo il regime crollerebbe.
-E però innegabile un certo sostegno popolare ad Amahrinejad. In fondo, ha sconfitto il candidato degli imam, Rafsanjavi.
Le elezioni non sono state libere e democratiche. La selezione è stata imposta da Khamenei, per controllare le differenti fazioni allinterno stesso del potere. E Amahdinejad è esecutore leale del potere di Khamenei. Come in passato, il regime cerca di far vedere un supporto popolare, ma è una messinscena.
– In questi giorni, Rafsanjavi ha criticato la politica estera del governo.
Si tratta di contestazioni di facciata. Il regime è compatto sul programma di
nucleare e sulla strategia d infiltrazione in Irak. Il regime cerca di prendere tempo, prova ad ammorbidire loccidente, ma gli obbiettivi sono sempre gli stessi.
– Vi aspettate una posizione netta e ultimativa del Consiglio di Sicurezza?
Speriamo che il mondo abbia fatto tesoro dellesperienza. Più si perde tempo in tentativi di conciliazione e più lIran si avvicina alla bomba nucleare. Speriamo che Russia e Cina non commettano lerrore fatto in questi tre anni dagli europei. Speriamo in una linea di fermezza, prima che si arrivi alla catastrofe.
-Per fermezza intende sanzioni, embargo o opzione militare?
Vorrei che si rinunciasse alla politica di conciliazione. Si devono imporre sanzioni progressive : politiche, diplomatiche, e commerciali, sospendendo vendita di armi e tecnologie. Vorremmo il sostegno internazionale ad un popolo che vuole vivere in democrazia. Vorremmo il riconoscimento della resistenza iraniana. Vorremmo che i muhajiddin del popolo siano cancellati dalla lista nera delle organizzazioni terroristiche in cui sono stati inseriti per compiacere il regime. Vorremmo che i Paesi occidentali la smettessero di pensare a breve termine, secondo i propri interessi. Siamo invece contrari assolutamente ad un intervento di tipo militare.
-Non crede che la guerra in Irak abbiamo accelerato i progetti nucleari di difesa?
Il regime sviluppa la politica nucleare non da tre, ma da venti
anni. Il regime vuole tenere sotto ricatto la comunità internazionale, per sviluppare la propria politica. Unarma nucleare nelle mani di un regime fanatico e fondamentalista è molto pericolosa, anche perché questo regime controlla un paese con enormi risorse economiche.
-Non sempre i movimenti di resistenza in esilio hanno dato prova di credibilità. Pensiamo allesperienza irakena.
Quelli che pretendevano di rappresentare lIrak erano individui singoli, sostenuti da vari servizi segreti. Noi siamo una resistenza organizzata dentro e fuori lIran. Per me parlano le sofferenze patite dalla mia famiglia. Ogni membro della resistenza rappresenta i sacrifici della lotta al regime, con decine di miglia di amici o familiari uccisi o torturati.
– Le misure di embargo in passato hanno rafforzato i regimi che le hanno subite.
La situazione iraniana è diversa per il carattere popolare e vasto della resistenza. LIran è un Paese ricco, ma l80% della popolazione vive in povertà. Gli iraniani non beneficiano delle risorse del Paese. La maggioranza degli iraniani è contro una politica nucleare insensata e ingiustificata.
Come sono state possibile grandi manifestazioni di protesta, ad esempio degli studenti?
Esistono una vera resistenza e una vera opposizione che il regime non riesce a cancellare. Ci sono migliaia di manifestazioni, ma vengono soppresse con arresti di massa, come è accaduto qualche settimana fa con gli autisti di autobus. Nel primo giorno di sciopero, 2000 autisti sono state arrestati, anche i loro figli e le mogli. Le donne sono le prime vittime del regime misogino.
– In occidente abbiamo visto segnali di apertura, proprio nei confronti delle donne.
Si tratta sempre di immagini ad uso esterno. La realtà è diversa: povertà, corruzione, repressione e restrizione della libertà delle donne. Le donne sono controllate persino a casa loro.
-Qual è il vostro progetto per lIran democratico?
Siamo per la libertà religiosa e per la separazione della religione dallo Stato. Siamo per luguaglianza tra uomini e donne. Vogliamo che le donne abbiano un ruolo attivo nella democrazia, nelleconomia e nella politica del paese. Quello che noi proponiamo è lantitesi del regime dei mollah : libertà di espressione, di religione, di pensiero. Il popolo iraniano ha sempre combattuto contro tutte le dittature. Loccidente e gli americani si sono sempre resi conto in ritardo dei loro errori strategici, ma li hanno sempre ripetuti. Oggi il regime è vicino alla bomba atomica e lancia campagne di reclutamento di kamikaze, per esportare il terrorismo. Vi hanno aderito almeno 40 mila persone. I primi vengono utilizzati in Irak contro le truppe americane e per fomentare la guerra civile. Il momento di fermare tutto questo è arrivato.
Massimo Nava
