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La signora Rajavi al comizio di Berlino: “Gli iraniani hanno rovesciato lo scià e rovesceranno i mullah”

Una grande manifestazione a Berlino ha riunito le comunità iraniane e i sostenitori del cambiamento democratico per esprimere solidarietà alla rivolta nazionale in Iran e per sollecitare un’azione internazionale più decisa contro il regime clericale. La manifestazione tenutasi nella capitale tedesca ha coinciso con l’anniversario della rivoluzione antimonarchica contro la dittatura dello scià ed è stata presentata come rifiuto della dittatura in ogni sua forma e richiesta di un futuro democratico determinato dal popolo iraniano.
I manifestanti portavano striscioni che chiedevano libertà, giustizia per le vittime della repressione e condanna dei responsabili delle violazioni dei diritti umani. Gli organizzatori hanno descritto la manifestazione come parte di una più ampia ondata di mobilitazione della diaspora volta ad amplificare le richieste che si sentivano nelle strade dell’Iran, che si sono evolute da semplici proteste a una spinta esplicita per il cambiamento politico.

Un punto centrale del raduno di Berlino è stato il messaggio pronunciato dalla signora Maryam Rajavi, presidente-eletta del Consiglio Nazionale della Resistenza dell’Iran – CNRI. La signora Rajavi ha descritto la rivolta come un evento che “ha scosso l’Iran e il mondo”, evidenziando la portata del sacrificio e la determinazione di coloro che si sono ribellati. Nelle sue parole, la rivolta “si è tinta di rosso”, ma lo ha fatto “con il sangue di una galassia di martiri e migliaia di anime devote e con la furia di una nazione eroica”, e il raduno di Berlino ha reso omaggio ai “coraggiosi martiri della rivolta”.

La signora Rajavi ha sostenuto che la direzione politica è ormai inequivocabile. Ha affermato: “Oggi, nessuno al mondo dubita della certezza del rovesciamento del regime clericale”, ricordando anni di insistenza sull’inevitabilità del cambiamento: “Per anni e anni abbiamo detto e ripetuto che il regime doveva essere rovesciato. E ora tutti vedono con i propri occhi che questo obiettivo si avvicina e ne sentono i passi”. Ha anche indicato quello che ha descritto come un cambiamento nella posizione dell’Europa, affermando che “il coraggio dei ribelli iraniani è brillato ed è diventato globale”, e che “l’incantesimo della condiscendenza nei confronti dell’IRGC in Europa è stato infranto”.


Nel suo discorso, la signora Rajavi ha chiesto il riconoscimento di decenni di resistenza organizzata, affermando che è tempo di riconoscere “i 44 anni di resistenza del popolo iraniano per rovesciare il regime” e la lotta delle Unità di Resistenza e dell’Esercito di Liberazione Nazionale dell’Iran. Ha reso omaggio alle famiglie delle vittime, in particolare ai genitori in lutto che, ha detto, trasformano il dolore in determinazione. Riferendosi a una madre che ha avuto figli giustiziati sia sotto lo scià che sotto Khomeini, ha ricordato il motto ricorrente: “La lotta continua”. La signora Rajavi lo ha ribadito con enfasi: “Sì, sì, la lotta continua”, e ha insistito sul fatto che la nazione, con “i suoi ribelli pionieri”, tornerà “più numerosa e più organizzata”.

La signora Rajavi ha anche evocato l’eredità di figure e martiri della resistenza, tra cui Ashraf Rajavi e Moussa Khiabani, usando le loro parole per ribadire che una fase decisiva è iniziata. Ha citato l’appello di Khiabani alla speranza e alla determinazione: “Abbiamo il diritto di essere fiduciosi e non avremo paura dei pericoli e delle difficoltà. Quindi siate certi: il futuro vi appartiene. Le forze in decadenza saranno spazzate via dalla scena della storia”. Su questo tema, ha dichiarato che “dopo la rivolta di gennaio, il conto alla rovescia per la caduta è iniziato”, aggiungendo: “Sì! Sì, questo è il conto alla rovescia per il rovesciamento del regime clericale”.

La signora Rajavi ha affermato che la rivolta di gennaio aveva “tre lati”: da un lato c’erano i manifestanti e i “ribelli” che “hanno sacrificato la loro vita per la libertà”, dall’altro lato c’erano i religiosi al potere che “hanno versato sangue senza ritegno” e dal terzo lato c’erano i residui dello scià e di suo figlio, che hanno cercato di “dirottare i frutti di questo sacrificio” con lo slogan ultra-reazionario “Lunga vita allo scià”, che “ha solo dato al regime clericale più libertà di massacrare i manifestanti”. Ha affermato che lo slogan è diventato “un simbolo di divisione”, al servizio di Khamenei, rafforzando le milizie repressive e ostacolando il percorso della rivolta.

La signora Rajavi ha ampliato il concetto citando l’avvertimento di Massoud Rajavi secondo cui “chiunque creda di poter dirottare la nuova rivoluzione democratica dell’Iran… si sbaglia di grosso”, inquadrando la rivolta come parte di una lunga lotta contro “due dittature, lo scià e i mullah”.
Guardando oltre lo scontro immediato, la signora Rajavi ha delineato una visione per l’Iran dopo la caduta del regime, sostenendo che la rivolta di gennaio ha risposto alla domanda se il rovesciamento sia possibile: “Sì”, ha detto, descrivendo l'”assalto lampo” della rivolta come un’indicazione della via da seguire. Ha anche affrontato i timori di instabilità, insistendo sul fatto che l’attuale regime è “fonte di insicurezza e caos” e sostenendo che un popolo che lo rovesci – contando su un’alternativa democratica e sull’unità tra le forze del “fronte popolare” – può prevenire il disordine. Ha descritto il futuro Iran come “una repubblica democratica”, allineata al percorso di Mohammad Mossadegh, con “la separazione tra religione e Stato”, “l’autonomia delle nazionalità” e “un Iran non nucleare in pace con il mondo intero”.
La signora Rajavi ha inoltre insistito sull’esistenza di un’alternativa, descrivendola come guidata dal principio “No allo scià, no ai mullah”, che ha definito come il rifiuto della dittatura e della dipendenza, affermando libertà e indipendenza. Ha fatto riferimento a un quadro di transizione in cui una futura Costituzione sarebbe stata redatta da un’Assemblea Costituente eletta entro sei mesi dal rovesciamento del regime. Ha ribadito che la richiesta ripetuta dal popolo è “libertà, libertà e libertà”, e ha posto l’accento sulla pari partecipazione, in particolare sulla leadership femminile e sulla parità di diritti delle diverse nazionalità etniche dell’Iran, tra cui curdi, baluci, turkmeni e arabi.

Infine, la signora Rajavi ha rivolto un appello diretto ai leader mondiali affinché adottino misure concrete in linea con le richieste sollevate dai manifestanti e dai loro sostenitori. Tra le priorità dichiarate figurano il riconoscimento della lotta del popolo iraniano per rovesciare il regime, misure immediate per fermare le esecuzioni di detenuti in rivolta e di prigionieri politici, il sostegno all’accesso a una rete internet libera e aperta, la responsabilità legale dei leader del regime per crimini contro l’umanità, la chiusura delle ambasciate del regime e l’espulsione degli agenti legati al Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (IRGC) e ai servizi segreti, nonché l’interruzione delle risorse finanziarie vitali del sistema al potere.