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Campagna globale di una settimana dei sostenitori della Resistenza iraniana culmina con il raduno vietato di Parigi

NCRI supporters during the banned June 20 rally in Paris— June 20, 2026 | Photo via @MiddleEast_24

In una settimana di mobilitazione coordinata e di sfida, dal 14 al 21 giugno 2026, i sostenitori del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (NCRI) e dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran (PMOI/MEK) hanno lanciato una vasta campagna globale, organizzando manifestazioni e banchetti informativi, inviando carovane di autobus da città di tutta Europa e oltre, e promuovendo iniziative pubbliche per condannare l’escalation delle esecuzioni da parte del regime iraniano e chiedere una repubblica democratica. La campagna ha raggiunto il suo culmine il 20 giugno a Parigi, dove decine di migliaia di esuli iraniani e sostenitori internazionali si sono riuniti a Place Vauban, trasformando una manifestazione vietata in una potente dimostrazione di resistenza che ha evidenziato il crescente isolamento internazionale del regime e l’espansione del sostegno all’alternativa democratica proposta dal NCRI.

20 giugno 2026

Quasi 100.000 esuli iraniani e sostenitori della libertà erano attesi alla manifestazione del 20 giugno a Parigi, intitolata “Iran: No alle esecuzioni, sì alla pace e alla libertà”. Molti erano già arrivati nella capitale francese dopo giorni di viaggio in autobus organizzati e convogli provenienti da tutta Europa, mentre altri erano giunti dagli Stati Uniti, dal Canada e dall’Australia. Per molti dei partecipanti già presenti a Parigi, il divieto imposto all’ultimo momento dalla polizia sulla manifestazione prevista nei pressi di Place Vauban, nel VII arrondissement, è stato uno shock profondo, poiché non erano stati informati della decisione prima del loro arrivo.

Nelle ore successive, numerosi iraniani e sostenitori della libertà già presenti a Parigi hanno espresso la loro delusione e preoccupazione in varie zone della città. Attraverso slogan, cartelli e dialoghi con passanti e media, hanno trasmesso il messaggio che li aveva portati in Francia: no alle esecuzioni, no alla repressione e sì alla pace, alla libertà e al cambiamento democratico in Iran.

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I partecipanti hanno condannato la repressione interna del regime iraniano e le esecuzioni politiche, esprimendo al contempo sostegno a una repubblica democratica che respinga sia il dominio monarchico sia quello teocratico. Le immagini diffuse da Reuters hanno mostrato una donna con una bandiera riportante lo slogan “Né Shah né mullah”, la presenza visibile delle forze di polizia e manifestanti radunati nell’area. La mobilitazione ha inoltre segnato il 45º anniversario delle storiche manifestazioni del 20 giugno 1981, fungendo sia da tributo ai prigionieri politici e ai martiri sia da rinnovato appello alla responsabilità e alla giustizia.

19 giugno 2026

Nei giorni immediatamente precedenti al raduno di Parigi, i sostenitori hanno organizzato la partenza di autobus e carovane da numerose città europee dirette verso la capitale francese. Convogli sono partiti da Malmö, in Svezia, e Aarhus, in Danimarca, mentre altri autobus sono partiti da Berlino, Amburgo, Heidelberg e Monaco di Baviera, in Germania, oltre che dai Paesi Bassi e da Copenaghen.

A Parigi, gli attivisti hanno allestito tavoli informativi e lanciato appelli diretti per incoraggiare una più ampia partecipazione alla manifestazione. Oltre 260 gruppi parlamentari, organizzazioni per i diritti umani, sindacati e associazioni della società civile provenienti da tutta Europa e da altri Paesi hanno diffuso una dichiarazione congiunta di solidarietà.

I firmatari, rappresentanti di un ampio spettro di organizzazioni tra cui il Comitato Interparlamentare Italiano per un Iran Libero, il Comitato Parlamentare Rumeno a Sostegno di un Iran Libero, i Friends of Free Iran Against Fundamentalism della Norvegia, il Gruppo Olandese degli Amici di un Iran Libero, il British Committee for Freedom in Iran e organismi analoghi di Svizzera, Polonia, Germania e Australia, hanno sostenuto esplicitamente il raduno come gesto di solidarietà verso il popolo iraniano.

Essi hanno reso omaggio alle decine di migliaia di iraniani che hanno perso la vita nella lotta per la libertà e la democrazia, respinto qualsiasi ritorno alla dittatura, sia sotto lo Shah sia sotto l’attuale regime clericale, ed espresso sostegno all’iniziativa del NCRI di formare un governo provvisorio basato sul suo Piano in Dieci Punti.

Secondo la dichiarazione, tale piano comprende:

* tutela dei diritti umani;
* libertà fondamentali;
* una repubblica democratica con separazione tra religione e Stato;
* pluralismo politico;
* uguaglianza di genere;
* abolizione della pena di morte;
* rifiuto di ogni discriminazione;
* un Iran non nucleare;
* una magistratura indipendente;
* coesistenza pacifica.

Sindacati di Trondheim e di altre località in Norvegia e Danimarca, insieme a confederazioni sindacali di Spagna, Romania e Italia, hanno aderito alla dichiarazione, così come numerose ONG provenienti da Italia, Germania, Stati Uniti, Australia e Georgia.

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16 giugno 2026

A Göteborg, in Svezia, i sostenitori dell’Organizzazione dei Mojahedin del Popolo dell’Iran hanno organizzato una manifestazione in occasione della 125ª settimana consecutiva della campagna “Martedì No alle Esecuzioni”.

I partecipanti hanno condannato l’accelerazione delle esecuzioni di prigionieri politici e manifestanti arrestati durante la rivolta del gennaio 2026, denunciando anche l’intensificazione della repressione, i blackout di Internet a livello nazionale e altre misure repressive adottate dal regime.

I manifestanti hanno scandito slogan contro quello che hanno definito il “regime degli esecutori” ed espresso un sostegno esplicito a Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana, invitando all’espansione globale della campagna contro le esecuzioni.

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