
Un crescente scandalo di spionaggio in Svezia ha portato alla luce un’altra presunta violazione della sicurezza che coinvolge individui legati all’intelligence iraniana, intensificando i dubbi sul fatto che i governi occidentali siano stati pericolosamente indulgenti nei confronti delle operazioni di Teheran sul suolo europeo.
Il 1° novembre, l’emittente svedese TV4 News ha riferito che un alto dirigente dell’Agenzia svedese per le migrazioni era stato sospeso, privato dell’autorizzazione di sicurezza e denunciato alla polizia in seguito al ritrovamento di numerose ricerche non autorizzate in database governativi riservati.
Il manager era collegato a un ex dipendente dell’agenzia, licenziato nel febbraio 2025, dopo che i servizi segreti svedesi, il Säpo, avevano scoperto ampi contatti tra lui e agenti dei servizi segreti iraniani.
#Iran News: Swedish News Outlet Exposes Rouzbeh Parsi’s Ties to Regime’s #Influence Networkhttps://t.co/9xkCG1TKZ9
— NCRI-FAC (@iran_policy) January 29, 2025
Secondo l’inchiesta di TV4, l’ex dipendente avrebbe fornito informazioni sensibili riguardanti esuli iraniani e personale governativo a individui legati ai servizi segreti di Teheran. I registri di sorveglianza hanno documentato incontri con un ufficiale dei servizi segreti iraniani che operava sotto copertura diplomatica presso l’ambasciata iraniana a Stoccolma. Sia quell’ufficiale che un successivo contatto dei servizi segreti sono stati infine espulsi dalla Svezia.
Gli investigatori svedesi hanno inoltre scoperto le comunicazioni del dipendente con membri dei Bandidos, una banda criminale di motociclisti, tra cui la trasmissione di fotografie provenienti da passaporti iraniani.
L’ex dipendente ha negato ogni addebito. Un tribunale svedese ha confermato il suo licenziamento nel giugno 2026.
Il nuovo dirigente è oggetto di un’indagine preliminare per sospetto accesso non autorizzato al database. Il quotidiano svedese Riks aveva precedentemente riportato che la figlia del dipendente licenziato ricopriva una posizione dirigenziale presso l’agenzia, sebbene l’identità del dirigente appena sospeso rimanga non confermata.
Queste rivelazioni, tuttavia, si aggiungono a un preoccupante quadro di attività di intelligence iraniana in Scandinavia e ripropongono una questione politica che i leader europei hanno ripetutamente preferito evitare: il dialogo diplomatico con Teheran è diventato un pretesto per tollerarne la condotta?
Another report on #Iran's "experts"&"researchers" acting as spies or advancing Iran's disinformation.
Researcher accuses PET of appointing Iranians as spies of the clerical regime:"You only do this kind of thing with non-Western countries"https://t.co/YxwopD7A58 #DisinfoIs4Terror— Kaveh Novin (@KavehNovin) February 21, 2024
In Norvegia, i pericoli derivanti dal sottovalutare i rischi legati al controspionaggio iraniano sono diventati oggetto di controversia nazionale nel 2018, quando il Ministro della Pesca Per Sandberg si è recato in Iran con la sua fidanzata di origine iraniana, Bahareh Letnes, senza seguire le procedure di sicurezza governative. Sandberg si è dimesso tra le speculazioni di essere caduto vittima di una trappola amorosa dei servizi segreti iraniani. L’episodio ha messo in luce la vulnerabilità degli alti funzionari a relazioni potenzialmente compromettenti.
Prove più concrete sono emerse in Danimarca, dove un cittadino norvegese di origine iraniana è stato condannato per aver partecipato a un’operazione di intelligence iraniana contro una figura dell’opposizione in esilio. Nel 2020, Mohammad Davoudzadeh Loloei ha ricevuto una condanna a sette anni di carcere per attività di intelligence illegali e complicità in un tentato omicidio.
La Svezia ha assistito a casi simili. Nel 2019, un tribunale di Stoccolma ha condannato un uomo svedese-iracheno per avere raccolto informazioni su attivisti dell’opposizione iraniana per conto di Teheran. Nel 2024, Sveriges Radio ha rivelato che una coppia entrata in Svezia con false identità afghane era sospettata di preparare attacchi contro obiettivi ebraici per conto dell’Iran. Sono stati espulsi senza essere processati per il presunto complotto.
I pericoli non si limitano alle istituzioni per l’immigrazione. Nel 2023, l’ex funzionario della sicurezza svedese Peyman Kia è stato condannato all’ergastolo per spionaggio.
The Iranian regime’s embassies are NOT #diplomatic missions — they are global headquarters for sanctions evasion, espionage & terror.
Diplomatic pouches smuggle drone parts, cash & explosives. #IRGC & MOIS “diplomats” run the networks.
Enough.
Cose every Iranian regime embassy…— NCRI-FAC (@iran_policy) June 5, 2026
Nel maggio del 2024, Säpo aveva accusato pubblicamente il regime iraniano di impiegare reti criminali svedesi per condurre operazioni violente contro i suoi presunti nemici, tra cui interessi israeliani ed ebraici.
Eppure i governi europei hanno continuato a perseguire una soluzione diplomatica con la dittatura clericale, trattando spesso gli scandali dei servizi segreti come incidenti di sicurezza isolati piuttosto che come prova di una campagna prolungata di repressione transnazionale.
L’ultimo scandalo conferisce nuova urgenza alle rivendicazioni di lunga data della Resistenza iraniana, che ha sempre respinto le politiche occidentali di appeasement ovvero condiscendenza nei confronti di Teheran. Per decenni, il CNRI ha chiesto la rottura delle relazioni diplomatiche con il regime clericale, la chiusura delle sue ambasciate – che fungono solo da centri di spionaggio e terrorismo – e l’espulsione dei suoi agenti dei servizi segreti che si spacciano per diplomatici.
